La Chiesa tedesca e Afd, un no senza principi di dottrina
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Nei loro interventi impropri in campo elettorale, i vescovi tedeschi non si sono attenuti ai principi della Dottrina sociale della loro Chiesa, ma a quelli imposti ormai da decenni dalla nomenklatura culturale e informativa che regna nei Paesi dell’Unione Europea e soprattutto a Bruxelles.
Come la Bussola ha già ricordato, la Chiesa cattolica in Germania si è impegnata (e compromessa) molto in occasione delle elezioni in Sassonia-Anhalt che hanno dato la vittoria al partito AFD. Questo impegno direttamente politico della Chiesa merita un commento.
Già prima del voto la Conferenza episcopale aveva diffuso una Nota nella quale si intimava ai cattolici di non votare per la AFD e il vescovo di Magdeburgo si era rivolto agli elettori per dire la stessa cosa perfino la mattina ad elezioni già iniziate. Dopo l’esito elettorale, il cardinale Marx, vescovo di Monaco e Frisinga e già presidente dell’episcopato tedesco, ha detto che si è trattato di un evento «terribile e deprimente» e i vescovi hanno promesso che controlleranno e denunceranno – «non distoglieremo lo sguardo e non resteremo in silenzio» – per sostenere la Costituzione, la democrazia e lo Stato di diritto. La diocesi di Magdeburgo, in una Nota congiunta con gli evangelici, ha parlato di un pericolo per la pace sociale, e il vescovo mons. Gerhard Feige, ha fatto un appello perché non si tocchi la costituzione e si difendano tutte le persone di qualsiasi orientamento esse siano.
Una Chiesa secolarizzata come quella tedesca non ha timore di intervenire in modo così pesante su un tema laico e secolare come una elezione politica. Segno che la sua secolarizzazione è diventata una religione. Molto opportunamente il cardinale Müller ha ricordato che i vescovi sono pastori delle anime e non guardiani della democrazia. La difesa della democrazia non figura tra i principi fondamentali della dottrina politica cattolica, essa al massimo va apprezzata a certe condizioni. Del resto, l’episcopato tedesco ha fatto ben poco per impedire che in Germania la democrazia degenerasse e producesse gli orrori dell’aborto e l’abbandono della legge naturale, ha fatto ben poco anche per denunciare Bruxelles per aver annullato l’esito sgradito di consultazioni elettorali nazionali e per avere influito su altre, come avrebbe dovuto fare dato questo sbandierato interesse a proteggere la democrazia. «Non toglieremo lo sguardo e non resteremo in silenzio»: ma questo è proprio quanto non hanno fatto davanti alle politiche decennali delle alleanze tra popolari e socialisti in Germania.
Ciò fa malignamente pensare che nella opposizione alla AFD abbia giocato anche un altro elemento. Nel programma di questo partito c’è la proposta di eliminare la Kierkensteuer, l’imposta fiscale che i cattolici devono pagare per essere considerati tali e poter accedere ai sacramenti, per evitare la quale l’unica possibilità è di dichiarare la propria uscita dalla Chiesa davanti all’autorità civile competente. Non si può dire quanto questo abbia influito sul voto, certo ha influito molto sul deserto che ha accolto la propaganda elettorale dell’episcopato, considerata interessata.
Non è vietato ai vescovi cattolici di fornire agli elettori criteri di valutazione etica sulla politica, solo che devono farlo utilizzando i principi della Dottrina sociale della Chiesa, non quelli dell’ideologia politica dominante in Germania o nell’Unione Europea. Allora può essere interessante chiedersi se i contenuti del programma di AFD siano veramente contrari agli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa, al punto da richiedere un intervento così compromettente da parte di un intero episcopato.
Stefano Magni ha condotto sulla Bussola un attento esame del programma AFD e bisogna riconoscere che molti punti in questione, pur essendo a carico della responsabilità politica dei laici, rientrano nei grandi orientamenti della Dottrina sociale della Chiesa, o quantomeno non li contraddicono. Per esempio la dottrina cattolica ha sempre criticato il centralismo statale, ha sempre favorito il regionalismo produttivo e l’associazionismo dei corpi intermedi, è sempre stata contraria al monopolio statale sull’educazione e la libertà di educazione ha sempre figurato tra i suoi principi non negoziabili, ha sempre chiesto di difendere la vita e la famiglia con una attività sussidiaria e non sostitutiva né tantomeno distruttiva da parte dello Stato o di raggruppamenti sovrastatali come l’Unione Europea, ha considerato la moneta e la finanzia a servizio dell’economia reale, ha sostenuto che le immigrazioni devono essere governate e non invasive perché non c’è un diritto ad immigrare mentre c’è quello a non emigrare.
A leggere il programma AFD si capisce che vorrebbe chiudere con il monopolio statale sulla cultura e della informazione, ridare alle famiglie la possibilità di educare anche direttamente i propri figli battendo lo strada dell’homeschooling, rimettere radicalmente in questione l’Unione Europea perché le nazioni sono di ordine naturale mentre l’Unione europea è del tutto artificiale, sottoporre a referendum l’adesione all’euro e porre fine ad un welfare tedesco che fa da richiamo e invito all’immigrazione. Questi sono principi, poi bisognerà vedere anche i dettagli della loro realizzazione, però non si può dire che siano contrari alla Dottrina sociale della Chiesa.
Nei loro interventi impropri in campo elettorale, i vescovi tedeschi non si sono attenuti ai principi della Dottrina sociale della loro Chiesa, ma a quelli imposti ormai da decenni dalla nomenklatura culturale e informativa che regna nei Paesi dell’Unione Europea e soprattutto a Bruxelles, una cultura artificiale e contraria alla realtà, una specie di cappa di piombo che asfissia i nostri cervelli e impone loro di pensare all’unisono come vogliono i direttori d’orchestra. Questo sì è contrario alla dottrina sociale della Chiesa.


