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Ora di dottrina / 208 – La trascrizione

Il Paradiso – Il testo del video

Nei testi dei Padri della Chiesa è molto presente l’immagine di Maria Santissima come nuovo Paradiso, restaurazione e perfezionamento dell’Eden. Lei, nuova terra vergine, insieme a Cristo, è il cuore della nuova creazione.

Catechismo 10_05_2026

Proseguiamo la nostra presentazione delle prefigurazioni di Maria Santissima nell’Antico Testamento. La scorsa volta abbiamo visto un’immagine poco conosciuta, quella della nuvola, e oggi vediamo un’altra immagine che forse non è così immediata per noi, ma che è molto presente nei testi dei Padri della Chiesa, cioè Maria come nuovo Paradiso o restaurazione dell’Eden, del Paradiso terrestre uscito dalle mani di Dio. Abbiamo molti riferimenti e diverse sfumature: questa immagine di Maria come Paradiso viene infatti letta con sfumature diverse, trovando in questa immagine del Paradiso delle significazioni chiaramente non contraddittorie ma complementari tra di loro.

Iniziamo con alcuni esempi che vedono nel Paradiso l’immagine della verginità perpetua di Maria, in particolare del parto verginale della Madonna che dà alla luce il Figlio, Gesù Cristo. Il primo testo che andiamo a considerare è di un noto Padre della Chiesa, san Giovanni Crisostomo, che scrive: «Eden significa terra vergine e tale fu quel luogo nel quale Dio piantò il paradiso [e qui si riferisce a Genesi 2, 8]: “Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente”. Sappi dunque che il paradiso non fu opera delle mani dell’uomo, la terra infatti era vergine, non era ancora stata sfiorata dall’aratro, né scavata nel solco, ma pur senza conoscere mani d’agricoltore solo per comando fece germogliare quelle piante» (in Testi mariani del primo millennio, vol. 1, Roma 1988, p. 412).

La sottolineatura che sta dando qui il Crisostomo sull’Eden è il fatto che questa terra paradisiaca non era frutto delle mani dell’uomo e neanche la sua fruttuosità. Sappiamo che la terra dell’Eden dava ogni genere di erba verde e di albero da frutto, eppure nessuna mano d’uomo l’aveva mai arata, mai preparata, mai solcata. «Per questa ragione – continua il Crisostomo – la chiamò Eden, che significa terra vergine». Quindi, terra dove l’uomo non ha messo mano, non è intervenuto. «E questa vergine [la terra] fu tipo dell’altra Vergine [la Madonna]. Infatti come questa terra, senza ricevere seme, fece germogliare per noi il paradiso, così anche l’altra, senza ricevere seme d’uomo, fece germogliare per noi il Cristo».

È chiaro il parallelo: la prima terra vergine, senza intervento di mano d’uomo, fa germogliare il Paradiso; l’altra terra, quella del grembo della Vergine, senza mano d’uomo, fa germogliare per noi Cristo. Continua il Crisostomo: «Nel caso che il giudeo ti chiedesse come poté partorire una vergine, tu rispondigli così: in che modo una terra vergine poté far germogliare piante stupende? In lingua ebraica infatti Eden significa terra vergine». Bellissima questa sfida che il Crisostomo lancia al giudeo e a chiunque metta in discussione la verginità della Madonna. Perché al giudeo in particolare? Perché gli ebrei conoscono l’etimo, il significato della parola Eden, cioè terra vergine. Ed è interessante questo perché non è solo un gioco di parole: il Crisostomo qui mette in luce il metodo alla base dell’interpretazione tipologica.

C’è infatti il tipo e c’è l’antitipo: il tipo in questo caso è la terra vergine; l’antitipo, colei di cui questa terra è tipo, anticipazione, è la Vergine. Questa modalità di leggere le Scritture è nota già nel contesto ebraico. Qui è come se il Crisostomo stesse dicendo: voi sapete cosa vuol dire Eden e sapete anche molto bene che c’è qualcosa che è tipo di qualcos’altro; e questo qualcos’altro avverrà nei tempi messianici. Attenzione, perché il ragionamento è importante: i tempi messianici sono giunti precisamente perché la Vergine realizza il tipo di quella terra vergine, anticipata in Genesi 2, 8. Di che cosa è tipo la terra nell’Eden? Non riusciamo a trovare altro che possa in qualche modo soddisfare questa proprietà di una verginità che dà frutto: questo lo troviamo adempiuto solo in Maria Santissima. E come sempre, l’antitipo sorpassa il tipo: il primo tipo, la terra, ha dato frutti squisiti, ma materiali; la seconda terra ha dato il frutto del Creatore stesso che si è fatto carne. Quindi, vedete la forza di questo ragionamento del Crisostomo, che ci rende sempre più confidenti con questa modalità di lettura dei testi sacri da parte dei Padri.

Un altro testo che verte sempre sulla verginità della Madonna è quello di Teodoto di Ancira, il quale in un’omelia, la Prima omelia sul Natale del Signore, dice così: «O terra inseminata che germogliasti il frutto salvifico, o Vergine che vincesti lo stesso giardino dell’Eden. Da questo infatti spuntarono giovani piante di ogni specie, nascendo esse da terra vergine. Ma questa Vergine è superiore a quella terra, non germogliò infatti alberi da frutto, ma la verga di Iesse, che dona il frutto salutare agli uomini. Vergine quella terra, Vergine costei. Là Iddio ordinò che nascessero piante, di questa Vergine invece lo stesso Fattore divenne rampollo secondo la carne, né quella ebbe propaggini prima delle piante, né questa col parto recò danno alla verginità. La Vergine è diventata più gloriosa del Paradiso: quello fu infatti coltivazione di Dio, questa coltivò secondo la carne lo stesso Dio che volle unirsi alla natura umana» (Ibidem, p. 498). Altro testo splendido che ci fa vedere di nuovo questo metodo di lettura. Non facciamo l’errore di pensare che questo metodo sia il frutto di una fantasia devota: è proprio una lettura profonda delle Scritture, dove potenzialmente tutto quello che troviamo nell’Antico Testamento (e anche nella creazione) è figura di qualcosa di più perfetto e di eterno che attribuiamo alle realtà eterne, a Cristo, alla Santissima Vergine, al Regno dei cieli. Quindi non è frutto di fantasia, è il frutto invece di una lettura a partire dalla fede, che illumina le cose nel loro significato più profondo, che ci fa uscire dalla superficialità. Solo chi è superficiale, solo chi si è arenato al metodo storico-critico, può ritenere questi continui ritorni dei Padri su questa lettura come frutto di fantasia o forzature del testo. Invece, non è così. Il testo sacro contiene non solo un testo letterale, perché l’autore principale del testo sacro è Dio stesso.

Vedete dunque qui la forza di queste affermazioni. Abbiamo due verginità: la seconda è superiore alla prima; la prima ha dato alberi da frutto, la seconda ha dato l’albero della vita, il frutto della salvezza, Gesù Cristo. Là, Dio ha ordinato che nascessero piante, qui, Dio stesso si è incarnato; il primo Paradiso fu il frutto della creazione divina, nel secondo caso c’è una sorta di inversione: come diceva Dante, il Fattore «non disdegnò di farsi sua fattura»; è Dio stesso che diventa creatura della Vergine. Questi sono due testi esemplificativi per mostrare questo parallelo importante e far capire perché Maria è chiamata il Paradiso in riferimento all’Eden, secondo soprattutto la sottolineatura della verginità, del parto verginale.

Abbiamo altri testi che insistono più su altri aspetti, non del tutto differenti, ma con una diversa accentuazione. Uno è quello dello Pseudo-Gregorio Taumaturgo, cioè un testo che inizialmente è stato attribuito a san Gregorio Taumaturgo, ma poi si è capito che si tratta di un testo spurio, ma non per questo meno importante. Dice così: «La Vergine è un paradiso sempre verde di immortalità nel quale il piantato legno della vita dà a tutti gli uomini frutti di immortalità» (Ibidem, p. 752). Qui il focus è sul legno della vita del Paradiso. Ricordiamo il testo di Genesi che parla dell’albero della vita piantato al centro del Paradiso. Qui abbiamo l’enfasi sul legno della vita che è Cristo, piantato nel giardino della Vergine, nel suo grembo.

Ancora, abbiamo un testo con una frase molto pregnante di san Proclo di Costantinopoli (ca. 390-446). Non è un testo elaborato, ma nella sua concisione è veramente denso: «La Vergine Maria, l’incontaminato cimelio della verginità, il razionale Paradiso del secondo Adamo» (Ibidem, p. 558). Questa è un’espressione che ci dice tutto, che ci dà il parallelo del primo Adamo e del secondo Adamo. Il primo Paradiso era un Paradiso non razionale, in questo senso: viene dalle mani di Dio ma non ha un’anima, non è un essere umano, non è un angelo, né è dotato di uno spirito, non è dotato di razionalità come gli uomini. Invece il secondo Paradiso è un Paradiso razionale, è una donna, un essere umano. Il primo Paradiso ha dato il primo Adamo, il secondo Paradiso ha dato il secondo Adamo. Queste espressioni così concise sono il segno di quanto certe immagini, certi concetti fossero veramente fondati, radicati; ci fanno capire quanto fossero familiari certe immagini, come dire: “basta una frase e ci capiamo”. Frasi così sono forse più espressive di un trattato. Un trattato potrebbe dare l’idea di uno sforzo esplicativo per farsi capire su qualcosa che magari non è di dominio pubblico. Ma queste frasi così brevi ci fanno capire che si tratta di luci per accendere una consapevolezza che era già presente. Quindi vedete come questa immagine del Paradiso fosse veramente radicata nella lettura dei Padri.

C’è poi una lettura dove si marca di più l’antitesi tra il primo Paradiso e il secondo Paradiso. Ricordiamoci sempre che, nella lettura tipologica, abbiamo una somiglianza, ma abbiamo anche una dissomiglianza, e gli autori a volte sottolineano più la somiglianza e altre volte più la dissomiglianza. Un testo liturgico, il Fanquito, che abbiamo menzionato più volte (in questo caso, si tratta dell’ufficio festivo della Chiesa siro-maronita), dice così: «Tu somigli, o Maria, al paradiso dove fu piantato l’albero della vita. Da te è apparso il Creatore e datore della vita. Il paradiso però [qui inizia la dissomiglianza] dette all’uomo il frutto del peccato, che ha corrotto alla radice il genere umano. Tu invece ci hai dato il frutto benedetto che salvò tutto il genere umano e gli rese la vita della grazia» (in Testi mariani del primo millennio, vol. 4, Roma 1991, p. 522). In questo caso, la sottolineatura sta nel negativo: il primo Paradiso ci ha portato in qualche modo il frutto della morte, della disobbedienza dei progenitori; il secondo Paradiso, Maria, ci ha invece portato il frutto della vita, della vita eterna, della vittoria sul peccato e sulla morte.

Dunque, vedete come anche il punto di vista dell’antitesi è interessante, perché mostra la superiorità dell’antitipo sul tipo, cioè la superiorità di ciò che compie il tipo rispetto al tipo che è immagine di quel compimento; e quindi una superiorità, una perfezione anche sottolineando la limitatezza e l’imperfezione del tipo.

Abbiamo poi altri due testi veramente importanti, che ci danno una sorta di chiave di lettura nella linea della “restaurazione”. Maria Santissima, il nuovo Paradiso, la nuova terra vergine, non è “solamente” il perfezionamento dell’antico, ma è anche la restaurazione dell’antico, il che significa la nuova creazione, a cui la prima creazione era in qualche modo già orientata. Leggiamo un testo di Teodoro Studita (758/759-826), siamo nell’area bizantina, nel IX secolo; è un testo in cui Teodoro Studita richiama una quantità innumerevole di immagini di Maria, come “fonte sigillata”, “giardino chiuso”, “sposa”, “incenso”, “nube leggera”, eccetera. E viene chiamata anche “Paradiso”: «Ave o Paradiso, giardino più beato dell’Eden, in te è germogliata ogni pianta di virtù e da te è brillato l’albero della vita. Uniti a Lui noi ritorniamo alla vita originaria volgendo le spalle a quella spada di fuoco della quale parla la Scrittura» (in Testi mariani del primo millennio, vol. 2, Roma 1989, p. 649). Il riferimento è a Genesi 3, 24, dove, dopo il peccato, Dio chiude, proibisce l’ingresso al Paradiso terrestre, ponendo i cherubini con la spada di fuoco sguainata. Cosa ci sta dicendo questa immagine? Che non è più possibile il ritorno a questa condizione. Eppure qui Teodoro Studita ci dice una cosa importante parlandoci dell’albero piantato nella terra – il riferimento è alla Vergine –, in cui è germogliata ogni virtù e grazia, l’albero della vita: l’unione con questo albero, il cibarci di questo albero ci fa tornare alla vita originaria e ci fa volgere le spalle alla spada di fuoco. Non dobbiamo più piangere l’impossibilità di rientrare nell’Eden, perché è stato dato un nuovo Paradiso con un nuovo albero di vita, tale per cui non abbiamo più bisogno di tornare al primo Paradiso, perché la nuova condizione ha restaurato la prima e l’ha anche superata. La grazia ha superato il peccato, la grazia ha superato la natura stessa.

Dunque, è un testo importante perché ci mostra come Maria e Cristo siano il cuore di questa restaurazione, di questa nuova creazione. La sottolineatura di Maria come nuovo Paradiso è importantissima, perché ci sta dicendo che una nuova terra, una nuova creazione è stata inventata da Dio, non solo in riparazione del peccato ma anche in superamento, perché nel Paradiso terrestre c’erano le immagini: c’era una terra vergine, ma qui abbiamo una donna vergine; c’era il primo Adamo, qui abbiamo il secondo Adamo che è Dio; c’era la prima donna, ma qui abbiamo la nuova Eva che è anche Madre di Dio.

Un altro testo è quello di Leone VI il Saggio (866-912), che fu un imperatore, e di cui sono stati pubblicati diversi panegirici, omelie, testi vari mariani. Tra questi abbiamo questo testo: «Ti saluto, o Paradiso. Nutriti del tuo frutto abbiamo scacciato da noi il veleno prodotto dalla nostra rovina, e siamo stati riportati alla splendida forma che non conosce vecchiaia» (Ibidem, p. 892). Vedete di nuovo questa insistenza: tramite Maria, in quanto terra che ha dato come frutto Cristo e in quanto nuova Eva, quello che noi abbiamo davanti nell’opera della Redenzione, della salvezza, per usare il linguaggio di sant’Ireneo, è una ricapitolazione, cioè un ripartire dall’inizio per superarlo. Se vogliamo, questa immagine del Paradiso è una sottolineatura che rafforza l’altra immagine ancora più presente nei Padri e che indica Maria come nuova Eva. Ricordate che uno dei motivi di convenienza per l’affermazione di Maria come nuova Eva è il fatto che la seconda creazione ha in qualche modo sanato e fatto ripartire la prima, superandola. E quindi se lì avevamo il primo Adamo e la prima Eva, qui avremo il secondo Adamo e la seconda Eva. Non abbiamo la seconda Eva per necessità assoluta, ma per convenienza, perché potremmo dire che Dio fa le cose bene, con ordine, e non se le rimangia anche quando l’uomo combina disastri.

E questa espressione di Leone VI il Saggio, cioè essere «riportati alla splendida forma che non conosce vecchiaia», è significativa; essa indica il recuperare quello stato di grazia, quell’abito di grazia che Adamo ed Eva si accorsero di aver perduto, vedendo la loro nudità, e che si riverbererà nei nostri corpi nella risurrezione della carne, quando i nostri corpi saranno gloriosi, quando cioè recupereranno quella gloria che abitava i corpi dei nostri progenitori e che già vediamo nei corpi gloriosi di Cristo e Maria, del nuovo Adamo e della nuova Eva.

Queste immagini hanno veramente un contenuto teologico straordinario che i Padri fanno emergere, a volte con testi brevi, ma non per questo meno densi. Ripeto: non esiste solo il trattato come mezzo per trasmettere la fede e la comprensione, l’intelligenza delle Scritture. I testi brevi diventano importanti perché sono il fondamento del lavoro più sistematico che faremo dopo, dove tireremo fuori a mo’ di argomentazione più discorsiva, più sistematica, quanto qui troviamo racchiuso, immaginate questi testi come dei semi, come dei germogli, delle piccole pianticelle; poi descriveremo l’albero nel suo rigoglio. Questa è in fondo la riflessione teologica: non è l’invenzione di idee che non hanno né capo né coda o che sono semplicemente il frutto di un sistema logico, ma sono invece l’esito del guardare questo tesoro e farlo crescere fino a farlo diventare un grande albero, come diceva il Signore del piccolo granello di senape, che diventa un grande albero e gli uccelli vanno lì per nidificare e approfittare della sua ombra.



Ora di dottrina / 208

Il Paradiso

10_05_2026 Luisella Scrosati

Nei testi dei Padri della Chiesa è molto presente l’immagine di Maria Santissima come nuovo Paradiso, restaurazione e perfezionamento dell’Eden. Lei, nuova terra vergine, insieme a Cristo, è il cuore della nuova creazione.

Ora di dottrina / 208 – Il supplemento

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10_05_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 207 – La trascrizione

La nuvola – Il testo del video

03_05_2026 Luisella Scrosati

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