In Malesia il primo sacerdote di etnia Berawan
La vocazione di don Joel Rut Markus è nata ascoltando le omelie di un missionario olandese pronunciate nella lingua della sua etnia
Il 16 settembre, a Taman Tunku, in Malesia, è stata celebrata l’ordinazione presbiteriale di Joel Rut Markus. La cerimonia si è svolta alla presenza di oltre 3.000 fedeli nella chiesa di San Domenico e del Rosario che fa parte della diocesi di Miri situata nella parte settentrionale della provincia di Sarawak, nel Borneo. Joel Rut Markus è il primo sacerdote Berawan, una tribù indigena tradizionalmente dedita a pesca, caccia e coltivazione del riso, i cui componenti tuttora vivono prevalentemente in villaggi costruiti nel bacino del fiume Baram, in comunità organizzate in abitazioni comunitarie. Il percorso verso il sacerdozio di Joel Rut Markus è incominciato dieci anni prima quando ha ascoltato l’omelia di un missionario olandese, padre Guido Gockel, pronunciata in una delle lingue locali del territorio di Sarawak. Come racconta don Markus, questo lo aveva colpito. Si era domandato come mai un prete olandese si fosse preso la briga di imparare a predicare nella lingua locale. Da lì si era formata in lui l’idea di annunciare a sua volta il Vangelo tra le comunità locali, nelle loro lingue e secondo le loro culture. È stata questa l’origine della sua vocazione al sacerdozio. Circa il 62% degli abitanti della Malesia sono musulmani. I cristiani sono tra il 6 e il 9%, presenti in tutto il paese, ma soprattutto nel Borneo. Nel rapporto annuale di Open Doors sui cristiani perseguitati occupa il 51° posto dell’elenco dei pasi in cui la vita dei cristiani è più difficile. Dal 2024-2025 si è registrato un preoccupante aumento dei casi di persecuzione, in particolare dei danni arrecati a chiese e degli ostacoli posti alla formazione di leader religiosi e allo svolgimento di attività destinate ai giovani. La diocesi di Miri conta 120.000 cattolici su circa 950.000 abitanti della provincia di Sarawak. I fedeli sono in gran parte Dayak, storicamente noti come “tagliatori di teste”, e Orang Ulu, un insieme di 27 diverse comunità.

