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Chiesa cattolica

La fede forte e vibrante dei cattolici del Pakistan

I vescovi del paese a Roma per la visita ad Limina hanno raccontato sfide e speranze delle loro comunità

Durante la loro visita ad Limina, appena conclusa, i vescovi cattolici del Pakistan hanno espresso speranze e preoccupazioni per il futuro dei cristiani nel paese. Durante una conferenza stampa, monsignor Samson Shukardin, vescovo di Hyderabad e presidente della Conferenza Episcopale cattolica del Pakistan, ha spiegato come tra le principali sfide da sostenere ci siano mancanza di istruzione e povertà. “La nostra gente è ancora analfabeta, ma forte nella fede – ha detto – sono poveri ma sempre pronti a lavorare duramente”. Ha ricordato che i cristiani sono perseguitati, discriminati a causa della fede e della loro testimonianza pubblica. In particolare ha parlato della legge contro la blasfemia, spiegando che colpisce non solo i cristiani e le altre minoranze: nel 2024 sono stati denunciati 344 nuovi casi di blasfemia e tra il 1994 e il 2024 si sono verificati 104 omicidi extragiudiziali collegati ad accuse di blasfemia. Inoltre ha espresso preoccupazione per le conversioni forzate inflitte a membri delle minoranze e che riguardano soprattutto ragazze cristiane e indù, spesso minorenni, rapite e costrette a convertirsi e a sposare il loro rapitore. Ha riportato i dati del Centre for Social Justice secondo il quale tra il 2021 e il 2024 si sono verificati 421 casi di conversione forzata, 137 dei quali riguardanti ragazze cristiane, il 71% minorenni. “La comunità cristiana in Pakistan – ha infine osservato – è piccola (3-3,5 milioni) e composta da persone che sono senza voce, che sono deboli nella società. È una comunità debole, povera ed emarginata”. Eppure ha svolto e continua a svolgere un importante ruolo nei settori dell’istruzione, della sanità, dell’assistenza infermieristica e sociale tramite scuole missionarie, ospedali e istituti caritativi. I cattolici, conferma monsignor Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi pur vivendo in condizioni svantaggiate, “hanno una fede forte e vibrante, che non vacilla”. Con la stampa ha sottolineato l’importanza della formazione dei giovani. Circa l’80% dei giovani cristiani – ha spiegato – sono analfabeti, si tratta di una vera emergenza educativa. Prendendone atto, ha detto, “abbiamo iniziato a impegnarci perché i membri delle nostre comunità possano ottenere un’istruzione superiore adeguata e possano concorrere a posti di lavoro negli uffici governativi e nella burocrazia pubblica. Per questo abbiamo avviato dei corsi di Central Superior Services nella diocesi. Sono i corsi di preparazione per poter accedere, superando un esame statale, al lavoro negli uffici pubblici e nei dipartimenti governativi. A Islamabad li abbiamo iniziati da circa cinque anni, con buoni risultati. Inoltre bisognava pensare ai ragazzi che hanno necessità di istruzione ma che provengono dalle aree remote. Infatti la diocesi di Islamabad-Rawalpindi, che conta 250.000 fedeli cattolici, è una delle più vaste del Pakistan: si estende fino all’Afghanistan, alle zone del Kashmir e a metà del Punjab, aree molto diverse tra loro. Così abbiamo aperto un collegio a Rawalpindi per studenti universitari che accoglie studenti provenienti da tutte le aree della diocesi, dando loro la possibilità di vivere in città e frequentare l'università. Quei giovani che non possono accedere all’istruzione superiore, poi, è importante che sviluppino delle competenze professionali; quindi, d’altra parte, cerchiamo di essere presenti e dare un contributo nel campo della formazione professionale”.