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animazione

Karol, la potenza di Cristo nella vita dei giovani

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Il cartone animato del 2007, diretto da Orlando Corradi, racconta san Giovanni Paolo II a chi non ha vissuto il suo pontificato. Dalla Polonia comunista al soglio di Pietro, alla sofferenza degli ultimi anni, il filo conduttore è il suo rapporto con i ragazzi, ricordando loro che erano e sono fatti per cose grandi e senza accontentarsi di presentare un cristianesimo "facile".

Cinema e tv 09_09_2026

Karol è un film a cartoni animati del 2007 (visibile gratuitamente su YouTube), dedicato alla figura di Karol Wojtyła: da quando era semplice sacerdote fino a quando è diventato Papa con il nome di Giovanni Paolo II. Diretto da Orlando Corradi e prodotto da Mondo TV, la sceneggiatura è di Francesco Arlanch, mentre le musiche sono firmate dal premio Oscar Luis Bacalov; nella versione italiana la voce di Karol è quella di Luca Ward, il miglior doppiatore italiano.
Il punto di partenza scelto dal regista è intelligente: non tentare di raccontare ogni particolare della sterminata biografia di Giovanni Paolo II, ma seguire soprattutto un filo conduttore, cioè il suo rapporto con i giovani: dalle escursioni sulle montagne polacche con piccoli gruppi di studenti fino alle immense Giornate Mondiali della Gioventù. Il racconto ci presenta così il giovane sacerdote Karol Wojtyła nella Polonia del dopoguerra. Siamo nel 1949: il comunismo sta stringendo la propria morsa sul Paese e la Chiesa deve svolgere la propria missione in un clima di controllo e persecuzione. Karol, però, non rinuncia a stare accanto ai ragazzi. Cammina con loro, parla con loro, li accompagna nella fede.
Da quel piccolo gruppo di giovani polacchi la narrazione procede attraverso le grandi tappe della sua vita fino all'elezione al pontificato e agli anni di ministero petrino. Il film tocca alcuni degli avvenimenti più significativi del suo pontificato, dalla lotta contro il comunismo alla caduta del Muro di Berlino, fino alle grandi adunanze di giovani culminate con il Giubileo del 2000 e alla sofferenza degli ultimi anni.

Il giovane don Karol
Giovanni Paolo II non viene presentato semplicemente come un personaggio storico importante, ma anzitutto come un sacerdote che prende sul serio la vita delle persone che gli sono affidate. Con i giovani non si comporta come un adulto che cerca disperatamente di apparire giovane. Non cerca di conquistarli abbassando la proposta cristiana. Al contrario, li ama abbastanza da poter chiedere loro molto.
È uno degli aspetti più autentici della figura di Wojtyła. Prima ancora di diventare vescovo e Papa, il giovane don Karol aveva costruito con i ragazzi che accompagnava una vera relazione educativa: escursioni, conversazioni, preghiera, amicizia, accompagnamento delle vocazioni alla vita consacrata e al matrimonio. Questa stessa impostazione resterà nel suo pontificato.
Per questo il passaggio dai pochi ragazzi delle montagne polacche alle folle immense delle Giornate Mondiali della Gioventù non appare soltanto come una crescita numerica. È sempre lo stesso sacerdote che continua a rivolgersi personalmente ai giovani, anche quando davanti a lui non ce ne sono più dieci, ma milioni.
Il messaggio del cartone può essere riassunto nelle parole che sono diventate quasi il programma del pontificato di Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura». Non a caso il titolo internazionale del film è Karol. Do Not Be Afraid.
La fede cristiana viene dunque presentata non come rifugio dalla realtà, ma come forza che permette di entrarvi senza paura. Karol attraversa il totalitarismo comunista, le tensioni della storia europea, le responsabilità del pontificato, la malattia e infine la morte senza perdere la certezza che la storia rimane nelle mani di Dio.
Giovanni Paolo II non è grande semplicemente perché è diventato Papa o perché ha avuto un'enorme influenza politica e mediatica. La sua grandezza nasce prima: dalla sua fedeltà alla vocazione.
Il sacerdote delle montagne polacche e il Papa davanti alle folle sono la stessa persona.

Rapporto tra fede e libertà
C'è inoltre un altro elemento particolarmente educativo: il rapporto tra fede e libertà. Nel mondo comunista rappresentato dal film la libertà dei cristiani viene ostacolata perché il potere pretende di dominare perfino la coscienza dell'uomo. Karol oppone a questa pretesa non la violenza, ma la verità sull'uomo. È una delle grandi lezioni storiche del pontificato di Giovanni Paolo II: un sistema politico può controllare scuole, giornali, eserciti e polizia, ma incontra un limite quando trova uomini che non gli consegnano la propria coscienza.
Naturalmente questo cartone animato di poco più di un'ora ha anche dei limiti. Il primo è inevitabile: semplifica moltissimo. Una vita come quella di Wojtyła avrebbe bisogno di molte ore per essere raccontata. Occorre quindi selezionare episodi, abbreviare passaggi storici e rendere immediatamente comprensibili situazioni politiche ed ecclesiali complesse. Non bisogna quindi considerarlo un documentario, né una biografia completa.
Anche psicologicamente i personaggi tendono talvolta a essere molto netti: Karol rappresenta il bene, la fede e la libertà; i suoi avversari incarnano spesso l'oppressione e l'ideologia. Per un pubblico adulto la caratterizzazione può risultare un po' elementare. Per bambini e preadolescenti, però, questa semplicità rende più facile seguire una vicenda storicamente non semplicissima e permette loro di cogliere l'essenziale di un pontificato così lungo da essere ben al terzo posto dopo San Pietro e il Beato Pio IX.

Un buon film educativo
Pur avendo una colonna sonora di buon livello, il limite più evidente di questo film di animazione è purtroppo quello grafico. L'animazione tridimensionale mostra chiaramente la sua età: i movimenti sono talvolta rigidi, alcune ambientazioni risultano povere di particolari e i personaggi non possiedono l'espressività delle produzioni animate più moderne.
In conclusione Karol non è un capolavoro dell'animazione, ma è un buon film educativo soprattutto per chi, nato dopo il 2000, non ha vissuto l'importanza di questo personaggio per il ventesimo secolo. Dopo averlo visto in famiglia può essere utile raccontare ciò che il cartone lascia necessariamente sullo sfondo: l'infanzia di Karol e la perdita dei familiari, l'occupazione nazista, il seminario clandestino, la sua profondissima devozione mariana, l'attentato del 13 maggio 1981, il perdono ad Ali Agca, il ruolo avuto nella caduta del comunismo e soprattutto il contenuto del suo sterminato magistero dalla Fides et ratio alla Veritatis splendor.
Perché Giovanni Paolo II non fu semplicemente "il Papa dei giovani" nel senso superficiale dell'espressione. Non ebbe successo perché rendeva facile il cristianesimo. Ebbe successo proprio perché faceva il contrario: guardava i giovani negli occhi e diceva loro che erano fatti per qualcosa di grande.
È questa, alla fine, la verità che quest'opera di Orlando Corradi riesce a trasmettere nonostante i suoi limiti tecnici: Karol Wojtyła credeva nei giovani perché prima ancora credeva nella potenza di Cristo dentro la vita dei giovani. E forse è proprio per questo che, a tanti anni di distanza, quei ragazzi di allora che hanno partecipato alle Giornate Mondiali della Gioventù continuano a ricordarlo.