La verità è componibile nel Rapporto “dottrinale” del Sinodo
Ascolta la versione audio dell'articolo
L'insegnamento della Chiesa messo a tacere per dar voce alle istanze dei militanti omosessualisti. E niente giudizi definitivi, raccomanda il gruppo di studio 9. È il metodo della nuova sinodalità, che innesca processi orientandoli verso le conclusioni dettate dall'agenda.
- Un vescovo "ordina" con gli anglicani: rito nullo, scandalo vero, di Luisella Scrosati
Il 5 maggio scorso il segretario generale del Sinodo, cardinale Mario Grech, ha reso noti i Rapporti finali dei gruppi di studio 7, sulla selezione dei vescovi, e 9, sui Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso delle questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti. Dai lavori di quest’ultimo gruppo (tralasciamo qui il gruppo 7 perché la sua Relazione non è stata resa nota per intero) ove sono state anche ascoltate alcune esperienze di persone omosessuali credenti, sono emerse posizioni nuove – un “nuovo paradigma” – rispetto al giudizio da dare alla relazione omosessuale: una revisione del suo essere un “peccato”, la condanna delle “terapie riparative” tese a recuperare l’eterosessualità attraverso la castità, la possibilità di aprire il matrimonio alle coppie omosex.
Il criterio principale che ha guidato i lavori del gruppo è che la verità dell’essere umano non è determinabile una volta per tutte, perché quando ci si rapporta con una persona occorre sempre tenere in conto anche di quanto lo Spirito sta già operando in essa. Da qui la necessità di non dare indicazioni dottrinali né mai giudizi definitivi, ma di intraprendere un percorso di discernimento della complessità. Ciò dovrebbero fare, secondo questo Rapporto, le Chiese locali.
Quanto emerge dal Rapporto del gruppo 9 conferma le previsioni della Bussola a proposito della legittimazione progressiva dell’omosessualità (si può vedere QUI, QUI, QUI e QUI) in stretto collegamento con il nuovo criterio cosiddetto pastorale del Sinodo fatto apposta per ottenere quei risultati.
È bene ricordare che la nuova sinodalità è intesa come un modo di fare, un metodo per camminare insieme, da cui dovrebbe emergere un modo di essere, piuttosto che il contrario. Il suo metodo consiste in un ritrovarsi assembleare, un discutere divisi in gruppi e poi tutti insieme, uno scambiarsi le proprie opinioni personali o di gruppo, un ascoltare esperienze, un portare istanze e proposte, un interpretare da più punti di vista le novità che la storia propone e poi votare un qualche rapporto finale. Tutto questo da parte di un gruppo di persone non gerarchizzate, poste sullo stesso piano come accade appunto in una assemblea sociologica, sommate insieme ed aventi tutte la stessa autorità per essere ascoltate, siano esse dei vescovi, dei religiosi consacrati o dei fedeli laici, tutti caratteri questi ultimi che in questo caso vengono come annullati.
L’intero processo assembleare è governato da una Segreteria scelta appositamente come funzionale al metodo e desiderosa che il processo conduca ad alcune conclusioni già previste. A questo scopo viene predisposta un’agenda volutamente orientata, si inseriscono tra i partecipanti persone e gruppi adatti a far emergere alcune prese di posizione nuove che poi verranno chiamate “svolte storiche”. In questo modo il metodo induce a cambiamenti significativi di dottrina, sia in campo ecclesiale che morale, che sono posti tramite l’autorità del metodo stesso, ossia dall’averli posti camminando insieme. Le conclusioni inserite dall’assemblea nella relazione finale sono verità vissute dall’assemblea stessa.
Le due filosofie che guidano dal di dentro il processo della nuova sinodalità sono l’esistenzialismo e lo storicismo. La prospettiva assume l’esistenza (l’esserci) e la storia (il tempo) come luoghi in cui si sperimenta l’azione dello Spirito tramite le “questioni emergenti”, anche nel contrasto dialettico tra le posizioni. Il percorso è inteso come esperienza, nel senso di una comunità che è dentro i processi che sta esaminando e che da essi è investita nel momento stesso in cui se li pone. Le questioni che l’assemblea sinodale deve esaminare non sono davanti ad essa e non vanno inquadrate con la luce precedente della tradizione e della dottrina, ma sono dentro di essa ed essa è dentro di esse. L’assemblea è immanente alla storia di cui si sta interrogando, non la guarda da davanti o dal di sopra come se avesse una sapienza da adoperare.
Se esaminiamo le conclusioni del Sinodo a proposito dell’omosessualità che abbiamo sinteticamente esposto all’inizio, troviamo ampia conferma di queste caratteristiche di un metodo che diventa sostanza, escludendo altra sostanza oltre se stesso. Il Sinodo, anziché parlare dell’omosessualità alla luce della dottrina della Chiesa, ha fatto parlare l’omosessualità tramite singoli e gruppi di cristiani militanti su questo fronte. L’omosessualità è stata così accreditata come un’esigenza della storia e una esperienza non estranea alla Chiesa. Questo era fin dall’inizio l’obiettivo dell’apparato che ha organizzato il Sinodo, ma doveva essere raggiunto tramite il metodo della nuova sinodalità, ossia dall’interno della prassi esistenziale dell’assemblea sinodale e lungo il tempo storico degli eventi sinodali. I “documenti” oggi si scrivono così, non come inizio di un percorso che si vuole indirizzare, ma come suo esito finale.
Durante l’attività dei sinodali, dall’esterno si sono verificati molti altri avvenimenti che avevano a che fare con questo argomento dell’omosessualità. Basti ricordare le varie iniziative di padre Martin a questo proposito o la partecipazione al giubileo di gruppi LGBT organizzati. Esistenziale e storico il Sinodo lo è anche per questo motivo: le sue discussioni entrano dentro una prassi più ampia che le condiziona secondo un progetto. La relazione finale del lavoro di gruppo, come quella comunicata dal segretario Grech, poteva anche non esprimere una maggioranza a favore delle novità rivoluzionarie. Bastava solo che comunque quelle istanze fossero entrate nella prassi ecclesiale, nel suo modo di fare, che a questo punto avrebbe coinciso con il suo modo di essere. La prospettiva, come torniamo a dire, è esistenziale, vitalistica e storica: il processo è già l’esito.
Una volta comunicato l’esito del voto, ecco il silenzio dei molti e la grancassa dei pochi. Ma i contrari sono veramente molti? E i pochi sono veramente pochi? Nella prospettiva del camminare insieme, i processi avviati non cessano uscendo dalle aule assembleari, ma continuano e vanno anche oltre qualche documento ufficiale del Magistero che volesse ad un certo punto cercare di chiarire le cose.
Non basta uno scontro a fermare il Sinodo imposto dall'alto
La ribellione ai vescovi dell'élite laicale italiana segna un flop e manifesta le contraddizioni del "nuovo ordine sinodale", ma non basterà a fermarlo. Anche chi finora non ne ha mai sentito parlare, finirà per subirlo.
Sinodo avvelenato, scelta di campo Cei: appoggiare i gay pride
La CEI pubblica il documento di sintesi del cammino sinodale e prosegue nel suo intento di tentare di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica.
Sinodo, la Cei cambia volto pure allo Spirito Santo
Alla base del Documento finale Cei del Sinodo c’è una singolare visione dello Spirito Santo: si esprimerebbe nelle sfide che le novità lanciano alla Chiesa, sempre in ritardo rispetto a quanto lo Spirito ci suggerisce nella storia.
Dal Sinodo pro gay solo carta, il popolo sceglie la tradizione
La simbolica coincidenza temporale del documento sinodale pro gay votato contemporaneamente al pellegrinaggio dei fedeli in Vetus ordo non svela due Chiese, ma semmai due frutti nella Chiesa da due alberi diversi.
- Posti esauriti per il ritorno del rito antico a San Pietro, di Nico Spuntoni
Un vescovo "ordina" con gli anglicani: rito nullo, scandalo vero
Communicatio in sacris e simulazione di sacramenti: le ha fatte entrambe mons. Joseph Brennan che ha steso le mani e pronunciato l'orazione all'ordinazione (invalida) di un reverendo anglicano. Inducendo sia i cattolici sia i non cattolici in un grave errore contro l'unità della Chiesa, a scapito della verità.
Cinque aspetti del Sinodo che dovrebbero preoccupare i fedeli
"Se tutti i problemi particolari non saranno risolti nel Sinodo, con che cosa finirà il Sinodo dal 2024? La Chiesa Sinodale! Una comunità democratica di battezzati che camminano insieme". Il cardinal Zen esprime la sua preoccupazione per il Sinodo.

