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FLUSSO MIGRATORIO

Immigrazione illegale, se l'Ue adotta metodi da "piano Albania"

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L'arrivo di immigrati illegali resta molto alto e la metà arriva da paesi sicuri (come Egitto e Marocco). L'accordo di dicembre del Consiglio Ue dovrebbe migliorare le cose, adottando metodi all'inglese o all'italiana: più facili i trasferimenti in paesi terzi sicuri.

- Irlanda stanca dell'immigrazione di R. Jones

Politica 09_01_2026
Migranti (La Presse)

«L’inverno è il momento più pericoloso per attraversare il Mediterraneo. Dona ora e aiutaci a tornare in mare». Questo era l’appello di SOS Mediterranee nei mesi scorsi. Chiedeva aiuto per riparare la Ocean Viking, la nave con cui dal 2018 intercetta le imbarcazioni che trasportano gli emigranti illegali, ne imbarca i passeggeri e li porta in Italia lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Danneggiata dalla guardia costiera libica, la Ocean Viking ha potuto riprendere le attività solo a fine dicembre. Il 31 dicembre ha preso a bordo 33 persone che viaggiavano sulla nave offshore Maridive 703 ed arrivata a Savona il 5 gennaio. «Ne avremmo potuto salvare altre 135», si rammarica l’ong: 75 che sono state riportate in Tunisia prima che la Ocean Viking potesse intervenire e altre 60, a bordo di un gommone, perché la guardia costiera libica glielo ha impedito.

Lo scorso anno la sola SOS Mediterranee ha portato in Italia 1.235 emigranti illegali. In tutto ne sono arrivati via mare 66.296, qualche centinaio in meno che nel 2024, quando erano stati 66.617, ma in calo drastico rispetto agli anni precedenti: 157.651 nel 2023 e 105.131 nel 2022.

Il numero comunque elevato di arrivi nel 2025 ha portato il totale degli immigrati illegali inseriti nel sistema di accoglienza italiano a ben 142.233, così suddivisi al 31 dicembre 2025: 292 negli hot spot, i centri di prima accoglienza in cui gli emigranti illegali vengono identificati e in cui di solito inizia l’iter della richiesta di asilo; 102.333 nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), in cui i richiedenti asilo sono ospitati e assistiti – vitto, alloggio, assistenza sanitaria, mediazione culturale, assistenza sociale… – nel periodo, che può durare anni, necessario ad esaminarne la pratica e decidere se accoglierla o respingerla; 39.608 nel SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), in cui ai titolari di protezione internazionale sono offerti progetti personalizzati di integrazione della durata di sei mesi, prorogabili per altri sei, al termine dei quali dovrebbero essere in condizione di inserirsi nella vita sociale ed economica del paese.

I costi economici di questo grande apparato assistenziale creato per far fronte ai flussi migratori illegali sono ingenti. Nel solo SAI più di 22mila addetti sono necessari per gestire gli 868 progetti oggi attivi: 622 ordinari, 206 destinati ai minori non accompagnati, 40 riservati a persone con disagio mentale o disabilità. I costi sociali sono ancora più pesanti, ormai pressoché insostenibili, come documenta la cronaca quotidiana di aggressioni, spaccio, degrado, perché l’integrazione è un obiettivo che sul totale pochi realizzano.

È difficile prevedere che andamento avrà il fenomeno dei flussi migratori illegali nel 2026. A far sperare per il nostro paese, di positivo c’è l’atteggiamento del governo italiano che cerca e trova soluzioni, per quanto avversato da tanti magistrati che sistematicamente lo ostacolano. A livello europeo, il fattore rilevante è il farsi strada della convinzione che la maggior parte degli emigranti illegali non fuggono da guerra e persecuzione ed è quindi legittimo fermarli, respingerli, rimpatriarli. «Le 33 persone soccorse stanno bene – informava sulle reti social SOS Mediterranee il 5 gennaio – e finalmente possono mettere piedi (e piedini) in un paese sicuro, dove i loro diritti e i loro corpi non siano sistematicamente violati». In realtà sono pochi gli emigranti illegali diretti in Europa che sono davvero in fuga dalla violenza di guerre e persecuzioni. Lo dimostra la percentuale sempre piccola, ogni anno, delle richieste di asilo accettate.

Prima ancora lo dimostrano i paesi dai quali provengono. Nel 2025, ad esempio, 20 dei 28 Stati di origine della maggior parte delle persone arrivate in Italia non presentano condizioni estreme e generalizzate di insicurezza tali da giustificare una richiesta di asilo: per un totale di oltre 55mila persone che, se hanno chiesto protezione internazionale, lo hanno fatto senza fondati motivi. Il fatto nuovo, positivo, è che l’8 dicembre il Consiglio Europeo ha approvato un accordo in materia di immigrazione nel quale, oltre a definire procedure e regole comuni per l’esame delle richieste di asilo e per i rimpatri, si indicano i criteri per individuare dei paesi sicuri, definizione da applicare oltre che ai paesi di origine anche a quelli di transito e di riallocazione in Stati terzi non Ue. I primi, ai quali altri si aggiungeranno, sono Colombia, India, Bangladesh, Egitto, Kosovo, Marocco e Tunisia. Gli ultimi cinque figurano anche nell’elenco di 19 paesi sicuri messo a punto dall’Italia nel 2024.

È previsto un esame più rapido delle richieste di asilo di chi proviene da quei paesi e di chi ha raggiunto l’Italia passando per un paese sicuro e diventa possibile trasferirli in un paese terzo sicuro. In sostanza, è quanto già prevede il Piano Albania elaborato dal governo italiano, bloccato dai giudici e che adesso finalmente potrebbe funzionare.

Oltre a rendere più efficaci le misure di contrasto all’immigrazione illegale, le nuove regole stabilite dall’accordo europeo dovrebbero avere anche un effetto deterrente. Gli emigranti che chiedono asilo come espediente per non essere respinti, e sono la maggioranza, vogliono trasferirsi in Europa, anche se non necessariamente in Italia, e per riuscirci sono disposti a pagare migliaia di dollari alle organizzazioni che effettuano i viaggi illegali. L’incertezza dell’esito, la prospettiva di essere rimpatriati o trasferiti in un paese non europeo (la Gran Bretagna aveva preso in considerazione il Ruanda, ad esempio) dovrebbe dissuadere almeno una parte dei cittadini dei paesi sicuri. In Italia, nel 2025, da Bangladesh, Egitto, Marocco e Tunisia, quattro paesi sicuri secondo il Consiglio Europeo, sono arrivati 31.892 emigranti, il 48,1% del totale. Se si addizionano gli emigranti originari degli altri paesi ritenuti sicuri dal governo italiano, la percentuale supera il 52,5%.