I cristiani cambogiani ricordano i martiri vittime dei khmer rossi
La celebrazione si è svolta il 23 novembre, festa di Cristo Re, a Tangkok alla presenza di fedeli arrivati da tutto il paese
“Dal sangue dei martiri è nata la Chiesa. Dal sangue dei martiri e dalla fede dei cristiani, la Chiesa è risorta. Oggi sono i nostri martiri e i nostri morti che ricordiamo, dopo 50 anni, sono due milioni”. Monsignor Oliver Schmitthaeusler, vicario apostolico di Phnom Penh, ha pronunciato queste parole durante la solenne commemorazione dei martiri cambogiani svoltasi il giorno della festa di Cristo Re, il 23 novembre, a Tangkok. Con lui hanno celebrato la ricorrenza monsignor Pierre Suon Hang Ly, vicario apostolico coadiutore dei Phnom Penh e padre Enrique Figaredo, gesuita, prefetto apostolico di Battambang. All’evento erano presenti pellegrini arrivati da tutte le chiese della Cambogia. “Cinquant'anni fa – ha ricordato monsignor Schmitthaeusler – il vescovo Salas, padre Salem e padre Chomraeun erano proprio qui, a pochi metri da noi, dove le nostre splendide risaie erano state trasformate in vasti campi di lavoro forzato. Non c’erano più scuole, ma famiglie disperse, regnava la paura e la morte. Come i primi cristiani di Roma, come i cristiani nascosti del Giappone, il nostro Vescovo e i suoi confratelli sacerdoti a volte celebravano l’Eucaristia in segreto, leggendo qualche riga della Parola di Dio, sapendo che era proibita e che avrebbe potuto significare la morte immediata se fossero stati scoperti”. Padre Joseph Chhmar Salas, cambogiano, si trovava in Francia nel 1975 quando l’allora vescovo di Phnom Penh, monsignor Yves Ramousse, gli chiese di tornare in patria perché si prevedeva l’arrivo dei khmer rossi e quindi l’espulsione degli stranieri, tra cui monsignor Ramousse, che era francese. Padre Salas fu ordinato vescovo tre giorni prima della presa della capitale da parte dei khmer rossi. Fu mandato nel villaggio di Tangkok dove rimase insieme ad alcuni cristiani e alla sua famiglia, compreso il fratello minore Salem, sacerdote anche lui e padre Chomraeun. Monsignor Salas si prodigò per rintracciare i cristiani rimasti nel paese e morì di stenti e malattia nel 1977. I khmer rossi il cui regime durò dal 1975 al 1979, periodo durante il quale morirono uccisi e di stenti da 1,5 a tre milioni di cambogiani, vedevano nei cristiani una minaccia al loro progetto delirante. Molti cristiani furono uccisi in odium fidei, torturati o, come padre Salas, morirono di stenti. Nel 2015, la Chiesa cambogiana ha aperto la fase diocesana del processo di beatificazione di Joseph Chhmar Salas e di altri 11 martiri. Oggi i cattolici cambogiani sono circa 23.000 fedeli e sono tanti i giovani che accolgono la fede e chiedono il battesimo.

