Il Veneto fa strada: ora il suicidio assistito è affare del Governo
Ascolta la versione audio dell'articolo
Dopo l'approvazione della legge sul suicidio assistito in Veneto, si moltiplicano iniziative analoghe in Puglia e Sicilia da parte di esponenti di Lega e Forza Italia. E il ministro Zangrillo apre "da cattolico" ad una legge che faccia ordine. Ma difendere l’indisponibilità della vita è in contrasto con l'interrogarci sul suo senso per far passare il suicidio assistito.
Dopo l’approvazione in Veneto della legge sul suicidio assistito pare che tutti – laici, uomini di Chiesa, atei e credenti – vogliano una legge del Parlamento sull’aiuto al suicidio. Il fatto che il centro-destra in Veneto abbia varato una simile legge le ha dato la patente di rispettabilità non solo tra i rappresentanti del governo Meloni, ma anche in casa cattolica.
E infatti una proposta di legge su questa materia è stata presentata in Puglia da Napoleone Cera, consigliere della Lega, e da Marcello Lanotte, di Forza Italia. Analoga proposta è stata presentata in Sicilia dai deputati regionali di Forza Italia Salvo Tomarchio e Stefano Pellegrino. Non è un mistero che sia soprattutto Forza Italia a spingere per avere una legge nazionale. Che il forzista nonché ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenga, perché prima c’è il cattolico e poi il politico. Non si può tacere in questi casi.
È quindi in corso un’accelerazione perché i lavori parlamentari sul disegno di legge sul suicidio assistito (clicca qui e qui) riprendano, questo anche con l’avallo della Chiesa, come abbiamo raccontato di recente. Trattasi di suicidio assistito della politica da parte della Chiesa. Un’altra spinta in tal senso è venuta da un’intervista rilasciata a Repubblica – ormai diventata testata di riferimento per appoggiare il suicidio assistito – dal ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e pubblicata il 6 settembre scorso.
In prima battuta viene da domandarsi: ma ratione materiae che competenza ha un ministro della Pubblica amministrazione per pronunciarsi su una tematica di biodiritto? Ad essere comprensivi potremmo rispondere: molto limitata. Ma in questo caso non vale la competenza, ma il ruolo politico: Zangrillo milita in Forza Italia, Forza Italia vuole questa legge e il nemico Repubblica una volta tanto torna utile per sponsorizzare una legge che alla fine trova concordi i forzisti con i progressisti.
Entriamo nel merito dell’intervista. Il ministro afferma che «il fine vita è un tema che non deve essere affrontato con steccati ideologici ma deve scuotere le coscienze di chi ha il dovere di esprimersi». Opporsi al suicidio e quindi all’aiuto al suicidio non rappresenta uno steccato ideologico, ma esprime un dovere morale, esprime l’esigenza di tutelare la vita anche contro gli attacchi di chi vuole togliersela, esprime l’amore per la vita e la persona anche quando questa non si ama più tanto da voler morire. Lo steccato ideologico è invece quello in cui è rinchiuso chi considera qualsiasi scelta liberamente voluta come rispettabile, anche quando è in contrasto con la propria dignità. L’autentica libertà è connessa con il bene oggettivo della persona, altrimenti è schiavitù.
Poi l’intervistatrice domanda: «Senza una legge nazionale non si crea un divario tra regioni?». Risposta di Zangrillo: «Per questo dobbiamo intervenire come Parlamento». Ecco concretarsi la strategia dei Radicali: prima creiamo una legislazione regionale a macchia di leopardo, poi protestiamo sul fatto che la disciplina su questa materia è difforme da regione a regione ed esigerebbe una legge unitaria. Insomma si crea il danno per poi invocarne la riparazione.
Proseguiamo. Il ministro aggiunge: «Un governo attento che fa il suo mestiere deve comprendere le sensibilità dei cittadini […]. Da varie parti è emersa la necessità di affrontare il tema del fine vita, è sentito dai cittadini ed è un tema reale». Posto che se tutti ritenessero giusto togliersi la vita rimarrebbe moralmente ingiusto farlo – la verità per fortuna non è democratica – domandiamo al ministro: quali sono i riscontri oggettivi e quindi scientifici per sostenere che i cittadini vogliono il suicidio assistito? Non ne fornisce.
Noi abbiamo risultanze diverse. Riferiamoci solo ai malati di SLA, “privilegiato” bacino di persone dove i Radicali pescano più frequentemente i loro candidati al suicidio assistito. Dei circa 6.000 malati di SLA solo qualcuno, scovato per l’appunto dai Radicali, ha voluto morire (o è stato persuaso a farlo?). Ovvio poi che se i politici offriranno la soluzione dell’iniezione letale, sempre più poveretti cederanno a questa mortifera tentazione. Ma il compito della politica non è quello di incentivare istinti suicidi in persone fortemente depresse, ma promuovere la vita soprattutto dove stenta a rimanere in salute.
Zangrillo poi chiude indossando la giacchetta da “cattolico” al fine di tranquillizzare tutti e così far capire che anche un credente può aiutare un altro ad ammazzarsi: «Da cattolico sono il primo a credere alla indisponibilità del valore della vita, ma questo rimanda direttamente al valore della dignità umana. Io credo che, quando ci sono situazioni estreme, dobbiamo interrogarci su cosa sia l’indisponibilità del valore della vita».
Qualche considerazione. La prima: smettiamola una volta per tutte di dirci cattolici quando si dicono cose che cattoliche non sono. La Chiesa cattolica ha una posizione ufficiale sul suicidio: «ll suicidio è gravemente contrario alla giustizia, alla speranza e alla carità. È proibito dal quinto comandamento» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2325). Per logica da bambini dell’asilo, se il suicidio è proibito va da sé che anche l’aiuto al suicidio è proibito. Dunque se Zangrillo si dice cattolico deve dirsi contrario all’aiuto al suicidio e quindi ad una norma che lo legittimi. O si dice a favore e non può dirsi cattolico o si dice contrario e può dirsi cattolico (almeno su questo punto). Tertium non datur. Prima di essere una questione di coerenza è questione di logica elementare.
Seconda considerazione: il ministro difende l’indisponibilità della vita, ma poi aggiunge che dobbiamo interrogarci sul suo senso. Ma se Zangrillo ritiene lecito uccidersi e addirittura aiutare qualcuno a farlo vuol dire che non difende l’indisponibilità della vita, ma la sua disponibilità. Quindi il senso sull’indisponibilità della vita su cui dobbiamo interrogarci coincide con la sua disponibilità. Come dire una cosa e il suo esatto opposto in quattro righe. Virtuosismi da politico.
Terza riflessione: il ministro fa intendere che il tema suicidio è legato «direttamente al valore della dignità umana». Ha centrato perfettamente il punto. Infatti è proprio perché il suicidio contraddice la dignità umana che è vietato. Il primo principio morale recita così: tu ti devi comportare in modo conforme alla tua dignità, ossia alla tua intima preziosità. Perché non posso derubare una persona? Perché non posso violentarla o truffarla? Perché non sono atti conformi alla preziosità incommensurabile della persona, sia di quella che agisce sia della vittima. Parimenti: perché non posso uccidere una persona (anche con il suo consenso) o perché non posso togliermi la vita? Perché sono condotte in contrasto con la dignità personale. Uccidere una zanzara può essere lecito perché una zanzara non vale nulla. Uccidere una persona innocente non è lecito perché non rispetta la sua dignità. E questa dignità, questa sua intima preziosità non diminuisce a motivo di infermità, patologie e sofferenze, ossia le situazioni estreme a cui alludeva il ministro. Tizio non è meno persona se soffre. La persona vale per quello che è, non per come è (malato o no, sofferente o meno) o per quello che fa. Nulla, ma proprio nulla può intaccare la sua preziosità perché questa riposa in prima istanza nella sua anima razionale, realtà metafisica, di cui si può provare l’esistenza, e non scalfibile da nessun accidente materiale. E questa immutabile preziosità deve essere sempre riconosciuta da tutti. Anche da chi è tentato di togliersi la vita.
Da Pegoraro a Paglia, gli strani cattolici pro suicidio legale
Dopo l’intervista ad Avvenire il presidente della Pav ha ribadito al Corriere, in modo ancora più chiaro, il suo appoggio a una legge sul suicidio assistito che ne eviti una peggiore. Stessa linea difesa da Paglia in un articolo su Repubblica. Ma dare il proprio assenso ad una legge ingiusta significa tradire la dottrina cattolica.
Sicilia, Forza Italia spinge per il Ddl sul suicidio assistito
Due deputati forzisti hanno depositato all’Ars un disegno di legge pro suicidio. Un testo incostituzionale ma che serve a fare pressioni sul governo nazionale, per normalizzare una pratica contraria al bene comune. E a suo tempo stigmatizzata, tra gli altri, dal beato Livatino.
Suicidio assistito, il Ddl della destra rimane contro la vita
Approdato alle competenti commissioni del Senato il Ddl Zanettin-Zullo che richiama i criteri di accesso al suicidio assistito indicati dalla Corte costituzionale, pur con delle differenze, dalle cure palliative all’assenza di spese per il Servizio Sanitario Nazionale. Ma al netto dei paletti il testo favorisce la deriva eutanasica.
- «Le cure palliative non riguardano solo i malati terminali», di Fabio Piemonte
Aiuto al suicidio, riecco i cattolici che votano leggi ingiuste
Già approvato alla Camera, il 14 luglio sarà discusso al Senato un disegno di legge che richiama, con qualche miglioramento, i criteri indicati dalla Consulta per l’accesso al suicidio assistito e sembra poter raccogliere il voto del centrodestra. Ma il male, anche se “minore”, non può essere approvato.


