La riforma favorisce la Mafia? Macché: il pm è più indipendente
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Procure tutelate maggiormente da trasferimenti arbitrari, politica meno presente coi componenti "laici", indagini di Mafia per nulla disincentivate: le risposte alle più comuni obiezioni dei NO che creano allarmi ingiustificati. Ecco perché voto SÌ.
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Abbiamo visto il contenuto della riforma: la separazione delle carriere tra PM e giudici, il sorteggio per la nomina dei componenti dei Consigli Superiori della Magistratura, l’istituzione dell’Alta Corte per i procedimenti disciplinari dei magistrati; abbiamo compreso il motivo di certe scelte: la possibilità di realizzare quel giudice “terzo e imparziale” di cui già parla la Costituzione, la eliminazione di quel sistema delle correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati che gestiva con modalità “mafiose” (così il magistrato Di Matteo) o “paramafiose” (così il ministro Nordio) le carriere dei magistrati, le promozioni e le nomine dei dirigenti e, infine, la creazione di un giudice speciale, autorevole ed efficiente, per i procedimenti disciplinari.
I sostenitori del NO al referendum, tuttavia, lanciano allarmi sulle conseguenze della riforma: i mafiosi sarebbero contenti, perché le indagini di mafia non si potrebbero più fare; la politica – ovviamente: la politica “cattiva” – sarebbe favorevole alla riforma perché permetterà di influenzare il lavoro dei pubblici ministeri e dei giudici; la scelta del sorteggio viola il principio democratico e porterà al CSM componenti incapaci; l’Alta Corte disciplinare serve per intimidire i magistrati che si guarderanno bene dall’essere troppo “coraggiosi”.
Sono allarmi fondati? La mia risposta è negativa alla luce del testo delle norme approvate.
Quando emergono questi temi chi lancia gli allarmi sembra ignorare il contenuto della riforma, le norme costituzionali modificate, e sembra “parlare d’altro”: spesso fa riferimento alle intenzioni che l’odierna maggioranza (o parte di essa, oppure direttamente il ministro Nordio, oppure – dall’oltretomba – Gelli e Berlusconi) avrebbe per il futuro: parla, cioè, di leggi future che non sono state approvate e che nemmeno sono state presentate.
Certo, la riforma costituzionale richiede leggi di attuazione: ne parla espressamente l’art. 8 che stabilisce il termine di un anno; ma, ovviamente, queste leggi dovranno passare dal dibattito parlamentare e, soprattutto, saranno sottoposte al vaglio della Corte Costituzionale.
Per verificare la fondatezza di questi allarmi bisogne capire se le norme costituzionali approvate (nel caso di successo del SI') li consentono davvero. I governi e i ministri cambiano, la Costituzione è destinata a durare per molti decenni. Naturalmente, questo vale per chi che non si ferma alla frase: "Questo governo di fascisti, delinquenti, ladri, mafiosi, condannati ecc. ha sicuramente approvato una riforma pessima!". Ma non credo che i lettori della Bussola si prestino a questa argomentazione (che è diffusa, lo dimostrano i social).
Le indagini di mafia: perché non potrebbero più essere compiute? I pubblici ministeri, con la riforma, godono di autonomia e indipendenza identica se non maggiore di oggi. Il Consiglio Superiore della carriera requirente sarà composto per due terzi da magistrati (come oggi) e sarà presieduto dal Presidente della Repubblica (come oggi); soltanto quel Consiglio potrà decidere trasferimenti, promozioni, assegnazioni in base alla legge sull’ordinamento giudiziario. I pubblici ministeri godranno dell’inamovibilità (cioè, senza il loro consenso, non potranno essere trasferiti: serve ad impedire che un pubblico ministero venga trasferito se sta facendo un’indagine “scomoda”); rispetto ad ogni provvedimento avranno, come oggi, le garanzie di difesa.
Quindi, possiamo escludere che sia messa a rischio l’indipendenza e l’autonomia delle Procure della Repubblica ma anche dei singoli magistrati che ne fanno parte.
Si dice: però il governo potrà incidere sulle indagini. La risposta è: come? La riforma non prevede nessun rapporto tra le Procure e il Governo e nemmeno con il Ministro della Giustizia, che può solo promuovere l’azione disciplinare (come già avviene oggi). Si tratta di frase totalmente priva di aggancio reale!
La politica metterà i piedi nel piatto della magistratura? Questo allarme è davvero sorprendente! Oggi, i componente “laici” del Consiglio Superiore della Magistratura vengono direttamente nominati dal Parlamento e, quindi, entrano “in quota” a uno specifico partito; con la riforma il Parlamento in seduta comune redigerà soltanto un elenco di professori o avvocati (le stesse categorie di oggi), ovviamente in numero superiore ai componenti da eleggere, e su questo elenco sarà operato un sorteggio! Quindi, il legame tra il singolo componente “laico” e un partito verrà meno, né la maggioranza del Parlamento avrà la garanzia che i professionisti indicati verranno sorteggiati (la sorte potrebbe cadere su una maggioranza di componenti “amici” dei partiti di minoranza).
Ecco che, se vogliamo vedere il Consiglio Superiore come un luogo in cui c’è un “braccio di ferro” tra componente “togata” e componente “laica” – ma non credo sia così – la componente “laica”, che sarebbe il trait d’union con la politica, risulta indebolita!
Perché negare ai magistrati il diritto di eleggere i loro rappresentanti? Non è forse un pericolo per il principio democratico? Abbiamo spiegato che il sorteggio è stata una scelta sostanzialmente obbligata perché, nonostante le riforme sul sistema elettorale, le correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati riuscivano a gestire le decisioni sulle carriere dei magistrati in un modo illegittimo. Ma la risposta vera è che il Consiglio Superiore non è affatto un organo “rappresentativo”, ma un’istituzione che deve decidere questioni di carattere amministrativo: promozioni, trasferimenti, nomine di dirigenti, dispense dal servizio, pensionamenti ecc.
I suoi provvedimenti, non a caso, possono essere impugnati davanti al TAR, cioè davanti al giudice amministrativo che, spesso, li annulla. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la democrazia: il popolo elegge i propri rappresentanti in Parlamento perché approvino le leggi di carattere generale; il Consiglio Superiore deve prendere provvedimenti specifici, applicando rigorosamente le leggi e i regolamenti: niente di più.
Né si può sostenere che i magistrati sorteggiati siano “incapaci”: nel loro lavoro condannano e assolvono, fanno fallire le aziende, intervengono su famiglie e minori: non saranno in grado di scegliere il Procuratore della Repubblica sulla base delle regole scritte nelle leggi e nei regolamenti?
Magistrati intimiditi dall’Alta Corte disciplinare? A ben vedere, l’attenzione del costituente del 1948 verso il sistema disciplinare dei magistrati è evidente, perché lo menziona in due diversi articoli: e questo si comprende facilmente, perché il lavoro del magistrato è delicato e importante e incide pesantemente sulla vita delle persone, delle imprese e della società intera. Quindi la riforma non è affatto una novità: oggi i procedimenti disciplinari sono gestiti dalla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (i cui componenti togati, però, sono stati eletti anche da coloro che sono chiamati a giudicare). La creazione di questo nuovo giudice – assolutamente autonomo e indipendente, composto da giudici di altissimo livello – è una soluzione che fornisce garanzia sia della serietà dei procedimenti disciplinari che delle garanzie di difesa per il magistrato accusato di illeciti.
Manca poco più di un mese al referendum: quindi dobbiamo aspettarci altri “allarmi” … Il mio consiglio è di verificare se sono “agganciati” davvero alle norme approvate oppure lanciati per suscitare una reazione istintiva negli ascoltatori.
Credo che un’analisi serena e concreta della riforma convinca della sua bontà: potremo avere giudici più autorevoli, terzi e imparziali, le parti nel processo penale saranno in parità, senza nessun favoritismo indebito per il pubblico ministero (che, comunque, potrà liberamente fare le sue indagini, anche quelle più complesse); la magistratura non andrà sotto il tallone della politica (sì, hanno evocato anche Mussolini …), resterà autonoma e indipendente, ma sarà “purificata” da quella gestione illegittima del Consiglio Superiore della Magistratura.
Da parte mia, un convinto SI'.
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