I cristiani perseguitati dell’Azerbaigian
Open Doors colloca l’Azerbaigian al 52° posto nell’elenco 2026 dei paesi in cui i cristiani sono più perseguitati
In Azerbaigian vivono circa 253.000 cristiani su un totale di 10,5 milioni di abitanti. Sono il 2,4% della popolazione che è musulmana al 96,2%. L’onlus Open Doors colloca il paese al 52° posto nella classifica 2026 dei paesi in cui i cristiani sono più duramente perseguitati, preceduto dalla Malesia e seguito dal Kenya. Ufficialmente il paese è laico e le religioni sono quanto meno tollerate. Ma il governo esercita uno stretto controllo sulle attività dei gruppi religiosi, si danno casi di cristiani arrestati con dei pretesti e, secondo Open Doors, i cristiani subiscono forti pressioni affinché si guardino dal denunciare casi di persecuzione. Come in altri stati a maggioranza islamica, i cristiani più perseguitati sono quelli che erano musulmani e si sono convertiti che subiscono discriminazioni, sono isolati, ostracizzati, non solo dalle autorità governative, ma spesso anche da famigliari e amici. Particolarmente difficile è la condizione dei cristiani armeni che ancora vivono nell’Artsakh, il nome armeno del Nagorno Karabakh. Di recente il vice presidente della onlus Azgain, Ovik Avanesov, ha cercato di attirare l’attenzione internazionale sul processo di annullamento della cultura armena, sugli atti vandalici che continuano a essere compiuti contro edifici, monumenti e simboli armeni senza che le autorità intervengano a impedirli. Immagini e filmanti di episodi di vandalismo vengono diffusi sulle reti social. Presi di mira sono anche chiese ed edifici religiosi. A Stepanakert ad aprile sono state abbattute due chiese: la chiesa di Surb Hakob e la Cattedrale della Santa Madre di Dio, la più grande delle chiese armene del Nagorno Karabakh, la demolizione della quale era stata preparata da pubblicazioni propagandiste di contenuto offensivo per gli armeni. “I vandali – spiega l’agenzia di stampa AsiaNews – continuano indisturbati a rovinare, deturpare e distruggere chiese, stele armene khačkary e altri oggetti di valore storico culturale sul territorio dell’Artsakh, allo scopo di cancellare del tutto l’eredità armena e senza reazioni significative da parte della comunità internazionale”.

