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I nuovi regolamenti

Aborto, Lgbt, Dei: gli USA tagliano i fondi per l’estero

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L’amministrazione Trump ha pubblicato tre regolamenti con cui introduce forti restrizioni in tema di aiuti all’estero, eliminando i finanziamenti all’aborto, all’ideologia di genere e alle politiche su diversità, equità e inclusione (Dei). Il plauso dei vescovi.

Vita e bioetica 04_02_2026
Il segretario di Stato USA, Marco Rubio (Ap-LaPresse)

Alla Marcia per la Vita di Washington, lo scorso 23 gennaio, il vicepresidente J. D. Vance aveva preannunciato la «storica espansione» della Mexico City Policy, ossia della politica adottata per la prima volta sotto Ronald Reagan che taglia i fondi alle organizzazioni che procurano o promuovono l’aborto all’estero come metodo di pianificazione familiare. E quattro giorni più tardi il Dipartimento di Stato ha messo tutto nero su bianco, pubblicando tre nuovi regolamenti con cui gli Stati Uniti introducono forti restrizioni in tema di aiuti all’estero, eliminando i finanziamenti diretti e indiretti all’aborto, all’ideologia di genere e alle politiche su diversità, equità e inclusione (Dei).

Non è la prima volta che l’amministrazione Trump espande la Mexico City Policy: era già successo durante il primo mandato del tycoon alla Casa Bianca, quando la suddetta politica era stata ampliata, anche con aggiunte in corso d’opera, per ricomprendere vari programmi di salute globale finanziati dagli USA (assumendo il nome di Protecting life in global health assistance), con il venir meno di circa dieci miliardi di dollari per le organizzazioni abortiste. Grazie ai tre nuovi regolamenti, questa somma è destinata a triplicare. «Le nuove restrizioni riguarderanno tutti gli aiuti esteri non militari, per un totale di circa 30 miliardi di dollari, di cui 14 miliardi destinati ad attività umanitarie», riferisce Lisa Correnti del Center for family & human rights (C-Fam). Con le nuove normative si andranno a chiudere molte scappatoie, attraverso le quali, anche durante la prima presidenza di Donald Trump, «i fondi statunitensi hanno continuato ad affluire alle organizzazioni per l’aborto grazie alla deroga per i programmi umanitari, le organizzazioni registrate negli Stati Uniti, i governi stranieri e le organizzazioni multilaterali come le Nazioni Unite», come spiega ancora C-Fam. Le nuove restrizioni si applicano invece anche agli aiuti bilaterali (questo significa che i governi stranieri beneficiari di fondi statunitensi dovranno applicare a loro volta le restrizioni per poter “girare” quegli stessi fondi) e alle agenzie dell’Onu, che per beneficiare degli aiuti volontari degli Stati Uniti dovranno quindi eliminare dai loro programmi la promozione dell’aborto, delle politiche Dei e dell’ideologia di genere.

Ai tre nuovi regolamenti è stato dato il nome collettivo di Promoting human flourishing in foreign assistance Policy (Politica di promozione della prosperità umana nell’assistenza estera). Più in particolare, il regolamento sull’ideologia di genere chiarisce innanzitutto che questa «è un’ideologia che sostituisce la categoria biologica del sesso con un concetto in continua evoluzione di identità di genere autovalutata, consentendo la falsa affermazione che i maschi possano identificarsi e quindi diventare femmine e viceversa». E vieta conseguentemente il finanziamento delle organizzazioni che promuovono i trattamenti ormonali e chirurgici per la cosiddetta “transizione di genere” o anche che avallano la sola “transizione sociale” (già dannosa di suo), cioè il cambio di nome, l’adozione di pronomi e altri espedienti contrari al sesso biologico di una persona. La portata del regolamento è molto ampia, vietando ad esempio il finanziamento di «workshop, spettacoli o documentari sulle drag queen» aventi il fine di promuovere l’ideologia gender.

Significativo anche il titolo del regolamento sulle politiche Dei: Combattere l'ideologia discriminatoria dell’equità negli aiuti esteri. Come dire: l’equità sottesa al termine Dei è manipolazione del linguaggio. Nel testo si spiega che «questa ideologia […] tratta gli individui come membri di gruppi preferiti o sfavoriti», guardando dunque al “gruppo” di appartenenza più che alla singola persona, ai suoi meriti, alle sue capacità.

Le nuove normative entreranno in vigore il 26 febbraio 2026, fatti salvi eventuali ricorsi legali. Esse non si applicano alle sovvenzioni esistenti, che comunque sono molto ridotte rispetto all’amministrazione Biden: nel 2025 è stato infatti cancellato l’87% delle sovvenzioni supervisionate dall’ormai dismessa UsAid, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, accorpata al Dipartimento di Stato.

La decisa espansione della Mexico City Policy è stata accolta con favore dalla Conferenza episcopale statunitense, che ha pubblicato un comunicato a firma di tre vescovi presidenti di commissioni impegnate nei temi oggetto della nuova politica: mons. Edward Burns (Commissione per i laici, la vita familiare e la gioventù), mons. Daniel Thomas (Commissione per le attività pro vita), mons. Elias Zaidan (Commissione per la giustizia e la pace internazionale). Nel cuore della nota, in mezzo al richiamo a condividere le «benedizioni» di Dio e ad evitare di danneggiare «coloro che sono emarginati a causa della loro razza o etnia», i vescovi statunitensi affermano: «Sosteniamo un finanziamento consistente per un’assistenza estera autentica che salvi vite umane e affermi la vita, e applaudiamo le nuove politiche che impediscono che il denaro dei contribuenti vada a organizzazioni che si dedicano alla colonizzazione ideologica e promuovono l’aborto o l’ideologia di genere all’estero».



IL GOVERNO TRUMP

«Non finanzieremo l’uccisione dei nascituri»

02_04_2019 Ermes Dovico

Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha annunciato due nuove misure dell’amministrazione Trump, dirette a evitare che i soldi dei contribuenti finanzino la pratica e la propaganda abortista all’estero. Il fine è «soddisfare i nostri fondamentali obiettivi di salute, inclusa l’assistenza sanitaria per le donne, rifiutandoci di sovvenzionare l’uccisione di bambini non ancora nati». Esultano i gruppi pro vita.