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IN SENATO

Inutile e politicamente corretta: via alla commissione anti odio

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La Commissione anti-odio presieduta dalla senatrice Liliana Segre è nuova solo dal punto di vista politico, ma è cosa vecchia per i contenuti, disegnati con il lapis del politicamente corretto. Infatti i veri odiati, come i bambini abortiti, ne saranno esclusi. 

Politica 23_09_2023

Giovedì in Senato ha preso il via la Commissione anti-odio presieduta dalla senatrice Liliana Segre. Una commissione straordinaria contro intolleranza, razzismo, antisemitismo, bullismo, istigazione all'odio e alla violenza.

Per sua natura una commissione così è da elogiare, ma nei tempi attuali la notizia della nascita di un simile organismo può creare in qualcuno noia se non fastidio. E non perché questo qualcuno tifi per l’odio e il razzismo, ma perché è armato di realismo. Terreno franoso quello su cui ci stiamo avventurando, lo sappiamo bene. Vietato parlar male di questa commissione, altrimenti finiamo per essere intolleranti e antisemiti. Sarebbe non come sparare sulla Croce Rossa, bensì come sganciare una bomba sulla sede della Croce Rossa. Una commissione contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo, pure presieduta dalla senatrice Segre è intoccabile, inscalfibile, più pura del Consiglio Superiore della Magistratura, più elevata quasi della stessa Costituzione.

Torniamo alla noia e al fastidio come reazione allergica indotta dal realismo. La violenza e l’odio non diminuiranno grazie a questa commissione. Questo organismo c’è perché è formalmente doveroso che un governo e soprattutto un governo di destra si difenda dalle critiche di non fare nulla contro le discriminazioni, i femminicidi et similia e, nel caso particolare, di essere fascista. Ecco allora la foto di La Russa con la Segre ad apertura dei lavori.

La prova che questo organismo deve rispondere a requisiti più di opportunità politica che di efficacia sta nel fatto che vi sono già altri due organismi che operano nel campo della lotta alla discriminazione: l’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori che fa capo al Ministero dell’Interno, e l’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il cui campo d’azione ormai riguarda ogni forma di discriminazione.

Il lettore lo saprà: quale è stato il secolo che ha prodotto più dichiarazioni, convenzioni, trattati sulla pace? Il secolo passato. E quale è stato il secolo dove l’umanità si è più macellata? Sempre il secolo scorso. Carte e organismi per la pace il più delle volte sono inutili e sono solo paraventi borghesi dietro cui celare l’inerzia o addirittura la connivenza con il male.

Odio, razzismo, bullismo, intolleranza, ormai sono parole a senso unico. Lo sappiamo tutti perché è una lezione che ci viene impartita quotidianamente dai media e dai social: oggi quelle parole significano solo no all’omofobia, alla discriminazione di genere (trans e donne), al sovranismo culturale occidentale, all’antieuropeismo, al respingimento degli immigrati clandestini, alla critica dei partigiani, alla smemoratezza dell’Olocausto, all’islamofobia. Stop. Tutti gli altri sono esclusi dalla tutela di quella commissione. Sono fuori perché, ad esempio, chi si dichiara orgoglioso di essere un maschio bianco, caucasico, cattolico, eterosessuale, politicamente destrorso fa una dichiarazione di guerra al mondo intero e in tal modo si autodenuncia come istigatore d’odio, razzista etc.

Questa commissione è nuova solo dal punto di vista politico, ma è cosa vecchia per i contenuti, disegnati con il lapis del politicamente corretto. Dunque, la sua istituzione non cambierà la pressione psicologica sulla società affinché alcune categorie vengano privilegiate a discapito delle altre. È ciò che già sta accadendo da anni. Pioverà sul bagnato. Eppure, i dati ci dicono altro. Basta andarsi a leggere l’ultimo report dell’OSCAD. Un dato conforta la tesi che l’omo e la transfobia non sono fenomeni dilaganti nella realtà, ma solo nel percepito collettivo. Infatti, le segnalazioni relative a crimini o discorsi d’odio per orientamento sessuale sono solo 79 in tutto il 2021 (ultimo anno recensito). Quelle che riguardano i transessuali sono appena 7. Inoltre, c’è da ricordare che non ad ogni segnalazione corrisponde un illecito. Ma l’importante per chi governa gli stati d’animo collettivi non sono i numeri, la realtà, bensì l’idea, il percepito.

Vorremmo invece che la Commissione anti-odio si occupasse davvero di chi è odiato: i bambini nel grembo materno che vengono uccisi con l’aborto, gli embrioni anche loro uccisi dalla fecondazione artificiale, i bambini vittime dei divorzi, gli adolescenti succubi della pornografia, i cattolici che ormai non possono più apirire bocca non solo sui media o sui social, ma anche a scuola, al lavoro, addirittura in parrocchia.

Infine, una preghiera. Che la Commissione non si appelli al pluralismo per pacificare gli animi e questo almeno per due motivi. Il primo: se esistesse davvero il pluralismo, questo sarebbe una delle cause principali della conflittualità sociale. Solo l’unità nella verità genera pace. Se sui fondamenti dell’esistenza ognuno la pensa in modo diverso è inevitabile che non si vada d’accordo. In secondo luogo, il pluralismo non esiste: esiste solo il pensiero unico che, grazie ad un manipolo di coraggiosi, provoca un bipolarismo. Da una parte e in maggioranza la vulgata corrente arcobalenata tendente al rosso, dall’altra, in minoranza, chi eleva il vessillo della croce. Ci auguriamo che la Commissione anti-odio non voglia reprimere questo gruppuscolo dissenziente affinché possa esistere solo il Partito Unico dei Benpensanti.