La dottrina Donroe in azione. Come il Sud America svolta a destra
La dottrina Donroe (la versione di Donald Trump dell'antica dottrina Monroe) sta producendo rapidamente i suoi effetti. Merito anche di una svolta a destra di tutti i paesi del continente, che è iniziata da tre anni.
Ad un anno dall’inizio del mandato come presidente degli Stati Uniti, senza alcuna timidezza, possiamo ben dire che Donald Trump ha esercitato il suo potere sull'America Latina. Biden e le sue folli politiche anticristiane, i finanziamenti a pioggia per abortisti e Lgbt ed il ‘via libera’ ad ogni influenza russo-iraniano-cinese, sono ormai un cupo ricordo. Attraverso un mix di minacce, confronto politico, pressione militare e decisioni unilaterali di politica estera (politica dei dazi in primis), con il concorso dei fallimenti delle sinistre al governo in molti paesi, moltissimi partiti e leader conservatori e amici degli Usa sono tornati al potere, tant’è che ora rimangono solo le “mosche rosse” di Nicaragua, Brasile, Messico e Cuba, mentre Venezuela e Colombia sono già sulla via di Damasco.
Trump mira a “dominare l'emisfero occidentale” e non ne fa alcun mistero, attraverso la cosiddetta “Dottrina Donroe”, ispirata alla Dottrina Monroe del 1823, per frenare l'avanzata di avversari come Cina, Russia e Iran in America Latina. La nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti afferma che la supremazia emisferica è priorità strategica permanente, in ciò impegnando gli Stati Uniti a negare agli attori non emisferici (Cina, Russia, Iran, India etc.) la possibilità di schierare forze o controllare risorse ritenute strategicamente vitali. Ogni influenza nei paesi delle potenze rivali, nei paesi del centro e sud America, è inquadrata come una minaccia alla sicurezza, indipendentemente dal consenso dello Stato ospitante o dalla sua legalità.
La strategia di Trump sull'America Latina, in questo secondo mandato, ha visto anche l'eliminazione degli aiuti esteri forniti tramite l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (UsAid). L'Argentina, dopo la vittoria di Milei nel 2023, prima governato dai Fernandez, socialisti e populisti, con Trump al potere ha beneficiato del salvataggio finanziario da 20 miliardi di dollari per rafforzare le riserve nazionali e ripagare il debito estero. Un aiuto che ha contribuito alla vittoria del partito di Javier Milei alle elezioni parlamentari dell’ottobre scorso. Nello stesso 2023 l’elezione del presidente Daniel Noboa, in Ecuador, aveva già consolidato non solo gli accordi economici, ma anche quelli militari tra i due paesi, soprattutto in materia di lotta al narcotraffico, ma con Trump il paese ha acquisito lo status di “paese terzo sicuro” per i trasferimenti di migranti dagli Usa.
Negli ultimi anni in Paraguay, si è mantenuto un governo conservatore con l’elezione nel 2023 di Santiago Peña del Partito Colorado, in El Salvador ha vinto ancora una volta le elezioni il super conservatore Nayib Bukele; a Panama, paese strategico per le vie di comunicazioni marittime ed interessi cinesi nell’intero emisfero sud americano, è presidente dal 2024 José Raúl Mulino, ultra conservatore e alleato di Washington, mente in Bolivia si è scritta la parola fine alle follie ventennali del populismo socialcomunista con l'elezione del democristiano e conservatoe Rodrigo Paz Pereira nel 2025. Con l’elezione, nelle scorse settimane, del presidente Antonio Kast, in Cile, dopo un mandato disastroso del predecessore comunista Boric, il legame storicamente solido con Trump è ristabilito, vista la comunanza di valori cristiani, ideali e strategie tra gli inquilini di Santiago del Cile e Washington. A beneficiare della nuova dottrina Usa è stato anche l’Honduras, governato sino ai mesi scorsi da un governo esplicitamente comunista, dove le elezioni sono state vinte dal candidato nazionalista e conservatore Nasry Asfura sostenuto da Trump. L'alleanza è stata suggellata nei giorni scorsi con un incontro a Washington. L’elezione dei giorni scorsi in Costa Rica della cristiana e conservatrice Laura Fernández Delgado, riafferma l’alleanza con gli Usa di Trump, sodalizio di valori e interessi economici.
L’operazione in Venezuela, l'arresto di Maduro e nuove relazioni con la neo presidente Delcy Rodriguez, descritte copiosamente su LaBussola, con l’invio dopo decenni di un nuovo rappresentante di Washington a Caracas e l’amnistia per tutti i prigionieri politici del paese, confermano la piena efficacia anche degli strumenti coercitivi che portino a cambiamenti nei regimi sgraditi. Proprio gli avvenimenti delle ultime settimane, seguiti dalle minacce verso il Presidente della Colombia Gustavo Petro, descritto come un narcotrafficante, insieme agli attacchi e al blocco navale di fatto istituito dagli Usa nei confronti di Cuba, hanno indotto il presidente colombiano a recarsi a Washington il 3 febbraio e il leader cubano Diaz Canel ad implorare l'apertura di un dialogo con gli Usa.
Rimangono aperti diversi dossier nello studio ovale: le elezioni nel Brasile autoritario di Lula da Silva, il governo socialcomunista messicano di Claudia Sheinbaum e il tumore maligno del Nicaragua, guidato dai due tiranni Ortega e Murillo. Grattacapi seri sono rappresentati anche dai contratti commerciali ed economici sottoscritti da molti governi precedenti con la Cina e la diffusione di bande venezuelane di narcos in molteplici paesi della regione. Tutti nodi che solo Trump potrà sciogliere per il bene dei popoli latinoamericani.

