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LA VITA DI GESÙ NELL’ARTE / 21

Il Buon Samaritano, come Cristo che ci soccorre

I Padri della Chiesa ci hanno lasciato una lettura essenzialmente “cristologica” della parabola del Buon Samaritano, che raffigura Gesù, vero Dio e vero uomo, che viene in soccorso della nostra umanità. Tra le tante opere d’arte che raffigurano questa parabola, di grande interesse è un dipinto di Luca Giordano.
- LA RICETTA: BRASATO DI PERNICE

Cultura 17_05_2022
Il Buon Samaritano_Luca Giordano

Un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso». (Luca, 10:25-37).

Come scrisse Charles Harold Dodd, professore all’Università di Oxford e pastore protestante: «Le parabole sono forse l’elemento più caratteristico dell’insegnamento di Gesù Cristo quale ci è tramandato nei Vangeli [...] nessuna altra parte dei racconti evangelici ha per il lettore una nota più chiaramente autentica di queste storie che colpirono l’immaginazione e si fissarono nella memoria in modo tale da essere sicuramente tramandate» (Le parabole del Regno, Paideia, Brescia 1976 - la prima edizione è stata pubblicata a Londra nel 1935).

Riguardo alla parabola del Buon Samaritano, i Padri della Chiesa ce ne hanno lasciato una lettura essenzialmente “cristologica”, che «in un certo senso corrisponde a una potenzialità intrinseca del testo», come «un frutto che si sviluppa dal suo seme» (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, 236). Per loro infatti il Buon Samaritano non è altro che Gesù, il quale viene in soccorso alla nostra umanità.

Fra le tante opere d’arte che raffigurano questa parabola, ce n’è una che più delle altre sottolinea questo parallelo tra Gesù e il Samaritano: l’autore ne è Luca Giordano (1634-1705), artista napoletano, figlio di un altro artista, Antonio. Fu infatti il padre ad insegnare al giovane Luca i primi rudimenti del mestiere. All'età di otto anni, Luca riuscì a dipingere un cherubino su un disegno del padre: questa impresa spinse il viceré di Napoli (assiduo cliente della bottega di Antonio) a collocare il bambino in apprendistato presso José de Ribera (1591-1652). Luca perfezionava la conoscenza della pittura imitando i grandi artisti.

Durante un viaggio a Roma nel 1652 disegnò, copiandoli, capolavori di Michelangelo, Raffaello, dei Carracci e del Caravaggio. A Parma copiò le opere del Correggio e del Veronese. Dal 1653 al 1667 completò la sua formazione a Venezia, dove ottenne i primi importanti incarichi. Per la Basilica di San Pietro di Castello fece la pala della Vergine col Bambino e le anime del Purgatorio. Produsse anche per la chiesa di Santa Maria del Pianto, oggi chiusa. Dopo aver lavorato nella maggior parte dei grandi centri artistici italiani, forgiò uno stile personale che univa, per così dire, i fasti ornamentali del Veronese e le grandi composizioni di Pietro da Cortona.

Verso il 1678 dipinse diverse serie di affreschi presso l'Abbazia di Montecassino, nella cupola della chiesa napoletana di Santa Brigida e poi presso la chiesa di San Gregorio Armeno (affreschi dorati). Nei primi anni Ottanta del Seicento, lavorò a Firenze presso la Chiesa di Santa Maria del Carmine (Cappella Corsini) e presso la Biblioteca e il Palazzo Medici-Riccardi. Seguì un periodo passato a Madrid, su invito del re Carlo II. Rimase in Spagna dieci anni, lasso di tempo durante il quale affrescò i palazzi reali (Buen Retiro a Madrid e Aranjuez a Toledo): gran parte di queste opere sono ancora conservate oggi. Facciamo qui una piccola parentesi gastronomica: è a Toledo che l’artista assaggiò un piatto tipico, la pernice in umido (estofado de perdiz) che immortala su una piccola tela conservata nella collezione privata della famiglia Ripalda-Toreno. Nel 1702 rientrò a Napoli, dove iniziò a decorare il soffitto della Sala del Tesoro nella Certosa di San Martino: è un lavoro che lo impegnerà fino alla sua morte, avvenuta nel 1705.

Tornando al dipinto del Buon Samaritano, questo quadro ha una storia molto interessante. Il Buon Samaritano venne acquisito dal Museo di Capodimonte il 16 novembre 1998. Precedentemente l’opera era appartenuta alla collezione austriaca Reithorf, passata poi nella raccolta Rossacher a Salisburgo, e a partire dal 1966 era stata accolta nella collezione W. Rockhill Nelson del Nelson-Atkins Museum di Kansas City. Evidentemente il cattivo stato di conservazione aveva scoraggiato l’inserimento dell’opera in precedenti eventi espositivi del Museo di Capodimonte, per cui per un certo tempo era rimasta in deposito. La mostra Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura (2020-2021) è diventata lo spunto per realizzare il grande restauro dell’opera eseguito a partire da gennaio 2020. Di fatto il considerevole dipinto rappresenta oggi una riscoperta che contribuisce ad arricchire la collezione del Museo di un’importante testimonianza dell’attività giovanile del maestro.

L’opera, con una tradizionale attribuzione a Ribera, era identificata come il prototipo dal quale sarebbero state tratte più copie. Ferdinando Bologna, in primis, la collocava nel ricco catalogo di Luca Giordano riferibile al suo soggiorno veneziano del 1653. Nicola Spinosa in “Acquisizioni e Donazioni”, volume edito nel 1999, confermava questa attribuzione all’indomani dell’arrivo a Capodimonte: «Il riscontro con opere autografe di Ribera negli Anni Trenta risulta qui evidente, l’articolato schema competitivo e una resa più comunicativa e addolcita nell’espressione, rimanda invece alle brillanti operazioni precedenti naturalistici e ribereschi condotti dal giovane Giordano». 

Se ne conoscono almeno altre tre versioni di autori ignoti; quella presso l’Art Gallery dell’Università della California, nella collezione Henry Walters a Baltimora e quella della Pinacoteca Civica di Ravenna, fedelissima al dipinto del Museo di Capodimonte per soggetto e formato. In questa bellissima opera, il pittore ha saputo raffigurare con sensibilità e maestria il dramma dell’uomo ferito e agonizzante. Quell’uomo martoriato rappresenta l’umanità, ferita e inerme, che viene riportata alla vita dal Samaritano, simbolo di Gesù.

Il profondo senso di questa parabola è la capacità dell’uomo di allenare il proprio cuore per trasmettere il bene che lui stesso ha ricevuto. Un allenamento al quale dobbiamo aderire tutti.