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Francia

La denatalità non si combatte con la fecondazione artificiale

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Il governo francese ha presentato un programma per uscire dall’inverno demografico. Un programma contraddittorio, che suggerisce la contraccezione. E alimenta la fecondazione artificiale, il cui sostrato – vista la cosificazione del figlio – è antinatalista. Suggeriamo un paio di veri rimedi.

Editoriali 13_02_2026

Piano della Francia per combattere la denatalità. Il 5 febbraio il ministro della Salute Stéphanie Rist, tramite comunicato stampa, ha presentato un programma per passare dall’inverno demografico a temperature più miti, programma diviso in 16 punti dedicati a chi ha 29 anni o più: 29 anni è l’età entro la quale le donne possono congelare gli ovociti senza autorizzazione medica.

La Rist ha affermato che «il ruolo dei politici non è quello di dire se o a che età avere figli. Quello che dobbiamo evitare è continuare a sentirci dire: se l’avessi saputo». In realtà per le coppie sposate il cercare di aver dei figli è un dovere morale, che, ben inteso, può essere superato da doveri più gravi, non solo perché lo esige la natura del matrimonio e quindi lo esigono i medesimi coniugi dato che, sposandosi, hanno fatto propri i fini del matrimonio, ma perché lo esige anche la stessa società che vede nei figli la sopravvivenza di una nazione. I figli sono uno degli elementi fondanti il bene comune. Ma proseguiamo, consci che non si può pretendere che un politico, a maggior ragione se ministro, condivida certe prospettive di giudizio.

Il programma di cui sopra prevede la costituzione di ulteriori centri per il congelamento degli ovociti, oltre a quelli già presenti, al fine di arrivare a 70 centri nel 2028, l’«implementazione di un sistema informativo nazionale per la gestione delle donazioni di gameti ed embrioni», il «miglioramento dell'organizzazione dei percorsi all'interno di ogni centro di tecniche di riproduzione assistita» e la creazione di un portale dedicato alla fertilità. Inoltre, il programma prevede una lotta serrata all’endometriosi e alla sindrome dell’ovaio policistico. In aggiunta, verranno lanciate iniziative formative nelle scuole e una campagna di comunicazione nazionale «volta a migliorare la conoscenza delle problematiche relative alla salute riproduttiva e a contrastare i pregiudizi». Rimane in sospeso una domanda: ma a quali pregiudizi fa riferimento il governo? Il pregiudizio che colpirebbe le donne o le coppie senza figli perché non li hanno voluti? Non ci pare proprio che esista simile rischio. Il pregiudizio verso chi ha tanti figli? Anche in questo caso ci sembra una bizzarria il solo pensarlo.

Infine, nel programma per riempire le culle è presente anche un’iniziativa epistolare: l’invio di una lettera, dopo questa estate, a tutti i ventinovenni. La missiva, il cui testo è ancora in fase di elaborazione, conterrà informazioni «precise, equilibrate e scientificamente affidabili», tra cui quelle su salute sessuale e contraccezione, dati sulla fertilità e indicazioni tecniche di preservazione dei gameti, tra cui l’autoconservazione dei gameti e il congelamento degli ovociti. Domanda: nella lettera saranno anche presenti indicazioni sui metodi naturali per superare i problemi di fertilità? Vedremo.

Il programma è stato avviato sulla scorta di alcuni dati preoccupanti: siamo a 1,6 figli per donna in Francia, tasso in costante discesa negli anni; una coppia su otto non riesce ad avere figli per problemi legati alla fertilità.

C’è un qualcosa di contraddittorio in questo programma governativo. L’esecutivo del primo ministro Sébastien Lecornu, per contrastare il declino demografico, suggerisce strumenti che lo hanno generato. Il primo strumento a venire suggerito è l’uso della contraccezione. Il cortocircuito si spiega da sé. Il secondo è il ricorso alla fecondazione artificiale, anche nella sua versione eterologa, e alla crioconservazione dei gameti. La mentalità che soggiace a queste tecniche è antidemografica, anche se può apparire paradossale. Proviamo a spiegarci. Il figlio in provetta è considerato un mero prodotto (“prodotto del concepimento” viene definito). Da una parte le tecniche di fecondazione extracorporea favoriscono questa percezione distorta, su altro fronte sono lo specchio di una sensibilità diffusa. Fermiamoci su quest’ultimo aspetto.

Chi fa ricorso alla provetta in massima parte? Quelle coppie che sono avanti negli anni. Dunque quelle coppie che, in genere, hanno anteposto i propri interessi al figlio. Anzi, il figlio – e questo vale anche per le coppie giovani fertili e infertili – spesso è visto come un “proprio interesse”. È l’arredo che, non di rado da ultimo, impreziosirà la vita a due. È ridotto a strumento di soddisfazione personale, di appagamento esistenziale. Il bimbo quindi è reificato, cosificato perché soprammobile. Perché ci sia un’impennata nelle nascite è quindi controproducente far leva su queste tecniche perché si fomenta una cultura antropologica contraria alla vita nascente. Si alimenta proprio quell’atteggiamento mentale che è la causa del fenomeno delle culle vuote. Il figlio deve essere voluto per sé, non deve scolorare a strumento utile solo per la propria autoaffermazione personale. Tu vorrai un figlio per se stesso a patto che ne comprenderai la preziosità intrinseca, a patto che comprenderai che non è un arredo. Compresa questa preziosità, ne vorrai avere molti e non rimanderai la loro nascita verso gli -anta.

La rivoluzione culturale pro-vita non si deve arrestare a risvegliare la coscienza collettiva in merito alla preziosità dei figli. Coinvolge altri aspetti, tra cui il matrimonio. Tornando in Italia, l’Istat ci conferma che la maggior parte delle nascite avviene ancora nel matrimonio, non nelle convivenze, dato che la stabilità del rapporto rende i coniugi più fiduciosi nell’accogliere nuove vite. Il governo francese vuole più nascite? Sproni i giovani a sposarsi.

Altra stortura culturale da sanare: si può avere un figlio quando si vuole. Non è così. La vita ha un suo corso naturale nel tempo. Questo corso è composto da tappe altrettanto naturali. Una di queste tappe è dedicata ad avere figli. Il governo francese vuole combattere le cause della sterilità. La prima causa è l’età avanzata delle donne che si decidono ad avere un figlio. Ad onor del vero, l’età avanzata non è un problema di salute, non è una patologia, ma un problema sociale. Anche qui allora occorre un cambio di mentalità e anche di struttura sociale, la quale spesso impone di mettere su famiglia in tarda età. Ciò detto, suggerire, come ha fatto il ministro della Salute francese, di congelare i propri gameti è incoraggiare i giovani a diventare padri e madri fuori tempo massimo.

Infine, si vuole davvero combattere l’inverno demografico? Iniziamo a combatterlo nel ventre delle madri che aspettano un figlio: l’aborto è la prima causa di denatalità in Francia come in tutto l’Occidente. Mettete fuori legge l’aborto e – strano a dirsi – riempirete le culle.



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