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NATALE 2023

«Inginocchiamoci davanti al Re del cielo e della terra»

«La nostra preghiera davanti al Salvatore Bambino non è un esercizio di sentimentalismo, ma una fonte di grazia per abbracciare tutto ciò che significa vivere in Lui durante i nostri giorni sulla terra, in attesa della sua compagnia eterna nel Regno dei Cieli». L’omelia del giorno di Natale del cardinale Raymond L. Burke.

Ecclesia 25_12_2023 English Español
Il cardinale Burke

Ebrei 1, 1-12; Giovanni 1, 1-14

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il capitolo iniziale della Lettera agli Ebrei riflette sull'evento meraviglioso che è la causa della nostra celebrazione più gioiosa oggi: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1, 1-2).  Il Verbo eterno di Dio, Dio Figlio, che è la fonte del giusto ordine e del destino finale di tutta la creazione, ha unito la nostra natura umana alla sua natura divina. È venuto ad abitare con noi, «pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14), affinché, accogliendolo, diventassimo una cosa sola con il suo Sacratissimo Cuore, e potessimo diventare «figli di Dio; ... nati non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio» (Gv 1, 12-13).  Infatti, come proclama il Prologo del Vangelo secondo San Giovanni: «E dalla sua pienezza tutti abbiamo ricevuto, grazia su grazia» (Gv 1,16).  In Lui viviamo, in accordo con «grazia e verità».

L'evento meraviglioso dell'Incarnazione Redentrice, della nascita di Nostro Signore dalla Vergine Maria a Betlemme, è eterno. Così, l'Epistola agli Ebrei applica giustamente al Salvatore Bambino, Dio Figlio incarnato, le parole del Salmo 102:

«In principio tu hai fondato la terra,
i cieli sono opera delle tue mani.
Essi periranno, ma tu rimani,
tutti si logorano come veste,
come un abito tu li muterai
ed essi passeranno. Ma tu resti lo stesso
e i tuoi anni non hanno fine» (Sal 102 [101], 25-27).

Ci inginocchiamo in preghiera davanti all'immagine del Salvatore bambino, perché riconosciamo in Lui il Re del cielo e della terra, con il quale abbiamo comunione di cuore attraverso il sacrificio eucaristico che Egli sta per offrire.
Il crocifisso sull'altare non è una decorazione, ma il segno del Sacrificio del Calvario che Cristo rende sacramentalmente nuovo sull'altare, il Sacrificio al quale siamo chiamati a partecipare con tutto il cuore.

Dom Prosper Guéranger ci aiuta a comprendere il significato profondo e duraturo di ogni aspetto della celebrazione odierna. Riferendosi all'Epistola della Lettera agli Ebrei, scrive:

«Mentre i nostri occhi sono fissi sul dolce Bambino nel suo Presepe, San Paolo ci invita a elevare il nostro pensiero fino a quella Luce infinita, dal mezzo della quale il Padre Eterno parla così a questo Bambino di Maria: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato: questo giorno è il giorno dell'eternità, un giorno che non ha né mattina né sera, né sorgere né tramonto. Se la natura umana che ha concesso di assumere lo colloca al di sotto degli angeli, egli è infinitamente al di sopra di loro per la sua stessa essenza, per cui è Figlio di Dio. Egli è Dio, è il Signore, e nessun cambiamento può avvenire su di lui. Può essere avvolto in fasce o inchiodato a una croce, o sottoposto a una morte ignominiosa; tutto questo solo nella sua natura umana: nella sua Divinità rimane invalicabile e immortale, perché è nato dal Padre da tutta l'eternità».

Inginocchiati davanti a Gesù Bambino, noi troviamo posto nel Suo Cuore divino unito al Suo cuore umano che Egli ha ricevuto sotto il Cuore Immacolato di Maria, sua Vergine Madre; rinnoviamo tutta la nostra fiducia in Dio Padre e nella sua promessa di salvezza eterna. Preghiamo di poterci trovare sempre tra «coloro che hanno amato la manifestazione [di Cristo]», per i quali Dio Padre ha «posto... la corona di giustizia» (2Tim 4, 8).

Nel Bambino Gesù riconosciamo noi stessi che, attraverso le acque del Battesimo, siamo rinati in Lui e che, uniti a Lui nel suo Sacrificio Eucaristico, poniamo il nostro cuore completamente nel Suo cuore trafitto e glorioso. La nostra preghiera davanti al Salvatore Bambino non è un esercizio di sentimentalismo, ma una fonte di grazia per abbracciare tutto ciò che significa vivere in Lui durante i nostri giorni sulla terra, in attesa della sua compagnia eterna nel Regno dei Cieli. La preghiera di San Paolo all'inizio della Lettera agli Efesini esprime l'eterno mistero dell'identità del Divino Bambino che adoriamo e della nostra identità in Lui:

«Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1, 3-10).

Di fronte alle tremende prove che affrontiamo nel mondo e nella nostra vita personale, non cediamo mai alla tentazione dello scoraggiamento, ma dedichiamoci sempre più alla preghiera davanti al presepe, al crocifisso e, soprattutto, alla Presenza Reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Attraverso la preghiera e la devozione e, soprattutto, attraverso la venuta di Nostro Signore a noi nei Sacramenti, i sette doni dello Spirito Santo che abitano in noi illuminino la via della vita eterna e diano il coraggio di seguirla fedelmente.

Che la gioia della celebrazione di oggi non ci abbandoni mai. Che ci ispiri e ci rafforzi sempre, soprattutto nei tempi più difficili in cui viviamo. Offriamo, con Dom Guéranger, la sua preghiera ispirata al Santo Vangelo:

«Oggi, grazie alle vie meravigliose del tuo amore, ti abbiamo ricevuto; perché chi potrebbe rifiutarsi di riceverti, dolce Gesù Bambino! Ma non lasciarci; rimani con noi e perfeziona la Nuova Nascita che hai iniziato in noi. Non vogliamo più essere né del sangue, né della volontà della carne, né della volontà dell'uomo, ma di Dio, da Te e in Te. Ti sei fatto carne, o Verbo eterno, perché noi diventassimo figli di Dio. Ti supplichiamo, sostieni la nostra debole natura umana e rendici idonei a questo nostro sublime destino. Tu sei nato da Dio tuo Padre, sei nato da Maria, sei nato nei nostri cuori; tre volte glorificato per questa tua triplice nascita, o Gesù! Così misericordioso nella tua Divinità e così divino nelle tue umiliazioni che ti sei cercato!»

Il Bambino Gesù, vero Dio e vero uomo, non ci delude mai, non cessa di riversare la sua vita per noi. Egli perfeziona sempre la sua vita in coloro che amano la «sua manifestazione». Sua Madre, la Beata Vergine Maria, e il suo Padre Verginale, San Giuseppe, non mancano mai di guidarci a Colui che solo è la nostra salvezza, non mancano mai di custodire il nostro cammino in Lui.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

* Cardinale

 

 



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