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ARGENTINA

La campagna di disinformazione russa contro Milei

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Un sistema enorme di disinformazione, con ampio uso di intelligenza artificiale, è stato impiegato contro il presidente argentino Javier Milei, nel 2024. La Russia è all'origine del sistema, stando ai risultati di un'inchiesta internazionale.

Esteri 21_04_2026
Javier Milei (AP)

Il governo argentino ha revocato gli accrediti stampa per l’accesso alla Casa Rosada e, in alcuni casi, anche al Parlamento, a diverse testate locali accusate di aver partecipato a una campagna di disinformazione riconducibile all’intelligence russa.

Secondo un’analisi basata su documenti riservati ottenuti dal settimanale The Continent e condivisi con diverse testate investigative (openDemocracy, Dossier Center, iStories, All Eyes on Wagner e Forbidden Stories) il gruppo avrebbe condotto un’operazione mediatica e politica in Argentina per screditare il governo di Javier Milei, allineato al blocco occidentale e sostenitore dell’Ucraina, posizione rafforzata anche dai rapporti con il presidente Volodymyr Zelensky e dal sostegno espresso alla sovranità di Kiev. Con il successivo cambio di postura degli Stati Uniti, l’operazione avrebbe progressivamente perso intensità fino a interrompersi.

I file — 76 documenti per oltre 1.400 pagine — descrivono nel dettaglio una struttura chiamata “La Compañía”, attiva tra Africa e America Latina. Nel caso argentino, tra giugno e ottobre 2024 sarebbero stati pubblicati più di 250 contenuti tra articoli e commenti su oltre 20 testate digitali, per una spesa di almeno 283mila dollari. Molti testi risultavano anonimi o firmati da identità inesistenti o non verificabili, spesso costruite con immagini prese da archivi online o create con l’intelligenza artificiale generativa. L’obiettivo era diffondere contenuti critici, accentuare tensioni interne e sostenere l’opposizione, inserendo temi reali in una narrazione manipolata. La Compañía offriva da 350 a 3.100 dollari per articolo e ulteriori fondi per raccolta dati, gestione dei contatti locali e coordinamento della diffusione. Il governo argentino ha rilanciato con forza i risultati dell’inchiesta, sostenendo che la Segreteria di Stato per l’Intelligence aveva già individuato e segnalato il piano in anticipo

Le testate coinvolte si sono difese sostenendo di aver pubblicato contenuti ricevuti da terzi senza conoscerne l’origine. E se l’ambasciata russa in Argentina ha respinto le accuse, definendole prive di prove e parte di una narrativa ostile a Mosca, il sindacato della stampa SiPreBA parla invece di un tentativo del governo di “silenziare il giornalismo critico”.

Tuttavia, un’altra indagine indipendente suggerisce un quadro più ampio che va oltre i media tradizionali e coinvolge anche l’ambiente digitale. E ci riporta in Argentina. La piattaforma digitale di fact-checking Cazadores de Fake News, fondata in Cile da attivisti venezuelani, ha identificato una rete coordinata composta da circa 30 siti web e oltre 90 account social, progettati per apparire come media indipendenti ma utilizzati per diffondere contenuti favorevoli a Delcy Rodríguez, attuale presidente ad interim del Venezuela.

L’operazione, denominata “Hispan Online”, segue la logica delle campagne doppelgänger (sosia) di disinformazione implementate da Mosca: i siti web imitano identità, linguaggi e formati del giornalismo per sembrare credibili, replicando gli stessi contenuti con leggere variazioni. In circa un mese sono stati pubblicati oltre 11mila articoli, un volume che suggerisce l’uso di automazione o intelligenza artificiale.

Gli articoli vengono scritti una volta e poi riscritti con piccole variazioni per diversi Paesi, mantenendo dati e immagini identiche. Il Venezuela resta il tema principale (17% dei contenuti), ma la rete pubblica anche articoli su Brasile, Messico, Colombia, Argentina e altri Paesi per simulare media indipendenti con copertura internazionale.

I contenuti venivano diffusi anche tramite video su YouTube, costruiti per simulare notiziari di diversi Paesi latinoamericani e rafforzare l’illusione di pluralità. Inoltre, i presentatori non erano avatar, come accade in simili campagne di inquinamento dell’informazione: l’indagine ha identificato 15 persone tra attori e doppiatori residenti in Argentina ingaggiati per registrare i video in grado di saper parlare con gli accenti di diversi paesi dell’America Latina, come colombiano, messicano… Le verifiche sui domini conducono a una società di comunicazione politica con sede a Buenos Aires, QSocial (o QSN Big Data), ma non è stato possibile stabilire con certezza chi abbia ideato o finanziato l’operazione.