In India uccisi tre Pastori battisti
Facevano parte di una delegazione che aveva partecipato a un incontro ecclesiale e che stata vittima di una imboscata sulla strada del ritorno
Tre Pastori battisti sono stati uccisi e quattro sono stati feriti gravemente la mattina del 13 maggio nello stato indiano di Manipur nel corso di una imboscata tesa a un convoglio di cristiani battisti. I religiosi e le altre persone che componevano il convoglio sono di etnia Kuki-Zo. Dal 2023 nel Manipur un conflitto divide i Meitei, l’etnia indù che costituisce il 60% circa della popolazione dello stato, e i Kuki-Zo, una delle comunità minoritarie, in gran parte cristiana. Gli scontri tra le due etnie, originati da complesse questioni che riguardano terre, risorse, status tribale, hanno già causato la morte di centinaia di persone e ne hanno messo in fuga almeno 60.000. Da alcuni mesi contro i Kuki-Zo si è schierata anche un’altra etnia minoritaria, i Naga. L’ostilità tra Kuki-Zo e Naga ha radici storiche. Tra il 1992 e il 1998 gli scontri tra le due etnie hanno provocato più di mille morti. Lo United Christian Forum of North East India (UCFNEI) ha riferito all’agenzia di stampa Fides che vittime dell’imboscata sono i componenti di una delegazione che aveva partecipato a un incontro ecclesiale e stava tornando a casa. L’agguato è avvenuto lungo l’arteria che collega il Manipur con il Nagaland. Secondo fonti Kuki-Zo ad attaccare il convoglio è stato un gruppo armato Naga, ma sono in corso indagini per accertare le responsabilità. “Questo brutale e disumano atto di violenza – ha dichiarato il portavoce dell’UCFNEI, Allen Brooks – ha mietuto le vite di innocenti servitori di Dio che hanno dedicato la loro vita alla pace, al servizio e all’elevazione spirituale delle loro comunità. Questi leader religiosi non erano combattenti, né figure politiche: solo guide spirituali, ma anche pilastri di speranza, riconciliazione e guida morale in una regione a lungo segnata dal conflitto”. Una nota dell’UCFNEI fa da eco alle parole di Brooks: “assistiamo allo spargimento di sangue innocente, il sangue di coloro che hanno proclamato il Vangelo della pace. Questa imboscata a sangue freddo contro uomini di Dio rappresenta una malvagità e una disumanità così profonde da scuotere la coscienza di ogni persona civile. L’uccisione di pastori battisti appartenenti alla comunità Kuki non è semplicemente un attacco a individui o a una tribù, ma un assalto alla fede cristiana, alla sacralità della vita e al tessuto stesso di fratellanza e sorellanza nel nordest dell'India. Nessuna rivendicazione politica o etnica può mai giustificare l’omicidio di pastori e operatori ecclesiastici disarmati che viaggiavano su una strada pubblica”. L’UCFNEI pertanto esorta “tutte le confessioni cristiane, le organizzazioni della società civile e le persone di buona volontà del Nordest dell'India e del resto del Paese a unirsi in preghiera, digiuno e pacifica difesa della giustizia”. “Che questa tragedia – si legge nell’appello – non ci divida ulteriormente, ma rafforzi la nostra determinazione a opporci alla violenza nel nome di Cristo, che disse: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Io non ve la do come la dà il mondo. Il vostro cuore non sia turbato e non abbiate paura’”.


