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Il Papa è a Cipro, un viaggio con il leitmotiv dei migranti

Iniziato il 35° viaggio apostolico di Francesco, atterrato ieri a Cipro, da dove domani volerà per la Grecia. Il filo rosso sarà quello dei migranti, con il ritorno domenica al campo di Moria. Spazio pure all'aspetto ecumenico, per gli incontri con gli ortodossi. E si guarda con interesse alle possibili parole del pontefice sui soprusi di Ankara in terra cipriota.

Cattedrale maronita di Nostra Signora delle Grazie a Nicosia

È iniziato ieri il trentacinquesimo viaggio apostolico di Papa Francesco. La prima tappa è Cipro, l’ultimo avamposto d’Europa, già visitato nel giugno del 2010 da Benedetto XVI. E come il suo predecessore, anche Bergoglio si è recato nella Cattedrale maronita di Nostra Signora delle Grazie (nella foto), a Nicosia, dove ha incontrato il clero, i catechisti e i movimenti ecclesiali dell’isola. Quello di ieri è stato il primo volo papale sulla nuova compagnia di bandiera italiana Ita Airways nata dalle ceneri di Alitalia.

Il viaggio, che si concluderà lunedì 6 dicembre in Grecia, raggiungerà il suo culmine domenica con la visita al campo rifugiati di Moria, sull’isola di Lesbo. Si tratterà di un ritorno per Francesco: c’era già stato, infatti, nel 2016 e aveva riportato con sé a Roma 12 migranti siriani, tutti di fede islamica. Uno di loro, l’ingegnere petrolifero Qutaiba, è stato ricevuto ieri mattina a Santa Marta, prima della partenza per Larnaca. Francesco lo ha incontrato insieme ad altri 11 rifugiati di diverse nazionalità accompagnati dall’Elemosiniere di Sua Santità, il cardinale Konrad Krajewski. Che il tema migranti sarà il leitmotiv di questo viaggio, oltre alla scelta di tornare al Reception and Identification Centre cinque anni dopo la prima volta, lo ha fatto capire lo stesso Francesco salutando i giornalisti accreditati per seguire la visita. “Toccheremo delle piaghe, spero che tutti possiamo accogliere i messaggi che troveremo”, ha detto il Pontefice prima della partenza. E tra i vaticanisti presenti sul volo c’è chi gli ha chiesto di pregare per i migranti al confine tra Bielorussia e Polonia e chi, invece, gli ha regalato un aquilone realizzato con i panni di chi cerca di entrare nel Regno Unito oltrepassando la Manica.

Ci sarà sicuramente una dimensione ecumenica nell’agenda papale tra Cipro e Grecia dal momento che in entrambi i Paesi la maggioranza della popolazione è cristiano-ortodossa, ma anche gli appuntamenti di questo tipo guardano al tema dei migranti: saranno loro i protagonisti della preghiera ecumenica di oggi pomeriggio nella chiesa di Santa Croce a Nicosia. Questa chiesa parrocchiale, dove la Caritas oggi è molto attiva ad aiutare centinaia di profughi al giorno, è la testimonianza stessa di un’altra ferita ancora aperta nella storia dell’isola dell’Egeo: l’edificio, infatti, sorge a ridosso della cosiddetta Linea Verde che divide la città in due. All’interno delle pareti della chiesa si possono scorgere ancora i segni delle pallottole sparate dall’esercito turco durante la cosiddetta “Operazione Attila”, l’invasione della zona settentrionale avvenuta nel 1974 come reazione di Ankara al tentato colpo di Stato compiuto da ufficiali di nazionalità greco-cipriota per deporre il presidente Makarios III. L’occupazione turca del nord dell’isola - la stessa Ue non riconosce la Repubblica Turca di Cipro Nord - costò devastazioni e saccheggi di monasteri, chiese e icone bizantine. Quell’intervento militare provocò anche 200 mila profughi, cioè il 40% della popolazione greco-cipriota.

Nel 2015 Papa Francesco non si era fatto problemi ad inimicarsi Ankara per aver parlato esplicitamente di “immane e folle sterminio” degli armeni, chiamandolo “genocidio”, così come aveva fatto prima di lui san Giovanni Paolo II, ma non Benedetto XVI. Succederà di nuovo a Cipro, dove è vivo il ricordo di migliaia di profughi provocati dall’invasione che condannò l’isola alla divisione?

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