Il poliamore, l’ultima frontiera dei catto-gay
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Gionata, il principale gruppo catto-gay italiano, punta a rendere ancora più “fluida” ogni idea di famiglia, di matrimonio e di relazione stabile. E così promuove il poliamore, anche attraverso film, come accaduto all’ultimo Torino Pride.
In mezzo ad una spaventosa crisi della famiglia e della natalità, con un gran numero di aborti, divorzi e separazioni, i “cattolici arcobaleno” di Gionata, il principale raggruppamento “catto-gay” italiano, sembrano aver trovato la soluzione: il poliamore!
Così, in occasione del Torino Pride 2026, il 3 giugno si è tenuto un evento «con il contributo della Città di Torino» e fortemente caldeggiato da Gionata per sdoganare il poliamore attraverso la visione di un film e di un cortometraggio, seguiti da un dibattito. Chiara la volontà dei catto-gay di rendere ancora più “fluida” ed evanescente ogni idea di famiglia, di matrimonio e di relazione stabile. Il film, realizzato da Xavier Villaverde, si intitola Il sesso degli Angeli e ha ottenuto due premi al Festival di Malaga, mentre il cortometraggio, del regista Roberto Pérez Toledo, si chiama Il poliamore spiegato alle madri e alle nonne. Pérez Toledo, morto prematuramente nel 2022, è divenuto una vera icona del cinema Lgbt in Spagna per aver prodotto oltre «40 cortometraggi a tema». Il manifesto dell’evento rappresentava una ragazza (a meno che non si tratti di una ragazz*) abbracciata da due soggetti apparentemente maschili e con le ali, con su scritto: «Polifamiglie invita alla visione del film». Di queste «Polifamiglie» Gionata tace tutto e dice solo che si tratta di «amori oltre il due»: ma se si va a frugare sull’omonima pagina web si scopre la loro storia, identità e «mission».
«Polifamiglie nasce dalla passione e dalla determinazione di un gruppo di persone» che vivono e credono nel poliamore «come una forma legittima e preziosa di famiglia». La loro «rete» aspira dunque a diventare il punto di riferimento «per tutte le famiglie poli in Italia», offrendo supporto, risorse e un luogo sicuro per «condividere esperienze e sfide». Benché si definiscano una «associazione laica», parlano anche della loro presenza al Giubileo dei «cristiani Lgbt», dichiarando che al loro interno vi sarebbero varie «polifamiglie» che crescono i propri figli «nella tradizione cristiana». Sperano quindi di trovare una «Chiesa sempre più accogliente», capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo (il Vangelo), riconoscendo e legittimando «l’amore e la cura che uniscono le nostre polifamiglie».
Quelli di Gionata, naturalmente, vanno in brodo di giuggiole davanti a prospettive così inclusive, “affettuose” e aperte. Secondo loro, il cortometraggio presentato a Torino «non riguarda il sesso» né «la trasgressione», no. Riguarda «una cucina», un «pranzo di Natale», una madre «che prova a capire», una nonna «che fa domande strane», mentre chi ama due persone o più cerca «parole normali» per spiegare una vita che «normale lo è già», almeno «per chi la vive».
I cattolici arcobaleno sanno bene di tirare un po’ troppo la corda del «todos todos todos» di papa Francesco, e usano la strategia di proporre il poliamore con un linguaggio pseudo-mistico, soft e accattivante. Perfetto per certi teologi e vescovi per cui la Bibbia è divenuta interpretabile a piacimento e la Chiesa una sorta di «associazione spirituale e umanitaria per tutt*». Per i nostri “poli-cattolici”, attorno al poliamore esiste spesso «un vuoto curioso». Secondo loro, si parlerebbe troppo di «consenso», «strutture relazionali», «non monogamie etiche», «relationship anarchy», «kitchen table polyamory», «metamour», «compersione», eccetera. Occorrerebbe invece un «accompagnamento morale, umano, spirituale» ai poliamorosi e in tal senso solamente «la Chiesa può aiutare». Perché oggi, nel 2026, secondo loro, non mancano affatto «credenti poliamorosi», i quali non cercano «esperienze usa-e-getta» ma anzi «partecipano alla vita ecclesiale» e desiderano capire come vivere questo amore plurimo «senza separare affetto, coscienza e fede».
Questi credenti speciali con un amore che supera le tradizionali «barriere etiche» desiderano e sognano «responsabilità condivisa», «continuità», «fedeltà al nucleo familiare», «sostegno reciproco», «figli cresciuti insieme», «impegno economico ed emotivo». In tre, in quattro o anche più.

