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Ora di dottrina / 195 – La trascrizione

La radice di Iesse – Il testo del video

La profezia di Isaia 11 («Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse...») e quella di Michea 5 («E tu, Betlemme di Efrata...») sono state interpretate da sempre in senso messianico. Profezie che non ci parlano solo del Messia, ma anche di sua Madre, a conferma dell’unico decreto di predestinazione di Gesù e Maria.

Catechismo 01_02_2026

Continuiamo con le nostre catechesi sulle profezie dirette che riguardano Maria Santissima. È importante ogni volta reinquadrare il percorso che stiamo facendo: non è solo un’indagine per vedere che cosa troviamo nella Scrittura su Maria Santissima, ma lo scopo nostro è anche comprovare quella predestinazione comune di Gesù e Maria nell’«unico decreto» divino. Questa espressione che ritroviamo nella costituzione apostolica Ineffabilis Deus, con cui Pio IX ha proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione, è fondamentale per capire il ruolo della Madonna nella storia della salvezza. È fondamentale questo aspetto: non possiamo permetterci di pensare che questa idea della predestinazione sia un’idea teologica di qualcuno e basta; in realtà, noi andiamo a fondare sulle Scritture questo fatto. Noi stiamo andando a vedere che nelle Scritture è realmente così: dove compare il Redentore compare anche la Madre del Redentore. C’è questa co-presenza di Maria e Gesù, chiaramente non in ogni punto delle Scritture bensì in quelle profezie fondamentali che preannunciano il Messia e in quei testi del Nuovo Testamento che presentano Cristo nella sua predestinazione di Verbo incarnato redentore. Lì troviamo anche la Madre.

Questo è fondamentale per comprendere che la Madonna è sì dalla “parte nostra” quanto alla creaturalità: non è Dio, qui non ci piove; però è anche vero che nel disegno di Dio è stata predestinata dall’eternità insieme al Verbo. La sua unione con il Verbo incarnato è unica, singolare. E questa predestinazione comune con il Figlio di Dio – non perché facciano la stessa cosa o abbiano la stessa identità, ma perché appartengono a un’unica predestinazione e compiono un’unica missione – la pone al di sopra di tutte le altre creature, nell’ordine della grazia e della gloria. In Maria abbiamo delle grazie particolari precisamente per questa sua predestinazione singolare.

Oggi continuiamo il nostro percorso alla ricerca delle profezie che confermano questo dato e ne vediamo in particolare due. La prima è la grande profezia che ricorre nel tempo di Avvento: il germoglio che spunta dal tronco di Iesse (o Jesse). Siamo nel capitolo 11 del libro del profeta Isaia. Leggiamo rapidamente i primi versetti: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese». Ricordate poi la profezia della pace messianica, il lupo che dimora insieme all’agnello, la pantera con il capretto, la vacca e l’orsa che pascolano insieme, il bambino che mette la mano nel covo dei serpenti. Questo è il contesto in cui si cala questa profezia.

Anche il contesto storico è da richiamare. Nella puntata precedente abbiamo ricordato la questione della guerra che il re di Damasco e il re di Samaria avevano ordito contro Giuda, quindi il re Acaz, nonché il ruolo dell’Assiria. L’Assiria di fatto arriverà a devastare questi due regni, come punizione dall’Alto. L’Assiria si arroga il diritto di compiere questa strage, pensando che è la sua forza e la sua volontà a determinare la storia. E Dio fa comprendere che invece non è così, cioè anche l’Assiria, che pure è stata utilizzata da Dio come uno strumento nelle Sue mani per purificare, castigare – sempre dentro questa dimensione di purificazione, questo è il senso del castigare, verbo che viene da castus, cioè indica il rendere casto, il rendere nuovamente puro – non ha riconosciuto di essere un mero strumento, ma si è arrogata in qualche modo l’autorità di cui sopra. Dunque, Dio stesso mostrerà all’Assiria che non per la sua virtù, la sua volontà, i suoi desideri di conquista e di vendetta, ma per una concessione dall’Alto, una concessione divina, essa ha potuto fare quello che ha fatto. E quindi l’Assiria stessa sarà destinata a cadere, a crollare, a sperimentare la propria indegnità.

Ma il punto che a noi qui interessa è che sarà proprio il discendente della casa di Davide a emergere in questo contesto. Cioè, la storia, tutto quello che avviene nella storia è in funzione di questo discendente di Davide. Quello che gli uomini brigano, fanno, pensano, credendo di poter stravolgere i piani dell’Altissimo finisce in nulla perché la promessa di Dio rimane. E così come è rimasta nel corso della storia che ha preparato la venuta di Cristo, così rimarrà anche dopo. Questa promessa messianica, una volta che il Messia è venuto e si è rivelato in Gesù Cristo, diventa la promessa del suo Regno, della sua Chiesa, con quel «le porte degli inferi non prevarranno». Sono i due volti della stessa promessa.

Dunque, all’Assiria e allo stesso regno di Giuda viene nuovamente messa davanti la fedeltà di Dio. Nel testo ebraico si parla di un tronco reciso. Immaginate quando viene tagliato un olivo: è brutale come scena, ma poi dal tronco cominciano a spuntare dei nuovi germogli che poi diventeranno dei nuovi fusti e l’albero rinasce; è un modo drastico di potatura, quando non si può agire diversamente. In Isaia 11 troviamo dunque questo tronco reciso, a indicare anche il venir meno del regno di Giuda, ma non in modo assoluto: è un albero che il Signore dovrà tagliare alla sua radice, ma non per mettere fine alla discendenza davidica, bensì precisamente perché da questo tronco reciso possa nascere il germoglio atteso. Dunque, l’immagine del tronco reciso ci dà proprio l’idea che il Signore è dovuto intervenire in modo forte e deciso a causa dell’incredulità, dell’infedeltà, dell’immoralità del suo popolo, ma non ha ritirato la sua promessa.

Uno può chiedersi cosa c’entri questa profezia di Isaia 11 con le profezie mariane. Abbiamo un germoglio che spunta da un tronco, un virgulto che germoglia dalle radici. Ora, i Padri della Chiesa hanno visto in questa immagine, sulla base di una tradizione giudaica già presente, la profezia del Messia: il virgulto, il germoglio, come immagini del Messia, lo troviamo già nella tradizione giudaica. Questo testo aveva dunque già una valenza messianica, che si comprende meglio dal seguito che abbiamo letto, ossia da questa pienezza dello spirito di Dio che si posa su questo germoglio e da questa pace che è chiamata letteralmente “pace messianica”. È chiaro che qui non stiamo parlando di un altro personaggio: qualcuno ha detto che poteva essere Ezechia, che in realtà era già nato, o Zorobabele; sono applicazioni troppo ristrette rispetto alla descrizione che viene data in questo testo. Dunque non c’è dubbio che è un testo messianico.

Ma è un testo che non ci parla solo di Cristo, ma ci parla anche della Madonna. Nel commento di san Girolamo al libro del profeta Isaia, proprio al primo versetto del cap. 11, lui dice: «nos autem virgam de radice Jesse sanctam Mariam Virginem intelligamus noi comprendiamo in questa radice di Iesse la santa Vergine Maria». Noi troviamo qui un germoglio che cresce, che spunta da un tronco. Questa immagine è molto forte perché mostra la maternità verginale della Madonna. Se io parlo di un germoglio che spunta da un tronco, abbiamo “solo” due protagonisti: il tronco e il germoglio; il tronco è il terreno da cui il germoglio spunta. È un’immagine che ci permette di capire la nascita di Gesù dalla Madre Vergine, cioè un concepimento senza concorso d’uomo. Abbiamo una radice, abbiamo il suo virgulto: non abbiamo una terza figura che entra in questo quadro.

Il virgulto, il germoglio richiama anche il seme. Il germoglio è infatti il seme che si è appena aperto, da cui è appena uscita la sua vita. E qui richiama l’immagine del cap. 3 della Genesi, dove si parla della donna e del suo seme. Come là si parla della donna e del suo seme, qui si parla della radice e del suo germoglio. Sono due immagini, la prima più esplicita, la seconda più implicita ma non meno chiara, che ci presentano il Messia: è Lui il protagonista; ma questo Messia spunta dalla sua radice, spunta dal tronco di Iesse, come una nascita verginale, senza concorso d’uomo. Dunque in questa profezia noi abbiamo e la profezia del Messia e la profezia della Madre del Messia e quindi del suo concepimento e del suo parto verginale.

Dunque, vedete come questo germoglio spunta dalla sola radice, dal solo tronco, dalla sola Madre: è Cristo che nasce dalla sola Madre. Profezia bellissima della maternità verginale della Madonna e, ancora una volta, di questa profonda connessione tra il Figlio e la Madre, tra Gesù e la Madonna. Sono dei testi che vengono interpretati in senso messianico. Anche nel Nuovo Testamento, al cap. 22 del libro dell’Apocalisse, troviamo questa conferma: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli» (Ap 5, 5). È chiaro che il riferimento è al cap. 11 del profeta Isaia che stiamo analizzando. Anche san Paolo, nella Lettera ai Romani, proprio in riferimento a Cristo cita Isaia 11, 10, cioè poco più avanti la profezia che abbiamo visto: «Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a giudicare le nazioni; in lui le nazioni spereranno» (Rm 15, 12).

L’altra profezia, anche questa molto famosa, è quella che troviamo nel cap. 5 del profeta Michea: «E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele. Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra». Che questo testo abbia un’interpretazione messianica e che sia già stata compresa come tale nel contesto giudaico ci è attestato, per esempio, dal capitolo 2 del Vangelo di san Matteo. Ricordate i Magi che arrivano a Gerusalemme: la stella sparisce, pongono la domanda al re Erode sul luogo della nascita del nuovo re. Erode, come dice il Vangelo, riunisce i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, cioè riunisce, potremmo dire, il “magistero” giudaico dell’epoca, che dà la risposta giusta: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta» (Mt 2, 5), cioè Michea.

Siccome i Vangeli hanno una struttura storica, questo testo attesta che era riconosciuto nell’ambito delle guide, dei capi del popolo giudaico che uno degli elementi, degli indizi che avrebbe rivelato il Messia era il fatto che sarebbe dovuto nascere a Betlemme, perché così aveva detto il profeta Michea. Dunque, che sia così, i Vangeli ce lo confermano non solo da un punto di vista dogmatico (e ci danno la certezza che quella profezia va letta così), ma anche da un punto di vista storico: nel contesto giudaico abbiamo una risposta pacifica, nota, conosciuta. E lo stesso ci attesta anche il Vangelo di san Giovanni, al cap. 7, quando Gesù va al tempio e grida: «Chi ha sete venga a me e beva» (Gv 7, 37). E il Vangelo continua: «All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: “Questi è davvero il profeta!”. Altri dicevano: “Questi è il Cristo!”. Altri invece dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?”». Cioè, il riferimento è alla stirpe di Davide, quindi a Isaia 11, e a Betlemme, quindi a Michea 5. Ancora una volta abbiamo un Vangelo, quello di Giovanni, che nel suo valore storico ci attesta la discussione che c’era tra la gente. Matteo ci testimonia la risposta sicura dei capi del popolo, Giovanni ci presenta le opinioni che erano diffuse tra la gente. Anche il popolo sapeva che il Messia non poteva venire dalla Galilea: loro sapevano che Gesù era galileo, perciò non poteva essere il Messia… Perché non poteva essere il Messia? Perché il Messia doveva venire dalla stirpe di Davide e da Betlemme.

Dunque, sono due testi che ci confermano la lettura messianica di questa profezia. Ma attenzione: questa profezia di Michea 5 non ci presenta solo il Messia ma anche – versetto 2 – «colei che deve partorire partorirà». Di nuovo abbiamo in qualche modo la compagna, la Madre del Redentore. È il Messia ad essere presentato in questa profezia, ma sempre con lo “sfondo” della Madre. Tra l’altro, è interessante il fatto che l’espressione «colei che deve partorire» nella Vulgata viene resa in modo corretto con un participio presente, parturiens, la partoriente: quando la partoriente partorirà. Se ricordate la lezione della scorsa volta, la parturiens non è semplicemente una donna che sta per partorire ma è colei che è costituita nello stato di chi è gravida, che porta in sé il bambino. E ci richiama la ‘almah del cap. 7 del profeta Isaia che abbiamo presentato la scorsa volta. Lì abbiamo la vergine partoriente e gravida e qui abbiamo di nuovo il richiamo a questa partoriente: quindi, colei che è partoriente partorirà.

È un’immagine, quella che troviamo nel profeta Michea, che è ben presente nella tradizione giudaica appunto come associazione al Messia. Il Messia è accompagnato dalla donna (Genesi 3), è accompagnato dalla ‘almah, dalla vergine partoriente e gravida (Isaia 7); il Messia come germoglio spunta dalla radice, dal tronco, quindi è accompagnato da questa figura verginale (Isaia 11); e adesso troviamo la vergine che deve partorire e che partorirà, in relazione a colui che deve essere «il dominatore in Israele, le sue origini sono dall’antichità, dai giorni eterni» (Michea 5, 1); dall’eternità, a indicare che il Messia affonda le sue radici nell’eternità. È un’altra immagine che traduce quella della profezia di Isaia al re Acaz, quando gli dice di chiedere un segno che si estenda dalle profondità alle altezze; qui invece troviamo questa immagine dei giorni che sono dall’antichità, dall’eternità, a indicare ancora una volta che la partoriente sarà la partoriente non semplicemente di un uomo, ma di qualcuno che ha le sue origini nell’eternità, quindi di Dio stesso. Di nuovo troviamo questa immagine della divina maternità.

Dunque queste due profezie vanno a corroborare questa idea forte della co-presenza del Messia profetizzato e di sua Madre. Il Messia in queste profezie ha sempre una funzione di liberatore: deve schiacciare la testa al serpente, mostrare la vittoria contro tutte le potenze avverse che vogliono soffocare il regno di Giuda (Isaia 7); Isaia 11 indica la permanenza di questo popolo come una radice, come un tronco tagliato, ma da cui nasce il Messia, quindi di nuovo c’è questa immagine di una vittoria, di una resistenza nonostante i poteri di questo mondo; e in Michea c’è il segno del dominatore di Israele e di colui che in qualche modo è venuto per dominare, ma non come fanno i dominatori di questo mondo, bensì è veramente Dominus e quindi ha un trionfo sulle potenze del male, sulle potenze di questo mondo. Vedete che c’è sempre questa connotazione di lotta che ci indica la missione di redenzione, perché il Redentore è colui che riscatta, libera e quindi sconfigge colui che teneva schiavo colui che viene liberato. Quando è presentata questa immagine noi troviamo sempre, connessa a questa immagine – non parallelamente ad essa –, la figura della donna, della vergine partoriente, della radice di Iesse, della partoriente che deve partorire: troviamo sempre questa connessione.

Ancora una volta abbiamo aggiunto un tassello importante di queste profezie mariane dirette, che la prossima volta andremo a chiudere, per poi lasciare spazio ad un altro approccio, sempre nella linea della profezia, ma in questo caso in riferimento a figure femminili che anticipano la Santissima Vergine e anche a immagini che ritroviamo nelle Scritture e che anticipano, velano e, mentre velano, svelano il mistero di Maria Santissima.



Ora di dottrina / 195 – Il video

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Ora di dottrina / 194 – La trascrizione

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Ora di dottrina / 193 – La trascrizione

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Ora di dottrina / 192 – La trascrizione

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Il passo di Genesi 3,15 è come il fondamento di tutte le profezie veterotestamentarie su Maria Santissima. A parlare è Dio stesso. Tante le interpretazioni date a questo versetto, ma secondo il magistero della Chiesa, la liturgia e diversi Padri esso ci parla di Maria che, con Cristo e per Cristo, schiaccia la testa al serpente.