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IL MORTO FINISCE NELL'ORTO

In California il "caro estinto" diventerà concime

Il governo californiano offre un'alternativa "green" alla sepoltura, permettendo di trasformare le salme in fertilizzante. Perdendo di vista l'eternità e la risurrezione della carne, persino quel rispetto dovuto ai defunti, caratteristico di ogni cultura umana, cede sotto i colpi di un imbarbarimento travestito da ecologismo e utilitarismo.

 

Editoriali 31_10_2022

In California dal 2027 i defunti potranno diventare concime. Lo stabilisce una legge proposta dalla deputata Cristina Garcia e firmata qualche giorno fa dal governatore democratico Gavin Newsom, allo scopo di offrire un'alternativa “green” alla tradizionale sepoltura, ma anche alla cremazione: perché sprecare un cadavere lasciandolo in una bara sottoterra, o incenerendolo in un crematorio? In un’ottica utilitarista ed ecologista può ancora essere usato. E così siamo arrivati al “compostaggio umano”.

Per il governo californiano il “caro estinto” potrà diventare concime per campi e giardini con vantaggio per l’ambiente. «Con il cambiamento climatico e l'innalzamento del livello del mare che ci minacciano questo è un metodo alternativo di smaltimento che non inquina», ha spiegato Garcia, come riporta il Los Angeles Times. Secondo i dati del National Geographic, le cremazioni negli Stati Uniti producono circa 360mila tonnellate di anidride carbonica all'anno. Un inquinamento inaccettabile per la cultura green ed ecocompatibile. Il nuovo procedimento approvato prevede che il corpo del defunto sia messo in un contenitore d'acciaio e sepolto a circa 2,4 metri di profondità circondato da materiali biodegradabili come trucioli di legno. Il contenitore deve essere aerato per consentire la crescita di microbi e batteri. Il processo di decomposizione dovrebbe completarsi in 1 o 2 mesi. Il terriccio organico che si crea può essere poi fornito a terreni agricoli per la concimazione.

Questo cocktail di ecologismo e utilitarismo che ha portato alla legge californiana, rappresenta un’ulteriore tappa del processo di svilizzazione materialista del corpo umano. Un’offesa alla visione della morte e dei morti che hanno da sempre caratterizzato le culture umane. Il culto dei morti ha radici antichissime. Fin dai suoi albori della storia umana ogni civiltà ha sviluppato una sua forma di culto dei morti. L’uomo ha adottato da sempre riti e modalità per dare l’ultimo saluto e attestazione di rispetto e cordoglio verso il defunto. Anche in chiave di perpetuazione della sua memoria. Storicamente, tralasciando modalità residuali ed estreme, le spoglie mortali possono essere inumate, cioè sepolte, oppure cremate, ridotte quindi in cenere tramite cremazione. Entrambe sono eseguite con appositi riti che riflettono la concezione dell’aldilà e la religione della civiltà che le esegue. Anche dopo che le spoglie sono affidate alla terra o al fuoco ogni cultura ha avuto il proprio modo di ricordare i propri defunti, creando un loro culto dei morti.

La valorizzazione del corpo più evidente si è realizzata nell’ambito del cristianesimo, che giustamente ha istituito una festa dedicata ai defunti. La Chiesa ha sempre sottolineato come nel cristianesimo tutto cominci dalla carne: tutto ciò che Dio ha voluto e creato è valore, è “cosa buona”, come dice la Genesi. Non è valore, invece, ciò che è conseguito al peccato. Così, il corpo è un valore perché voluto e creato da Dio e non è una conseguenza del peccato. Conseguenza del peccato è la corruzione del corpo, non il corpo. Dio ha voluto l’uomo diverso dall’angelo, che è stato creato come essere unicamente spirituale. L’uomo no. L’uomo è un’unione sostanziale di spirito e di corpo. Né lo spirito, né tantomeno il corpo, costituiscono elementi accidentali, ma sono sostanziali, indispensabili, affinché l’uomo sia tale. Si parla inoltre nella dottrina cristiana di resurrezione dei corpi. E ciò perché il corpo costituisce un valore, perché Dio ha voluto e creato il corpo, perché l’uomo è tale nell’unione di spirito e corpo.

L’uomo non è destinato all’eternità solo in spirito, ma in spirito e corpo, perché è unione sostanziale di entrambi. Gesù, infatti, dice che non ci si deve meravigliare della resurrezione dei corpi: «Non vi meravigliate  (…) verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri (…) ne usciranno: quanti fecero il bene, per una risurrezione di vita e quanti fecero il male, per una risurrezione di condanna» (Gv 5, 28-29). Il culto verso i defunti va dunque inserito nella concezione cristiana della vita e cioè nel Credo verso la risurrezione della carne e la vita eterna. Il culto dei morti ha uno dei suoi momenti più alti nella visita ai defunti al cimitero come momento di raccolta e di meditazione. Lì il dolore per la separazione dovuta alla morte, il desiderio di onorare la memoria nel rispetto della comune sorte mortale, la riflessione sul mistero della vicenda umana potranno diventare fonte di preghiera di suffragio.

Per questo il progetto di compostaggio umano, il fare delle salme dei cari defunti solo concime per campi e giardini, è un segno preoccupante dell’imbarbarimento di quelle ideologie che si vogliono sbarazzare del più profondo senso del Sacro radicato da secoli nella storia dell’umanità.