«I Sinodi vanno fatti, ma senza cambiare la natura della Chiesa»
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La sinodalità «va intesa come un modo per esercitare la carità all'interno della Chiesa», ma rimanendo «fedeli alla storia canonica dell'istituzione del Sinodo dei vescovi». Che non prevede il voto ai laici né le derive del Cammino sinodale tedesco. La Bussola intervista il cardinale Rouco Varela.
Antonio María Rouco Varela è forse l'ultimo dei grandi cardinali wojtyliani. Arcivescovo emerito di Madrid, presidente della Conferenza episcopale spagnola negli anni del braccio di ferro col governo Zapatero per difendere la famiglia, con la sua autorevolezza il quasi novantenne porporato di Vilalba è stato protagonista dei lavori del Concistoro straordinario concluso dieci giorni fa. Dal recente viaggio in Spagna di Leone XIV al cammino sinodale tedesco, dalla liturgia antica al futuro del cattolicesimo: sono tanti i temi che abbiamo affrontato con lui in quest'intervista.
Eminenza, è contento della frequenza con cui Leone XIV convoca voi cardinali per i concistori?
È stata una sorpresa molto piacevole per noi. Nella storia moderna i concistori straordinari non erano molto frequenti. Ci ha pensato Giovanni Paolo II a convocarli più frequentemente. Convocandoci così spesso, Leone dà un segno di fiducia verso noi cardinali. Dimostra, inoltre, di avere interesse per il collegio cardinalizio nella sua interezza, confidando in esso per essere aiutato nel suo ministero.
L'abbiamo vista accanto a lui a Madrid. Si aspettava così tanto entusiasmo per il viaggio del Papa in Spagna?
Sì, perché percepivo che c'era una “sete” di Papa. Un'occasione così mancava dal 2011.
Cosa l'ha colpita di più?
Il discorso fatto in Parlamento è un capolavoro dell'esercizio del magistero della Chiesa a proposito della concezione cristiana dello Stato. O meglio ancora: a proposito della concezione eticamente umana dello Stato, così come era emersa dalla grande catastrofe della Seconda Guerra Mondiale.
Si può dire che ha tirato le orecchie al governo Sanchez sui temi etici?
Non ha parlato direttamente ad un partito politico, ma si è espresso nettamente contro quelle legislazioni che permettono eutanasia, aborto e dove l'istituto della famiglia è di fatto scomparso. Il discorso del Papa è stato chiarissimo. Ho notato che si sono alzati tutti e hanno applaudito per sette minuti. Vediamo se ora si convertiranno!
Tornando al Concistoro, si è parlato di nuovo di Sinodo. Come va declinata la sinodalità per non essere fumosi?
Il Papa lo ha detto nella sessione finale: è uno stile spirituale. Va intesa come un modo per esercitare la carità all'interno della Chiesa. Poi, tradurla in norme costituzionali è un'altra questione.
Bisogna continuare sulla strada del diritto di voto ai laici intrapresa nel 2023?
Il Sinodo dei vescovi è un'istituzione nata dal Concilio Vaticano II e messa in pratica da Paolo VI. E così è stato messo in pratica, in maniera identica, per tutti i decenni '80 e '90 fino al 2023. Quel cambiamento non è normativo perché il Papa non ha modificato la costituzione sul Sinodo. Quindi, non è cambiato nulla. I laici hanno sempre partecipato ai Sinodi, quello che non potevano fare era votare. Io ho una certa esperienza essendo stato anche relatore generale alla seconda Assemblea speciale per l'Europa del Sinodo dei vescovi. Quello che dobbiamo fare è rimanere fedeli alla storia canonica dell'istituzione del Sinodo dei vescovi.
Qual è la sua raccomandazione sui Sinodi?
I Sinodi si sono sempre fatti, non sono una novità. Si tratta di una tradizione che deve essere mantenuta viva, ma non cambiando la natura della Chiesa.
Che ne pensa del Cammino sinodale in Germania?
Questa è un'altra questione. Lì credo che la legislazione canonica sia un po' saltata.
La preoccupa la situazione?
Molto, perché influisce sugli aspetti fondamentali della fede.
Cosa bisognerebbe fare?
C'è una cosa che dobbiamo fare: pregare. Perché troppe volte pensiamo che gli uomini possano fare tutto, persino decidere la vita della Chiesa. No, non possiamo!
Che giudizio dà di questo Comitato sinodale che mette alla pari laici e vescovi e per il quale la Chiesa tedesca vorrebbe l'approvazione di Roma?
Finché si vogliono solo incontrare e parlare si resta nel campo del chiedersi se valga o no la pena. Ma se lo considerano un organismo che esercita autorità nella Chiesa, allora vanno contro la costituzione divina della Chiesa. Quindi, va contro la Chiesa.
Veniamo ad uno dei temi che doveva essere in agenda al Concistoro: la liturgia.
Credo che si debba porre fine agli abusi della liturgia che negano gli insegnamenti del Vaticano II. La liturgia del Vaticano II va celebrata come si deve. E poi serve comprensione per chi vuole il vecchio rito.
Come risolvere le tensioni in corso sulla liturgia antica?
Rimanendo fedeli a ciò che stabilisce il Concilio Vaticano II, con un po' di rispetto per la libertà dei fedeli all'interno della comunione della Chiesa. Dunque non regolamentando.
Lei come accolse il Summorum Pontificum di Benedetto XVI a Madrid?
Positivamente. Era un provvedimento molto comprensivo, penso fosse buono. A Madrid c'è una chiesa dove il rito antico è ancora celebrato. I fedeli devono prenderlo seriamente, non diventarne propagandisti.
Eminenza, cosa la preoccupa davvero per il futuro della Chiesa?
La crisi di fede, soprattutto in Europa. E poi l'istituzione della famiglia e il diritto alla vita minacciati. Ci rendiamo conto quanti milioni di bambini sono stati uccisi da quando sono state introdotte le legislazioni abortiste? Questo disprezzo per la vita è una conseguenza dell'aver abbandonato Dio. Ma sono anche ottimista. Pensiamo alle Giornate della Gioventù: quale gruppo umano, quale scuola di pensiero, cultura, politica può riunire due milioni di giovani in una celebrazione dell'Eucaristia?
