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le parole della Meloni

Il Governo (ma non tutto) dichiara guerra all'ideologia green

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La premier Meloni all'assemblea di Assolombarda dice che la transizione ecologica non deve smantellare l'economia e deve avere l'uomo al centro. Ma Picheto Fratin (Ambiente) rilancia un lockdown green. 

Editoriali 04_07_2023

L’ideologia green rischia di diventare il cappio al collo del sistema produttivo italiano e di provocare un vero e proprio impoverimento di famiglie, imprese e Stati. L’Unione europea, che su tanti temi si dimostra divisa e in balia delle situazioni, su questo tema della sostenibilità sta portando avanti una vera e propria crociata ideologica, che contiene certamente alcuni aspetti positivi in ordine al rispetto della natura e dell’ambiente, ma rischia di ritorcersi contro lo sviluppo delle società e degli Stati. 

Si è avuta prova tangibile del fastidio crescente che i nostri governanti, nazionali e locali, stanno maturando rispetto all’ideologia green durante i lavori dell’Assemblea annuale di Assolombarda, che si è svolta ieri a Milano. 

Anche su questo tema si è confermata la piena sintonia tra Governo e Regione Lombardia. Sia il Presidente del Consiglio che il Governatore lombardo, in materia di transizione green, hanno ribadito che un conto è proteggere l’ambiente e la natura altra cosa è rinunciare alla crescita delle aziende per proteggere l’ambiente e la natura. Senza sviluppo industriale si ferma tutto e imporre troppi vincoli alle imprese e agli Stati in materia di emissioni e di risparmio energetico significa alimentare una spirale autodistruttiva che elimina risorse anziché moltiplicarle. 

Giorgia Meloni ha raccolto applausi scroscianti dalla platea confindustriale quando si è soffermata sulla transizione green: «Non può ritenersi che noi per avviare la transizione ecologica possiamo smantellare la nostra economia e le nostre imprese. La transizione ecologica e la sostenibilità ambientale devono – ha chiarito il premier – camminare di pari passo con la sostenibilità sociale ed economica; la transizione va fatta con l'uomo al centro». Guardando sempre all’agenda comunitaria, in particolare sulle materie prime e sull'industria, Meloni ha sottolineato che si lavora con «un approccio congiunto per una Ue che oggi inizia a parlare nientemeno che di sovranità, cosa impensabile qualche mese fa quando veniva confuso con un approccio autarchico, una pericolosa tendenza dei partiti di destra». 

Duro anche il Governatore lombardo, Attilio Fontana, che ha chiarito che lo sviluppo sostenibile è in cima alle priorità della sua giunta e che i dati della Lombardia sulle emissioni inquinanti sono confortanti e migliori di quelli di altre realtà territoriali.  

«Tuttavia - ha detto - le direttive Ue in materia ambientale rischiano di tarpare le ali allo sviluppo della Lombardia perché impongono tutta una serie di vincoli che impediscono alle aziende di produrre». Fontana ha anche rilanciato il tema dell’autonomia, che considera indispensabile per conferire maggiore dinamismo alle spinte verso la crescita che le imprese lombarde stanno imprimendo da un anno a questa parte. «Chiedo di valutare come il modello lombardo funzioni e per funzionare ancora meglio avrebbe bisogno di più autonomia che ci consentirebbe di competere con quelle realtà europee che già hanno questi elementi di autonomia che permette loro di rendere più snelli i processi e avere maggiori competenze e più flessibilità fiscale», ha concluso il Governatore.  

Il centralismo di Bruxelles e quello di Roma sono i due nemici della ripartenza concreta del Paese. Sull’autonomia la battaglia è tra forze politiche centraliste e forze federaliste e queste ultime oggi sono ben rappresentate nella maggioranza di governo. Dunque esistono concrete possibilità di approvare l’autonomia differenziata, che darebbe maggiore flessibilità alle iniziative regionali. 

Sul fronte green, invece, l’ideologia rischia di produrre danni notevoli, perché anche nelle file del Governo italiano si registrano posizioni ben diverse da quelle espresse ieri dalla Meloni. Hanno destato scalpore, ad esempio, le dichiarazioni del Ministro per l’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che ha annunciato di aver inviato alla Commissione europea un documento sulla strategia green dell’esecutivo. Per riassumerne i contenuti il quotidiano La Verità ha utilizzato ieri un’espressione fortemente evocativa: “lockdown green”. 

In altri termini, l’esponente del Governo Meloni, per compiacere l’Ue e il suo delirio ideologico green, sostiene che non basta aumentare la produzione di rinnovabili e accelerare sui veicoli elettrici, ma è necessario far spostare meno le persone, dunque estendere lo smart working e introdurre la settimana lavorativa corta. Per soddisfare i desiderata di Bruxelles in ordine agli obiettivi di decarbonizzazione dei settori non Ets (non Emission Trading System), l’Italia dovrebbe quindi promuovere la progressiva diffusione di mezzi caratterizzati da consumi energetici ridotti e spostare l’utenza dal trasporto privato a quello pubblico.  

Si tratta di ricette pericolose, che assolutizzano in maniera integralista l’elemento climatico ponendo in secondo piano lo sviluppo produttivo e la crescita delle imprese e delle società. Una deriva indotta da un ambientalismo ideologico e miope che, se non frenato per tempo, può portare l’Europa a scivolare verso scenari inimmaginabili di povertà ed emergenza sociale ed economica.