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prolusione

La missione della Corredentrice e dei corredentori

Pubblichiamo l'intervento intitolato Nostra Signora di Guadalupe e il regno di Cristo Re: la missione della Corredentrice e dei corredentori, tenuto dal cardinale Raymond L. Burke in apertura del convegno Il mistero di Maria nel dogma e nel Magistero (Roma, Istituto Patristico Augustinianum, 7-8 ottobre 2026), per gentile concessione degli organizzatori.

Documenti 07_10_2026

Introduzione
È per me motivo di profonda gioia poter tenere il discorso di apertura di questo importante Convegno Internazionale sul tema “La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto. Contributi teologici e storici”. Insieme a voi, esprimo la mia profonda gratitudine a coloro che hanno organizzato il convegno e a coloro che lo hanno reso possibile. Per dare inizio al convegno, propongo una riflessione sul tema: “Nostra Signora di Guadalupe e il regno di Cristo Re: la missione della Corredentrice e dei corredentori”.
Proprio all’inizio della sua prima apparizione a san Juan Diego, la Madonna di Guadalupe si identificò con queste parole: ««Sappi, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la perfetta sempre Vergine Santa Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio, di Colui che è l'autore della vita, del Creatore degli uomini, di Colui nel quale tutte le cose sussistono, del Signore del cielo, del Padrone della terra»1. Le sue apparizioni a San Juan Diego, dal 9 al 12 dicembre del 1531, possono essere descritte come la manifestazione di Cristo, suo Divino Figlio, quale Re del Cielo e della Terra, Colui che ristabilisce il giusto ordine e la pace, con cui e per cui Dio ha creato il mondo e soprattutto l’uomo, maschio e femmina.
Nella sua immagine miracolosamente realizzata e conservata, la Madonna di Guadalupe è la «donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle»2, che san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, vide nella sua visione della vittoria definitiva di Nostro Signore sul peccato e sulla morte. Nostra Signora di Guadalupe è incinta del «figlio maschio»3 che è davvero il Re del Cielo e della Terra, Colui che vince Satana e le sue schiere, affinché, nonostante la loro feroce e malvagia ribellione, non prevalgano mai sulla Chiesa, sulle anime di coloro che vivono in Cristo4. La vocazione e la missione di ogni cristiano consistono quindi, secondo le parole di san Paolo nella Lettera agli Efesini, nel «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra»5. Nostro Signore Gesù Cristo, Dio Figlio incarnato, è l’unico Redentore; ma Dio Padre, nell’inviare il Suo Figlio unigenito nella carne umana per redimere il mondo, ha voluto la collaborazione dell’uomo nell’opera redentrice, a cominciare dalla Beata Vergine Maria.
La Beata Vergine Maria, Madre di Dio, ha partecipato in modo del tutto unico al Mistero della fede, al Mistero dell’Incarnazione redentrice, ed è giustamente chiamata Corredentrice. Allo stesso modo, nella misura in cui uniamo i nostri cuori, insieme al suo Cuore Immacolato, al Sacratissimo Cuore di Gesù, partecipiamo alla missione salvifica di Cristo. E possiamo giustamente essere chiamati corredentori. Nelle parole di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, siamo chiamati ad essere in Cristo «collaboratori della verità»6. Nostro Signore stesso chiarisce l’intimità del nostro rapporto con Lui, quando dichiara: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»7. Nel rivolgermi a questo Convegno Internazionale sulla Beata Vergine Maria nel dogma e nel culto, desidero presentare la partecipazione unica alla missione di Cristo Re, la missione dell’Incarnazione Redentrice, che spetta alla Vergine Madre di Dio in quanto Corredentrice, e la nostra partecipazione alla stessa missione in quanto corredentori.
Le apparizioni della Vergine Madre di Dio sul colle di Tepeyac, nell’odierna Città del Messico, ci aiutano, in modo particolare, a comprendere la sua missione e la nostra corrispondente. Infatti, i figli della Madonna del Messico, i guadalupanos e le guadalupanas, hanno sempre inteso la loro missione nel mondo come servizio a Cristo Re sotto la cura materna di Sua Madre, che Egli ci ha donato come nostra Madre, mentre moriva sulla croce per la nostra salvezza eterna8. Il beato Miguel Pro scrisse due brevi preghiere sul muro della prigione ove era detenuto prima di essere martirizzato, il 23 novembre 1927, da un plotone di esecuzione, durante la sanguinosa persecuzione della Chiesa in Messico: «¡Viva Cristo Rey! ¡Viva la Virgen de Guadalupe!» (Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe!)9. Anche san José Sánchez del Río, mentre veniva crudelmente torturato e ucciso da un plotone di esecuzione, il 10 febbraio 1928, esclamò ripetutamente: «¡Viva Cristo Rey! ¡Viva Santa María de Guadalupe!» (Viva Cristo Re! Viva Santa Maria di Guadalupe!)10. Proprio come la Vergine Madre di Dio, alle nozze di Cana, condusse i servitori al suo divin Figlio per porre rimedio al loro grande dolore, dicendo loro: «Fate ciò che vi dirà»11, così ella ha accompagnato questi eroi della fede a offrire la propria vita nell’adempimento della volontà di Dio.
Allo stesso modo, ella attira i nostri cuori al suo Cuore Immacolato, conducendoci a donarli totalmente al Sacro Cuore di Gesù, fino a versare il nostro sangue insieme a Lui per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

La dottrina della corredenzione
La collaborazione della Vergine Maria all’opera della redenzione di Cristo presenta due aspetti che, nel corso del tempo, i teologi hanno illustrato, distinguendo la redenzione oggettiva da quella soggettiva. Monsignor Arthur B. Calkins, autore di numerosi e approfonditi scritti sul titolo di “Corredentrice”, spiega tale distinzione:

«Tradizionalmente, i teologi hanno distinto tra la collaborazione unica di Maria alla redenzione, avvenuta in actu primo, e l’applicazione delle grazie della redenzione alle singole persone, che avviene in actu secundo. La redenzione in actu primo, o “redenzione oggettiva”, ovvero la fase ascendente della redenzione, può essere definita come l’acquisizione della salvezza universale mediante il sacrificio voluto da Dio per riconciliare con sé il mondo. La redenzione in actu secundo, detta anche “redenzione soggettiva”, o fase discendente della redenzione o anche mediazione della grazia, può essere definita come l’applicazione dei frutti della redenzione ai singoli individui per mezzo della mediazione voluta da Dio. È stato costantemente sostenuto che la Madonna partecipa a entrambe queste fasi dell’opera della redenzione, mentre invece tutti gli altri cristiani possono partecipare all’applicazione delle grazie della redenzione a persone e situazioni specifiche. Pertanto, tutti possiamo essere corredentori in actu secundo»12.

La santità della vita, infatti, è partecipazione all’opera salvifica di Cristo, che solo è la nostra salvezza.
San Paolo afferma la verità della nostra partecipazione all’opera redentrice di Cristo nella Lettera ai Colossesi. Parlando delle proprie sofferenze, egli comprende che esse devono essere unite alla Passione e alla Morte di Cristo:

«Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi»13.

Non che manchi qualcosa alle sofferenze di Cristo per la nostra salvezza eterna, ma la sua vita in noi, la vita di grazia, deve giungere a maturità in noi, specialmente attraverso l’unione delle nostre sofferenze con la sua Passione e Morte. 
Negli ultimi decenni si è svolto nella Chiesa un dibattito sulla collaborazione attiva della Madonna nell’opera della Redenzione. La domanda è: in che senso la Beata Vergine Maria è la Nuova Eva, la compagna di Gesù, il Nuovo Adamo (cf. Rm 5, 12-21; 1Cor 15, 22. 45)? Da oltre cinquecento anni il termine “Corredentrice” è stato utilizzato per esprimere l’idea secondo cui Maria, pur non essendo uguale a Gesù, ma una creatura totalmente dipendente da Lui, secondaria e subordinata a Lui, si è tuttavia unita a Lui e si è unita nell’offrirlo al Padre per la nostra salvezza sul Calvario. L’adeguatezza di tale titolo fu oggetto di un acceso dibattito durante la stesura dell’ottavo capitolo di Lumen Gentium, che contiene l’insegnamento fondamentale del Concilio Vaticano II sulla Madonna. Alla fine, il Concilio ha insegnato chiaramente la collaborazione attiva di Maria nell’opera della Redenzione, nei numeri 56-58 e 60-62 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, ma non ha utilizzato il termine “Corredentrice” per timore che potesse essere frainteso dai non cattolici.
La mediazione della grazia da parte della Madonna deriva dal suo ruolo di Corredentrice. Il termine “Mediatrice” è stato utilizzato una sola volta nel n. 62 di Lumen Gentium, con l’opportuna precisazione che «ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore»14. Ella è Mediatrice insieme al suo divin Figlio, il Mediatore, come era stato insegnato in termini molto chiari dai Papi del XIX e XX secolo, nonché dai Papi postconciliari.
Parte della difficoltà risiede nel significato che il termine “Corredentrice” può assumere quando viene tradotto in alcune lingue moderne. Il termine inglese “Co-Redemptrix” può indicare un attore congiunto, ma può anche significare qualcuno che collabora in un’opera che è principalmente ed essenzialmente di un altro. Monsignor Arthur Burton Calkins affronta la possibile confusione sul significato di “Corredentrice”, indicando chiaramente che «[n]ella lingua latina, da cui proviene il termine “Coredemptrix”, il significato tuttavia è sempre che la cooperazione o la collaborazione di Maria nella redenzione è secondaria, subordinata, dipendente da quella di Cristo – eppure, nonostante tutto ciò, qualcosa che Dio “ha liberamente voluto accettare… come parte non necessaria, ma comunque meravigliosamente gradita di quell’unico grande prezzo” pagato da suo Figlio per la redenzione del mondo»15.
Nella sua Udienza generale del 25 ottobre 1995, papa san Giovanni Paolo II ha descritto come, nel corso della storia, la Chiesa abbia espresso in modo sempre più chiaro la verità sulla partecipazione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio, all’opera della redenzione di Cristo:

«1. Dicendo che “Maria Vergine è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio, Madre del Redentore” (Lumen Gentium, 53), il Concilio attira l’attenzione sul legame esistente tra la maternità di Maria e la redenzione. Dopo aver preso coscienza del ruolo materno di Maria, venerata nella dottrina e nel culto dei primi secoli quale Madre verginale di Gesù Cristo e quindi Madre di Dio, nel Medioevo la pietà e la riflessione teologica della Chiesa approfondiscono la sua collaborazione all’opera del Salvatore.
Questo ritardo si spiega con il fatto che lo sforzo dei Padri della Chiesa e dei primi Concili ecumenici, incentrato com’era sul mistero dell’identità di Cristo, lasciò necessariamente nell’ombra altri aspetti del dogma. Sarà solo progressivamente che la verità rivelata potrà essere esplicitata in tutta la sua ricchezza. Nel corso dei secoli la Mariologia si orienterà sempre in funzione della Cristologia. La stessa divina maternità di Maria viene proclamata nel Concilio di Efeso soprattutto per affermare l’unità personale di Cristo. Analogamente avviene per l’approfondimento della presenza di Maria nella storia della salvezza.
2. Alla fine del secondo secolo sant’Ireneo, discepolo di Policarpo, pone già in evidenza il contributo di Maria all’opera della salvezza. Egli ha compreso il valore del consenso di Maria al momento dell’Annunciazione, riconoscendo nell’obbedienza e nella fede della Vergine di Nazaret al messaggio dell’angelo l’antitesi perfetta della disobbedienza e dell’incredulità di Eva, con effetto benefico sul destino dell’umanità. Infatti, come Eva ha causato la morte, così Maria, col suo “sì”, è divenuta “causa di salvezza” per se stessa e per tutti gli uomini (cf. Haer Adv. 3. 22, 4; SC 211, 441). Ma si tratta di un’affermazione non sviluppata in modo organico e abituale dagli altri Padri della Chiesa.
Tale dottrina, invece, viene sistematicamente elaborata per la prima volta, alla fine del decimo secolo, nella “Vita di Maria” di un monaco bizantino, Giovanni il Geometra. Maria è qui unita a Cristo in tutta l’opera redentrice partecipando, secondo il piano divino, alla Croce e soffrendo per la nostra salvezza. Ella è rimasta unita al Figlio “in ogni azione, atteggiamento e volontà” (Vita di Maria, Bol. 196, f. 122 v.). L’associazione di Maria all’opera salvifica di Gesù avviene mediante il suo amore di Madre, un amore animato dalla grazia, che le conferisce una forza superiore: la più esente da passione si mostra la più compassionevole (cf. Vita di Maria, Bol. 196, f. 123 v.).
3. In Occidente san Bernardo, morto nel 1153, rivolgendosi a Maria, così commenta la presentazione di Gesù al tempio: “Offri tuo Figlio, sacrosanta Vergine, e presenta al Signore il frutto del tuo seno. Per la nostra riconciliazione con tutti offri l’ostia santa, gradita a Dio” (Sermo 3 in Purif., 2, PL 183, 370).
Un discepolo ed amico di san Bernardo, Arnaldo di Chartres, mette in luce in particolare l’offerta di Maria nel sacrificio del Calvario. Egli distingue nella Croce “due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima”. Maria s’immola spiritualmente in profonda comunione con Cristo e supplica per la salvezza del mondo: “Quello che la madre chiede il Figlio lo approva, il Padre lo dona” (De septem verbis Domini in cruce, 3: PL 189, 1694).
Da questa epoca in poi altri autori espongono la dottrina della speciale cooperazione di Maria al sacrificio redentore»16.

Come illustra il Santo Papa Giovanni Paolo II, l’uso del termine “Corredentrice” non aggiunge nulla di nuovo all’insegnamento della Chiesa, ma piuttosto sviluppa in modo coerente l’espressione di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.
Negli ultimi anni si è registrato un forte movimento a favore del riconoscimento del ruolo di Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata mediante una solenne definizione papale. In occasione dei Congressi Mariologici e Mariani tenutisi a Częstochowa, in Polonia, nell’agosto del 1996, venne convocata per un breve periodo una commissione incaricata di fornire una consulenza alla Santa Sede su tale questione. Uno dei suoi suggerimenti fu che fossero necessari ulteriori studi17. Tali studi continuano ad essere condotti da numerosi teologi competenti.
Il ruolo della Madonna come Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie deriva dalla sua natura di nostra madre spirituale, alla quale ci consacriamo per appartenere sempre più pienamente a Gesù. Due dei più grandi maestri moderni della consacrazione mariana, San Luigi -Marie Grignion de Montfort (1673-1716) e San Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), fondano il loro insegnamento che riguarda la consacrazione a Maria esplicitamente sulla mediazione delle grazie della Redenzione che Maria esercita a nostro favore. Vivere in unione con Maria è una chiave fondamentale per crescere nella conoscenza e nell’amore per Gesù. Ella non ci attira mai a sé per se stessa, ma sempre per condurci sempre più vicino a Gesù. Così pregava san Luigi-Maria Grignion de Montfort: Totus tuus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio te in mea omnia. Præbe mihi cor tuum, Maria – Ti appartengo interamente, e tutto ciò che ho è tuo; ti accolgo come il mio tutto. O Maria, dammi il tuo cuore18.La sua preghiera ha ispirato il motto dello stemma papale di San Giovanni Paolo II.

Maria Corredentrice nelle Sacre Scritture
La verità della partecipazione unica della Beata Vergine Maria all’opera della Redenzione è preannunciata nella prima promessa di salvezza fatta dal Signore al momento del peccato dei nostri progenitori. Rivolgendosi al serpente che era riuscito a tentare Eva, Nostro Signore ha dichiarato: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»19. Il Protoevangelo, il primo Vangelo, come viene giustamente chiamato, mette in luce che l’opera di salvezza coinvolgerà una donna la cui discendenza schiaccerà la testa del serpente, di Satana e delle sue schiere. In altre parole, una donna coopererà all’opera di salvezza in modo singolare, anzi unico.
Nostro Signore ha rinnovato la promessa di salvezza attraverso le parole del profeta Isaia al re Acaz: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele»20. Commentando i testi del Protovangelo e del profeta Isaia, il Concilio Vaticano II ha dichiarato:

«I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. Questi documenti primitivi, come sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell'ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna: la madre del Redentore. Sotto questa luce essa viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). Parimenti, è lei, la Vergine, che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emanuele (cfr. Is 7, 14; Mt 1,22-23). Essa primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova “economia”, quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare l'uomo dal peccato coi misteri della sua carne»21.

La liberazione dell’uomo dal peccato è compiuta da Dio, Figlio incarnato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. La Vergine Maria coopera in modo del tutto singolare, anzi unico, all’opera della Redenzione, secondo il disegno di Dio. Troviamo la piena espressione dell’identità della Vergine Maria nell’opera dell’Incarnazione redentrice. Padre Ignace de la Potterie illustra la mediazione della Vergine Madre di Dio nell’opera della Redenzione, analizzando il Prologo del Vangelo secondo San Giovanni e il racconto dell’Annunciazione nel Vangelo secondo San Luca22.
Il Cuore di Maria fu, secondo il piano eterno di Dio, concepito senza la macchia del peccato originale, affinché il suo grembo potesse essere il degno tabernacolo in cui Dio Figlio sarebbe venuto a dimorare e dal quale sarebbe nato nella famiglia di Maria e Giuseppe, suo vero sposo e padre verginale di Gesù. Il suo Cuore Immacolato rimane per sempre disposto a condurre gli uomini, con amore materno, al Cuore del suo Divin Figlio con quell’indicazione che ella diede per la prima volta alle nozze di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»23.
Nella sua Lettera ai Galati, san Paolo esprime la verità della cooperazione unica di Maria al Mistero dell’Incarnazione redentrice in relazione alla nostra stessa chiamata ad essere « collaboratori [con Cristo] della verità»24:

«Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”»25.

È attraverso la mediazione della Vergine Maria, la sua missione corredentrice nell’Incarnazione redentrice di suo Figlio, che siamo eredi della vita eterna, chiamati all’alta dignità di seguire Cristo sulla via della Croce26.

Nostra Signora di Guadalupe, Corredentrice
Le apparizioni e il messaggio della Beata Vergine Maria sul colle di Tepeyac, nell’odierna Città del Messico, dal 9 al 12 dicembre del 1531, sono una potente espressione della sua singolare, anzi unica, partecipazione all’Incarnazione redentrice, in actu primo, cioè nell’opera con cui Dio Figlio incarnato ha compiuto la nostra salvezza mediante la Sua Passione, Morte, Resurrezione e Ascensione, e in actu secundo, cioè nella realizzazione della Sua opera salvifica nelle anime di molti, di ogni tempo e luogo, che prendono vita in Lui attraverso il Battesimo e vivono in Lui nella Chiesa, suo mistico Corpo. Si può dire, infatti, che tutte le apparizioni della Vergine Madre di Dio siano una manifestazione del suo rapporto unico con Dio Figlio, il suo Divino Figlio, grazie al quale è diventata Corredentrice, nonché un’espressione della sua missione di Corredentrice in ogni tempo e luogo fino alla fine dei tempi. Ogni apparizione mariana è opera di Cristo, assistito, come lo è stato fin dal momento del suo concepimento verginale, da sua Madre.
Maria dichiara la sua identità di Corredentrice in actu primo fin dal primo momento delle sue apparizioni a San Juan Diego. Il 9 dicembre 1531, san Juan Diego si stava recando a Tlatelolco per ricevere l’istruzione catechistica dai frati francescani, quando sulla collina di Tepeyac visse un’esperienza ultraterrena, celeste: dal canto degli uccelli all’apparizione della Madonna in modo glorioso, tra le pietre e le piante trasformate in modo da sembrare gioielli preziosi. Il racconto dell’apparizione contenuto nel Nican Mopohua, redatto dal buon e dotto amico di Juan Diego, Antonio Valeriano, sulla base del racconto diretto di Juan Diego, indica che quest’ultimo riconobbe la Madonna come la Madre di Dio. La Madonna si rivolge a Juan Diego in modo estremamente affettuoso e materno, chiedendogli dove stesse andando, e lui risponde: «Mia amabilissima Signora e Regina, voglio raggiungere la tua piccola casa di México Tlatilolco per seguire l'istruzione religiosa che lì ci viene impartita dai nostri sacerdoti, che sono l'immagine vivente di Nostro Signore»27.
La Madonna dichiarò allora: «Sappi, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la perfetta sempre Vergine Santa Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio, di Colui che è l'autore della vita, del Creatore degli uomini, di Colui nel quale tutte le cose sussistono, del Signore del cielo, del Padrone della terra»28. Queste parole esprimono in modo meraviglioso il mistero della Verginità perpetua e della Maternità divina della Madonna, grazie alle quali ella partecipa, in modo del tutto singolare, anzi unico, all’opera redentrice del suo divin Figlio. La Madonna si identifica sia come sempre Vergine sia come Madre di Dio Figlio. Essa dichiara la propria partecipazione all’opera della Redenzione in actu primo. In altre parole, chiarisce che il nostro rapporto con Dio Padre, che ci ha redenti mediante l’Incarnazione di Dio Figlio, ci pone in un rapporto filiale con lei, la Madre di Dio Figlio incarnato. Siamo figli e figlie adottivi di Dio nel suo Figlio unigenito, nostro Signore Gesù Cristo, e quindi condividiamo con lui la sua Madre, proprio come egli disse a San Giovanni, Apostolo ed Evangelista, mentre moriva sulla croce29.
San Giovanni, Apostolo ed Evangelista, rappresentava gli Apostoli e l’intero gregge che Cristo aveva affidato alla carità pastorale degli Apostoli, alla sua carità pastorale. Il nostro rapporto con la Madonna ha origine proprio nell’atto stesso della nostra Redenzione mediante la morte di Cristo sulla Croce.
La Madonna, dopo essersi identificata come Corredentrice in actu primo davanti a San Juan Diego, esprime poi la sua missione di Corredentrice in actu secundo. Così chiarisce il motivo della sua apparizione:

«Desidero ardentemente che in questo luogo ven­ga costruita la mia piccola casa sacra, mi venga eretto un tempio, in cui io voglio mostrarlo, renderlo manifesto, darlo alle genti attraverso il mio amore, la mia compassione, il mio aiuto, la mia protezione, perché, in verità, io so-no la vostra Madre misericordiosa: tua, di tutti coloro che abitano questa terra e di tutti quegli uomini che mi amano, mi invocano, mi cer­cano e ripongono in me tutta la loro fiducia. Qui ascolterò il vostro pianto e i vostri la-menti. Mi prenderò a cuore e curerò tutte le vostre numerose pene, le vostre miserie, i vostri dolori per porvi rimedio. E perché si possa realizzare quanto il mio amore misericordioso desidera, recati al palazzo del vescovo a città di México e digli che io ti mando per rivelargli quanto desidero, e cioè che mi provveda qui una casa, erigendomi un tempio ai piedi di questo colle. Gli racconterai tutto ciò che hai visto e ammirato e ciò che hai udito. Stai sicuro che te ne sarò molto grata e ti ricompenserò; per questo ti arricchirò e ti glorificherò. La tua fatica e il servizio che mi fai andando a sollecitare la mia petizione saranno degna­mente ricompensati. Ora che hai ascoltato, mio piccolo figlio amatissimo, la mia parola, va' e porta a termine la missione!»30.

Le parole della Madonna manifestano il suo servizio unico e insostituibile nell’opera della nostra salvezza, secondo il disegno di Dio.
In actu secundo, la Beata Vergine Maria continua ad essere lo strumento privilegiato della grazia divina nella Chiesa, proprio come fu il primo tabernacolo in cui Dio Figlio venne a dimorare, quando unì la nostra natura umana alla sua natura divina nel suo grembo per opera dello Spirito Santo. Sulla collina di Tepeyac, apparve a San Juan Diego per manifestare l’amore e la misericordia di Dio verso tutti gli uomini, per manifestare l’inviolabile dignità della vita umana creata a immagine e somiglianza di Dio e salvata dal peccato e dalla morte mediante l’Incarnazione redentrice di Dio Figlio. Nelle parole rivolte a san Juan Diego, quando questi temeva la morte dello zio Juan Bernardino e rimandava l’appuntamento con la Madonna per poter portare un sacerdote a confessare lo zio prima che morisse, la Madonna esprime la sua presenza costante tra noi nella Chiesa come Vergine Madre di Dio, che è anche Madre della grazia divina, nostra Madre, attirandoci sempre più intimamente in comunione con il suo Figlio divino. Ella disse a san Juan Diego:

«Ascolta, figlio mio, riponilo nel tuo cuore. Non temere e non affliggerti. Non si turbi il tuo cuore e non preoccuparti né di questa né di qualsiasi altra infermità. Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nella croce delle mie braccia? Cosa vuoi di più? Niente deve affliggerti e turbarti. Non angustiarti per l'infermità di tuo zio, perché per ora non morirà. Sappi anzi con certezza che è già perfettamente guarito»31.

Le parole della Madonna non sono figure retoriche. Al contrario, riflettono la sua missione continua nella Chiesa, una missione singolare alla quale ha chiesto a San Juan Diego di partecipare.
L’impronta miracolosa della sua immagine sulla tilma, il mantello di San Juan Diego, è un segno meraviglioso della sua partecipazione all’opera della Redenzione, compiuta dal suo divin Figlio. Nel confermare la sua missione al Vescovo mediante il segno della miracolosa fioritura di rose in pieno inverno, su una collina rocciosa dove crescevano solo erba e cespugli spinosi, Dio ha dato un’ulteriore conferma che non ha concesso in nessun’altra apparizione della Madonna. Ascoltiamo nuovamente il racconto della presentazione del segno delle rose al vescovo Juan de Zumárraga da parte di San Juan Diego:

«Quindi aprì il suo bianco ayate, in cui erano deposti i fiori raccolti, e non appena questi si sparsero per terra, subito sul mantello si dise­gnò e si manifestò alla vista di tutti l'amata Immagine della perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e fi­gura in cui la vediamo oggi, così come è conservata nel­la sua amata casa, nel tempio eretto ai piedi del Tepeyac e che invochiamo con il titolo di Gua­dalupe. Visto ciò, il vescovo e tutti coloro che erano presenti, cad­dero in ginocchio profonda­mente stupiti e ammirati. Poi si alzarono per vederla meglio e il loro volto si riempì di tristezza e di afflizione. La guardavano non con curiosità, ma con cuore sincero... Il vescovo con le lacrime agli occhi, rattristato, la pregò e le chiese perdono per non esse­re stato sollecito ad accogliere il suo messaggio e ad eseguire la sua volontà. Rimanendo in piedi, si ac­costò a Juan Diego, ne sfilò dal collo la tilma, su cui si era impressa l'Im­magine della celeste Signora, e andò subito a collocarla nella sua cappella. Juan Diego trascorse anco­ra una giornata nella casa del vescovo, trattenuto come ospite. All'indomani il vescovo gli disse: “Andiamo a vedere il luo­go in cui la celeste Signora desi­dera che le sia costruito un tem­pio”. Intanto si cominciò imme­diatamente a reperire gente che lo erigesse»32.

In brevissimo tempo la cappella fu costruita, e il vescovo Juan de Zumárraga vi custodì la sacra tilma. Il Nican Mopohua si conclude con queste parole:

«Il vescovo, nel frattempo, trasportò nella cattedrale l'ama­ta Immagine della celeste Si­gnora. La tolse allora dalla sua cappella privata, in cui si trova­va, per dar modo a tutto il po­polo di poterla ammirare e ve­nerare. Assolutamente tutti in città si commossero allorché si reca­rono ad ammirare e pregare la preziosa Immagine. Ne riconoscevano la prove­nienza soprannaturale. Le presentavano le loro suppliche. Erano stupiti per il modo miracoloso con cui essa era comparsa, infatti la preziosa Immagi­ne non è stata dipinta da nessun uomo sulla terra»33.

La presenza costante della Madre di Dio, la Madre della Grazia divina, a coloro che si recavano in pellegrinaggio al luogo santo in cui era custodita la sacra tilma, era ed è tuttora di un’efficacia indescrivibile. La Vergine di Guadalupe ha riportato alla vita in Cristo tante anime attraverso il battesimo e ha guidato tanti battezzati ad abbandonare le loro vie peccaminose e a seguire la via di Cristo, che solo è la nostra salvezza.
Maria Corredentrice ci ammaestra sempre, ci attira a partecipare all’opera dell’Incarnazione Redentrice in actu secundo, secondo la nostra vocazione nella vita e i talenti che Dio ci ha donato. In quanto Corredentrice, è la prima tra i discepoli del suo divin Figlio; partecipa alla Sua opera salvifica in actu primo et in actu secundo, ma insegna a tutti coloro che sono figli e figlie adottivi di Dio nel suo Figlio unigenito grazie al battesimo che anche loro devono fare tutto ciò che è in loro potere per servire Cristo, per essere suoi «collaboratori della verità»34. Quando san Juan Diego dubitò della propria capacità di fungere da messaggero della Madonna, suggerendole di scegliere qualcuno più nobile e più capace, la Madonna rispose:

«Ascolta, mio piccolo figlio amatissimo. Non sono pochi i miei servi fedeli a cui potrei affidare l'incarico di portare il mio messaggio. Ma è molto necessario che vada proprio tu e nessun altro e che attraverso la tua mediazione si realizzi il mio desiderio e si porti a compimento il mio volere. Perciò ti prego vivamente, mio piccolo figlio amatissimo, anzi ti ordino di presentarti nuovamente domani al vescovo. Gli farai sapere ancora una volta ciò che desidero affinché mi costruisca il tempio che gli chiedo e ripetigli che sono personalmente io, la sempre Vergine Santa Maria, la Madre di Dio, a mandarti»35.

Ogni volta che veniamo in pellegrinaggio al luogo santo di Nostra Signora di Guadalupe, ella ci conferma nella nostra missione di suoi messaggeri, di araldi e strumenti dell’amore salvifico e della misericordia di Dio. Ella unisce i nostri cuori più pienamente al suo Cuore Immacolato, affinché riposino sempre più saldamente e pienamente nel Sacro Cuore di Gesù, dove vengono purificati dal peccato e infiammati dall’amore divino. Lei ci parla come parlò a san Juan Diego:

«Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nella croce delle mie braccia? Cosa vuoi di più?»36.

Soprattutto in questo tempo così travagliato e inquietante che viviamo nella Chiesa, abbiamo bisogno di recarci dalla nostra Madre celeste e di essere confermati nella nostra fedeltà al suo divin Figlio, affinché rimaniamo con lui nella Chiesa, prendendoci cura di qualsiasi parte del suo Regno, sia essa piccola o grande, con tutto il nostro cuore, con un cuore unito al Cuore Immacolato di Maria e quindi appartenente totalmente al suo Sacro Cuore.
Spero che questa breve presentazione vi abbia mostrato come l’apparizione della Madonna di Guadalupe sul colle di Tepeyac nel 1531 sia una manifestazione ed un’espressione tra le più belle ed eloquenti della verità della sua singolare, anzi unica, partecipazione all’opera salvifica del suo divin Figlio, della verità della dottrina del suo titolo di Corredentrice, quando correttamente inteso. Allo stesso tempo, spero abbia ricordato a tutti noi la nostra chiamata ad essere, insieme alla Vergine di Guadalupe, partecipi dell’opera dell’Incarnazione redentrice. Possiamo anche noi dire, con san Paolo, ai nostri fratelli e sorelle nella Chiesa: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa»37.

Conclusione
Sebbene il Concilio Ecumenico Vaticano II non abbia formulato una definizione dogmatica, ha certamente insegnato, in qualche modo, la verità della Corredenzione, come ho indicato. A questo proposito, dovremmo stare attenti affinché l’esitazione dovuta al fraintendimento del termine “Corredenitrice” non porti a un indebolimento dell’insegnamento sulla Corredenzione, che si applica, in modo unico, alla Beata Vergine Maria e, in modo comune, a tutti i battezzati. Spero che la mia esposizione abbia chiarito l’importanza dell’insegnamento della Corredenzione per la nostra vita quotidiana in Cristo.
Concludo con una riflessione di padre Jean Galot, S.J., tratta da un articolo da lui scritto sulle controversie e le questioni dottrinali legate al titolo di Corredentrice:

«Alcuni hanno accusato i privilegi mariani di scavare un solco tra la Madre di Gesù e noi; in realtà, quei privilegi sono destinati, nel piano divino, ad avvicinare Maria all’umanità in vista dello sviluppo di una grazia più abbondante. Pur con un carattere unico e un livello ineguagliabile, la cooperazione di Maria alla redenzione ci invita a prendere più vivamente coscienza della nostra missione e della nostra responsabilità in un mondo che ha bisogno di salvezza. Se Maria non potesse essere chiamata corredentrice, neppure i cristiani potrebbero essere considerati come corredentori. La condizione di tutta la Chiesa nella sua missione corredentrice s’illumina con la condizione di Maria, primo modello di ogni redenzione»38.
Grazie per la vostra gentile attenzione. Che Dio vi benedica e che la Madonna di Guadalupe vi custodisca sempre nella sua cura materna.

Note:
1«Sábelo, ten por cierto, hijo mío, el más pequeño, que yo soy en verdad la perfecta siempre Virgen Santa María, que tengo el honor de ser Madre del verdaderísimo Dios por quien se vive, el Creador de las personas, el Dueño de la cercanía y de la inmediación, el Dueño del cielo, el Dueño de la tierra». Carl A. Anderson y Eduardo Chávez, Nuestra Señora de Guadalupe. Madre de la civilización del amor, Random House Mondadori, México DF 2010, p. 214, n. 26.

2Ap 12, 1.

3Ap 12, 5.

4Cf. Mt 16, 18.

5Ef 1, 10.

63Gv 8.

7Lc 9, 23. Cf. Mt 16, 24; Mc 8, 34.

8Cf. Gv 19, 26-27.

9Cf. Antonio Dragón, Vida íntima del Padre Pro, tr. Rafael Martínez del Campo, 6a ed., Obra Nacional de la Buena Prensa, A.C., México, D.F. 1993, p. 234.

10Cf. Fidel González Fernández, José Sánchez del Río. Il giovane martire che diede la vita per la fede, a cura di Federica Picchi Roncali, Dominus Production Edizioni, Firenze 2016, pp. 129-133.

11Gv 2, 5.

12Arthur Burton Calkins, “The Mystery of Mary Coredemptrix in the Papal Magisterium”, in Mary Co-Redemptrix: Doctrinal Issues Today, Queenship Publishing Company, Goleta, CA 2002, p. 45.

13 Col 1, 24-26.

14«… ut dignitati et efficacitati Christi unius Mediatoris nihil deroget, nihil superaddat». Sacrosanctum Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio Dogmatica de Ecclesia Lumen Gentium, Acta Apostolicae Sedis 57 (1965) 63, n. 62.

15Calkins, p. 30.

16 https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1995/documents/hf_jp-ii_aud_19951025.html

17Cf. L’Osservatore Romano, 4 giugno 1997, 10-11.

18 Cf. Karol Wojtyła - Giovanni Paolo II, Dono e mistero. Diario di un Sacerdote, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011, p. 44.

19Gn 3, 15.

20Is 7, 14.

21«Sacrae Litterae Veteris Novique Testamenti et veneranda Traditio munus Matris Salvatoris in salutis oeconomia modo magis magisque dilucido ostendunt et veluti conspiciendum proponunt. Libri quidem Veteris Testamenti historiam salutis, qua Christi in mundum adventus lento gradu praeparatur, describunt. Quae primaeva documenta, qualiter in Ecclesia leguntur et sub luce ulterioris et plenae revelationis intelliguntur, clarius pedetentim in lucem proferunt figuram mulieris, Matris Redemptoris. Ipsa, sub hac luce, iam prophetice adumbratur in promissione, lapsis in peccatum primis parentibus data, de victoria super serpentem (cfr. Gen. 3,15). Similiter haec est Virgo quae concipiet et pariet Filium, cuius nomen vocabitur Emmanuel (cfr. Is. 7,14; cfr. Michaea 5, 2-3. - Matth. 1, 22-23). Ipsa praecellit inter humiles ac pauperes Domini, qui salutem cum fiducia ab Eo sperant et accipiunt. Cum Ipsa tandem praecelsa Filia Sion, post diuturnam exspectationem promissionis, complentur tempora et nova instauratur Oeconomia, quando Filius Dei humanam naturam ex ea assumpsit, ut mysteriis carnis suae hominem a peccato liberaret» LG, 55.

22Cf. Ignace de la Potterie, “The Mediation of the Mother of Jesus at the Incarnation: An Exegetical Study,” tr. Salwa Hamati, in Mary Coredemptrix Mediatrix Advocate, Theological Foundations: Towards a Papal Definition?, a cura di Mark I. Miravalle, Queenship Publishing, Santa Barbara, CA 1995, pp. 173-190.

23Gv 2, 5.

243Gv 8.

25Gal 4, 4-7.

26Cf. Lc 9, 23.

27«Señora mía, Reina mía, Muchachita mía, allá llegaré, a tu venerable casa en México Tlatelolco, a seguir las cosas de Dios que nos dan, que nos enseñan, quienes son las imágenes del Señor, Señor Nuestro, nuestros sacerdotes». “Apéndice A, El Nican Mopohua,” Carl A. Anderson y Eduardo Chávez, Nuestra Señora de Guadalupe. Madre de la civilización del amor, tr. Gerardo Hernández Clark, Random House Mondadori, México DF 2010, p. 214, n. 24 [NM]. Trad. italiana, https://www.latheotokos.it/programmi/guadalupe/nican_mopohua.htm.

28«Sábelo, ten por cierto, hijo mío, el más pequeño, que yo soy en verdad la perfecta siempre Virgen Santa María, que tengo el honor de ser Madre del verdaderísimo Dios por quien se vive, el Creador de las personas, el Dueño de la cercania y de la inmediación, el Dueño del cielo, el Dueño de la tierra». Ibidem, p. 214, n. 26.

29Gv 19, 25-27.

30«Mucho quiero, mucho deseo, que aquí me levanten mi casita sagrada, en donde lo mostraré, lo ensalzaré al ponerlo de manifiesto, lo entregaré a las gentes en todo mi amor personal, a Él que es mi mirada compasiva, a Él que es mi auxilio, a Él que es mi salvación.Porque, en verdad, yo me honro en ser tu madre compasiva, tuya y de todos los hombres que vivís juntos en esta tierra, y también de todas las demás variadas estirpes de hombres, los que me amen; los que me llamen, los que me busquen, los que confíen en mí. Porque ahí, en verdad, escucharé su llanto, su tristeza, para remediar, para curar todas sus diferentes penas, sus miserias, sus dolores. Y para realizar lo que pretende mi compasiva mirada misericordiosa, anda al palacio del obispo de México, y le dirás cómo yo te envío, para que le descubras cómo mucho deseo que aquí me provea de una casa, me erija en el llano mi templo; todo le contarás, cuanto has visto y admirado, y lo que has oído. Y ten por seguro que mucho lo agradeceré y lo pagaré, que por ello, en verdad, te enriqueceré, te glorificaré; y mucho de allí merecerás con que yo retribuya tu cansancio, tu servicio con que vas a solicitar el asunto al que te envío. Ya escuchaste, hijo mío el menor, mi aliento, mi palabra; anda, haz lo que esté de tu parte» NM, p. 214, nn. 26-37.

31«Escucha, ponlo en tu corazón, Hijo mío el menor, que no es nada lo que te espantó, lo que te afligió; que no se perturbe tu rostro, tu corazón; no temas esta enfermedad ni ninguna otra enfermedad, ni cosa punzante y aflictiva. ¿No estoy yo aquí, que tengo el honor de ser tu madre? ¿No estás bajo mi sombra y resguardo? ¿No soy yo la fuente de tu alegría? ¿No estas en el hueco de mi manto, en el cruce de mis brazos? ¿Acaso tienes necesidad de alguna otra cosa?Que ninguna otra cosa te aflija, que no te inquiete; que no te acongoje la enfermedad de tu tío, porque de ella no morirá por ahora, ten por cierto que ya sanó». NM, p. 220, nn. 118-120.

32 «Y luego extendió su blanca tilma, en cuyo hueco estaban las flores. Y al caer al suelo todas las variadas flores como las de Castilla, luego allí en su tilma se convirtió en señal, se apareció de repente la Amada Imagen de la Perfecta Virgen Santa María, Madre de Dios, en la forma y figura en que ahora está, en donde ahora es conservada en su amada casita, en su sagrada casita en el Tepeyácac, que se llama Guadalupe. Y en cuanto la contempló el Obispo Gobernante y también todos los que allí estaban, se arrodillaron, mucho la admiraron, se pusieron de pie para verla, se conmovieron, se afligió su corazón, como que se elevó su corazón, su pensamiento. Y el Obispo Gobernante con lagrimas, con tristeza, le suplicó, le pidió perdón por no haber realizado su venerable voluntad, su venerable aliento, su venerable palabra. Y el Obispo se levantó, desaó del cuello de donde estaba atada, la vestidura, la tilma de Juan Diego, en la que se apareció, en donde se convirtió en venerable señal la Reina Celestial. Y luego la llevó allá, la fue a colocar en su oratorio. Y todavía allí pasó un dia entero Juan Diego en la casa del Obispo, quien hizo que se quedara allí. Y al día siguiente, le dijo: ‘Anda, vamos a que muestres dónde es la venerable voluntad de la Reina del Cielo que le levante su templo’. De inmediato se dio orden de hacerlo, levantarlo». NM, pp. 223-224, nn. 181-193.

33 «Y después de que el Señor Obispo la tuvo algún tiempo, trasladó a la Iglesia Mayor la preciosa reverenciada Imagen de la amada Niña Celestial. La vino a sacar de su palacio, de su oratorio en donde estaba, para que todos la vieran, se admiraran de su preciosa Imagen. Y absolutamente todos, toda la ciudad, sin faltar nadie, se estremecieron cuando fueron a contemplar, a admirar su preciosa Imagen. Venían a conocerla como algo divino. Venían a presentarle sus plegarias. Mucho se admiraban en qué milagrosa manera se había aparecido puesto que absolutamente ningún hombre de la tierra pintó su amada Imagen». NM, p. 225, nn. 212-218.

343Gv 8.

35«Escucha, tú, el más pequeño de mis hijos, ten por cierto que no son escasos mis servidores, mis mensajeros, a quien encargue que lleven mi aliento, mi palabra, para que efectúen mi voluntad; pero es necesario que tú, personalmente, vayas, ruegues, que por tu intercesión se realice, se lleve a efecto mi querer, mi voluntad. Y mucho te ruego, hijo mío el menor, y con rigor te mando, que otra vez vayas mañana a ver al obispo. Y de mi parte hazlesaber, hazle oír mi querer, mi voluntad, para que realice, edifique mi casa sagrada que le pido. Y bien, de nuevo dile de qué modo yo, personalmente, la siempre Virgen Santa María, yo, que soy la Madre de Dios, te envío a ti como mi mensajero» NM, p. 216, nn. 58-62.

36«¿No estoy yo aquí, que tengo el honor de ser tu madre? ¿No estás bajo mi sombra y resguardo? ¿No soy yo la fuente de tu alegría? ¿No estas en el hueco de mi manto, en el cruce de mis brazos? ¿Acaso tienes necesidad de alguna otra cosa?» NM, p. 220, n. 119.

37Col 1, 24.

38Jean Galot, Maria Corredentrice. Controversie e problemi dottrinali, «La Civiltà Cattolica», Anno 145 (1994), n., 3459/3460, p. 216.


*Cardinale