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IL RAPPORTO

Il "modello cinese" ha vinto anche alla Cop26

Dopo la Cop26 ancora una volta la Cina viene risparmiata dalle critiche malgrado sia la principale responsabile del mancato raggiungimento di uno degli obiettivi fondamentali della Conferenza. È il frutto dell'affermazione del "modello cinese" in Occidente, come descritto anche nel Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa appena pubblicato dall'Osservatorio internazionale cardinale Van Thuan. 

Editoriali 16_11_2021
Xie Zhenhua

Un fenomeno curioso ha accompagnato la conclusione della Conferenza internazionale sul Clima (Cop26) a Glasgow lo scorso fine settimana. Come è noto, la Conferenza ha fallito gli obiettivi fissati alla vigilia tanto che molti commentatori hanno parlato di Flop26. Soprattutto è clamorosamente fallito il tentativo di stabilire la fine del carbone come fonte di energia, e questo grazie soprattutto alla Cina, decisa a far saltare tutto se non fosse stato cambiato il testo dell’accordo finale.

Ma curiosamente media, politici e movimenti ecologisti – che pure per settimane avevano suonato la grancassa e avevano fatto della fine dei combustibili fossili una questione di vita o di morte - il giorno dopo hanno abbassato i toni e se proprio dovevano fare una critica se la sono presa soprattutto con l’India. Certo, c’entrava anche l’India ma il governo di New Delhi soprattutto spalleggiava Pechino, che è il primo produttore e consumatore mondiale di carbone. Eppure sulla Cina è sceso un rispettoso silenzio. È un copione che si ripete: quando c’è da criticare la Cina, tutti si voltano dall’altra parte.

Non è sorprendente, sostiene l’accademico australiano Clive Hamilton, che in un libro uscito quest’anno nella traduzione italiana (La mano invisibile – Come Il Partito Comunista Cinese sta rimodellando il mondo, Fazi editore) spiega come la Cina si sia infiltrata nelle varie istituzioni internazionali e anche nei governi occidentali per far loro chiudere gli occhi sul disegno egemonico del regime di Pechino. Non solo, qualsiasi ignominia cinese viene giustificata in qualche modo e se proprio non si può fare a meno di dare un giudizio negativo si spiega però che piuttosto che condannare è preferibile il dialogo per aiutare la Cina a cambiare. È dai tempi di piazza Tienanmen (1989) che si dice la stessa cosa ma mentre la Cina resta se stessa a cambiare è il resto del mondo, proprio sulle orme della Cina.

Solo per stare ai casi eclatanti più recenti, si spiega così il silenzio su quanto sta avvenendo a Hong Kong, sulle minacce a Taiwan, sulle responsabilità per l’origine e la diffusione del Covid. Perfino la Chiesa chiude gli occhi sulla persecuzione dei cattolici inseguendo il sogno del riconoscimento da parte di Pechino (abbiamo perfino dovuto sentire un prelato in Vaticano affermare che «la Cina è il paese che meglio applica la Dottrina sociale della Chiesa»). In alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano britannico Daily Mail, Hamilton – che definisce “utili idioti” i politici, gli uomini d’affari, gli accademici e gli attivisti che si sono fatti sedurre dalla Cina – spiega come anche le più potenti organizzazioni ecologiste, compreso il WWF, abbiano rapporti ambigui con il regime cinese e per questo si guardano bene dal denunciarne i crimini contro l’ambiente. Non solo, nessuno ha avuto da eccepire sulla figura del capo-delegazione cinese a Glasgow, Xie Zhenhua, che è uno degli uomini più spietati del regime cinese. Fino al 2012 è stato a capo della Commissione incaricata di far rispettare l’ortodossia del Partito e, secondo Human Rights Watch, è stato responsabile diretto di detenzioni illegali, torture, confessioni estorte.

Ma non è solo un problema di infiltrazione, c’è il fattore “fascino” che il capital-socialismo cinese esercita su un Occidente che, avendo rifiutato le proprie radici cristiane, ha perso anche le ragioni delle proprie istituzioni democratiche e ha smarrito il valore della libertà. Il modello cinese, un misto di economia (socialista) di mercato e di rigido controllo politico e sociale, è ormai vincente anche in Occidente, come è ben descritto nell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa, dedicato appunto a questo tema (e già presentato dalla Bussola). Leggere questo Rapporto significa aprire gli occhi sulla realtà che stiamo vivendo a casa nostra e che facciamo fatica a riconoscere, tanto appare distante dalla società che conoscevamo. E potremo così capire anche dove stiamo andando se non ci sarà un risveglio delle coscienze in Occidente.

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