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scenari

Il ricatto di Ceuta: la partita geopolitica dietro la crisi tra Spagna e Marocco

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Dietro le recenti tensioni al confine di Ceuta non c'è soltanto la gestione dei flussi migratori. La crisi diplomatica tra Madrid e Rabat si intreccia con gli equilibri del Sahara Occidentale, i nuovi assetti tra Algeria e Marocco e le pressioni strategiche di Washington e Tel Aviv.

Attualità 14_08_2026

Ne L’arte della diplomazia Henry Kissinger scrive che «la politica estera è costruita sulle sabbie mobili quando trascura i reali rapporti di forza basandosi sulle previsioni delle intenzioni altrui». Nell’attuale scontro tra Spagna e Italia l’aforisma kissingeriano meriterebbe di essere attentamente soppesato; se provassimo ad allargare lo sguardo, scorgeremmo infatti che dietro alle 70mila persone circa che hanno attraversato il confine marocchino in direzione dell’enclave spagnola di Ceuta, vi è tutto fuorché «mafie, disinformazione e fraintendimenti», come invece ha dichiarato il governo di Rabat.

Il New York Times ha riportato le testimonianze di diversi profughi, i quali hanno affermato di essere stati «incoraggiati» ad attraversare Ceuta dalle «autorità marocchine». Inoltre la Guardia Civil – secondo quanto riportato dal quotidiano iberico El Español – ha rilevato la presenza di agenti dei servizi segreti marocchini infiltrati tra gli immigrati che accorrevano verso l’enclave spagnola.

Le ostilità tra Rabat e Madrid del resto non sono nuove e «l’arma» utilizzata è stata già sperimentata nel 2021; quell’anno 10mila persone fecero ingresso a Ceuta, come atto di ritorsione dopo che la Spagna aveva ospitato Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario (un movimento politico che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale rivendicato dal Marocco) ricoverato in un ospedale di Logroño, nella provincia spagnola di La Rioja.

L’anno seguente, nel 2022, la Spagna giunse ad uno storico accordo con il governo marocchino nel quale Madrid si diceva d’accordo a sostenere l’iniziativa di Rabat relativa a una concessione di autonomia politica e amministrativa della regione rivendicata dal Fronte Polisario.

La situazione è tuttavia cambiata nuovamente qualche anno dopo, fino ad arrivare ai fatti di questi giorni. Ciò che ha contribuito ad incrinare gli ondivaghi rapporti tra Spagna e Marocco è stato il riavvicinamento di Madrid all’Algeria; riavvicinamento culminato nella visita di stato effettuata ad Algeri dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez lo scorso 20 luglio. Occorre infatti ricordare che nella cittadina algerina di Tindouf ha sede il Fronte Polisario, sostenuto militarmente e finanziariamente proprio dal governo di Algeri.

È in questo scenario che si inseriscono i rapporti tra Rabat, Washington e Tel Aviv. Secondo l’ISPI, non è da escludere che tra le possibili ragioni che hanno portato il Marocco a «sguinzagliare» masse di disperati, possa esservi «la volontà di sfruttare il sostegno statunitense per eventuali mire su Ceuta come punto strategico».

Ricordiamo che il 1° agosto, cioè all’indomani dei fatti di Ceuta del 30-31 luglio, il presidente statunitense Donald Trump aveva inviato al sovrano marocchino Mohammed VI un messaggio in cui esprimeva il sostegno di Washington alla causa di Rabat, riconoscendo la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale e ritenendo la proposta di autonomia promossa da Rabat «seria, credibile e realistica». Una dichiarazione ufficiale che giungeva a quattro giorni di distanza dall’intitolazione del tratto autostradale Tiznit-Dakhla (1055 km), allo stesso tycoon.

Un rapporto, quello tra Marocco e Stati Uniti, cementato dagli Accordi di Abramo del 2020; in cambio del riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, il governo di Rabat (assieme ad altri Stati arabi e non) si impegnava a normalizzare le relazioni con Israele tramite la firma di intese e rapporti di collaborazione.

Frutto del partenariato israelo-marocchino è senza dubbio quello relativo all’utilizzo dello spyware Pegasus, un programma di sorveglianza sviluppato dall’azienda israeliana NSO Group. L’utilizzo massivo e indiscriminato di Pegasus per fini di spionaggio e repressione del dissenso ha portato organizzazioni come Amnesty International a denunciare con forza questo strumento che mette a rischio vite umane. Secondo l’organizzazione no-profit Forbidden Stories (che collabora con Amnesty), i servizi segreti marocchini in passato avrebbero spiato agenti della Guardia Civil spagnola mentre addestravano uomini del DGST (i servizi di Rabat), e nulla vieta di ipotizzare che ciò continui ad accadere.

Negli ultimi anni, i rapporti strategici tra Rabat, Washington e Tel Aviv si sono irrobustiti anche per le prese di posizione del premier spagnolo. Nel conflitto tra Israele e Hamas, Sánchez ha condannato a più riprese le operazioni militari israeliane e ha chiesto la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, citando la clausola sul rispetto dei diritti umani, rendendo così la Spagna il Paese capofila tra i partner europei nel sostegno alla causa palestinese (senza dimenticare che nel 2024 il suo governo ha riconosciuto lo Stato di Palestina).

Il governo spagnolo è stato inoltre tra i pochi a condannare l’attacco statunitense all’Iran, decidendo di non concedere agli Stati Uniti l’uso delle basi militari in Andalusia, attirandosi l’ira di Donald Trump, che ha minacciato di interrompere i rapporti commerciali con il Paese iberico.

La sensazione, quindi, è che dietro i fatti di Ceuta vi sia qualcos’altro che vada al di là della «semplice» emergenza migratoria. È stato opportunamente ipotizzato dai mezzi di informazione e dai governi di alcuni Stati europei (tra cui quello italiano), che la responsabilità di quanto accaduto vada assegnata esclusivamente alla regolarizzazione di quasi mezzo milione di persone attuata dall’esecutivo spagnolo ad aprile-maggio. Si è trattato certamente di una misura che ha catalizzato interesse e che può aver avuto un’incidenza di non poco conto sugli eventi, ma è altrettanto difficile non vedere un disegno ritorsivo da parte di Rabat, con un messaggio sottile proveniente da Tel Aviv e da Washington.

Un’ipotesi che sembrerebbe trovare conferma in quanto dichiarato il 31 luglio dall’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon: «La Spagna, che non perde occasione per fare la predica a Israele, ha dichiarato lo stato di emergenza a Ceuta in seguito alla crisi della sua politica di immigrazione. Forse prima che continui a darci lezioni, è ora che spieghi al mondo perché mantiene ancora enclavi coloniali in Africa».

In fondo, Ceuta e Melilla non sono isolate nel Mediterraneo: la relativa vicinanza geografica con le basi militari di Rota e Morón de la Frontera (che la Spagna non ha voluto concedere agli Stati Uniti) ricorda quanto il controllo di queste enclavi sia strettamente legato agli equilibri di difesa e sicurezza dell’intero scacchiere sud dell’Europa.