• ANTITERRORISMO

Hezbollah, proseliti e soldi: il divieto tedesco fa acqua

A un anno dall'entrata in vigore del bando su tutto il territorio tedesco le attività di propaganda e raccolta fondi di Hezbollah in Germania sono andate avanti indisturbate. Anzi, il numero dei seguaci è aumentato. L'ultimo report dell'intelligence rivela che Hezbollah continua a gestire 30 moschee e centri culturali. Il numero di adepti è aumentato del 20% in un solo anno.

Lo scorso anno da queste pagine annunciavamo come Berlino avesse deciso di mettere al bando Hezbollah su tutto il territorio tedesco. Un decisione storica e riportata in grande stile sui media nazionali. Il “partito di Allah” veniva riconosciuto ufficialmente come una organizzazione terroristica a tutti gli effetti. Ad un anno di distanza si scopre, però, che la presenza in Germania del gruppo terroristico sciita, appoggiato dall’Iran e con sede in Libano, è più forte che mai. 

Nei dodici mesi dall'entrata in vigore del divieto, le attività di propaganda e raccolta fondi di Hezbollah in Germania sono andate avanti indisturbate, come se nulla fosse. Anzi, il numero dei seguaci è addirittura aumentato e la moschea di Amburgo, che funge da principale base operativa dell'Iran in Germania, ha acquisito ancora più influenza. Proprio una di quelle moschee che lo scorso anno venne perquisita all’alba dalle forze di polizia insieme alla moschea di Al-Irshad, a Berlino, con ben 16 furgoni della polizia, prima che il governo ufficializzasse il divieto ad Hezbollah di operare sul territorio. 

Quel divieto è stato così facilmente eluso da Hezbollah che molti analisti tedeschi credono sia stato solo il tentativo di calmare e mettere a tacere i critici della politica estera filo-iraniana del governo Merkel. 

È stato direttamente l’ultimo rapporto (Verfassungsschutzbericht 2020) della filiale di Amburgo dell'agenzia di intelligence interna tedesca (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV) a rivelare che nonostante il famoso divieto, entrato in vigore il 30 aprile 2020, Hezbollah continua a gestire almeno 30 moschee e centri culturali islamici in Germania. E che il numero di adepti è aumentato del 20% in un solo anno. Stando al rapporto, la crescita è attribuibile alla capacità di raccogliere informazioni sul territorio: una rete di intelligence parallela. Hassan Nasrallah - politico libanese, segretario del partito sciita Hezbollah - ha ordinato ai seguaci tedeschi di fingere di uniformarsi alla legge tedesca, perché “non è il tempo di dare nell’occhio”.

Per capire di chi parliamo basta indicare un dato: i sermoni in TV di Hassan Nasrallah, vengono seguiti da milioni di musulmani in tutto il mondo islamico, superando persino le divisioni interne tra sunniti o sciiti. Nasrallah viene associato a una sorta di “santone islamico globale”, ed è addirittura considerato un discendente del Profeta Maometto. 

In questo anno Hezbollah ha potuto eludere il divieto trasferendo molte delle sue attività ed Ong in centri culturali controllati direttamente dall’Iran. Si tratta, si legge nel rapporto governativo, di “istituzioni filo-iraniane che sono utilizzate come strumenti del governo iraniano per rappresentare la loro dottrina di stato teocratico: un sistema di valori incompatibile con l'ordine di base liberaldemocratico”. La principale base operativa dell'Iran in Germania è la moschea sciita Imam Ali, ad Amburgo e il relativo Centro islamico di Amburgo (Islamisches Zentrum Hamburg, IZH). Sempre stando a quanto rivelato dal rapporto governativo la moschea è gestita da tale Mohammad Hadi Mofatteh, considerato il rappresentante di Khamenei - attuale guida suprema dell’Iran - in Europa e quindi è stato nominato direttamente da quest’ultimo. 

Il centro islamico di Amburgo (IZH) è uno dei più importanti del suo genere in Europa. Viene utilizzato dai musulmani sciiti di varie nazioni come punto di contatto religioso centrale - oltre agli iraniani, sono soprattutto afgani, arabi, libanesi, pakistani e turchi così come dai neo islamici tedeschi a frequentarlo e considerarlo una base. La politica del centro islamico è quella di esportare la rivoluzione islamica dell’Āyatollāh attraverso un ampio lavoro di pubbliche relazioni. Con contenuto formulato in modo molto moderato, quasi mai in questi anni ha offerto motivi eclatanti per finire nel mirino dell'intelligence. 

È stata una certa classe politica tedesca a chiedere che s’indagasse. Per i non addetti ai lavori, si presenta come un'istituzione puramente religiosa che non bada ad alcuna attività politica. Ma alla prova dei fatti è considerato un importante apparato di propaganda da un lato, e il collegamento diretto Iran e Germania, dall’altro: il che ne fa uno dei centri di influenza iraniana in Europa.

L'agenzia di intelligence interna tedesca, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV), ha filiali in tutti i 16 stati federali tedeschi. Dai tutti i rapporti per il 2020 dell’intelligence tedesca emerge l’esigenza di monitorare il gruppo.

Il 19 maggio il ministero degli Interni tedesco ha bandito tre fantomatici enti di beneficenza — Deutsche Libanesische Familie (famiglia tedesco-libanese), Menschen für Menschen (persone per le persone) e Gib Frieden (dare pace) — tutti accusati di raccogliere fondi per Hezbollah.

Tre enti diversi fondati di proposito per sostituirei il Waisenkinderprojekt Libanon (Orphans Project Libano) che è stato bandito in Germania nel 2014, dopo aver raccolto milioni di euro per la Shahid Foundation di Hezbollah (Martyrs Foundation), che sostiene gli orfani degli attentatori islamici suicidi di Hezbollah.

Se è vero che il passato insegna, quasi sicuramente Hezbollah ha già trovato chi e come sostituire gli enti banditi. 

Sta di fatto che, ad un anno dalle indagini che vietavano l’organizzazione terroristica, un’inchiesta indipendente del parlamento ha concluso che la parte più importante delle attività di Hezbollah in Germania continua “al buio”, nonostante il divieto. Il governo ha anche ammesso di non aver confiscato alcun patrimonio di Hezbollah in Germania. Per cui continuare quello che avevano iniziato non è stato difficile. 

“Si ha l'impressione che nessuno abbia davvero cercato di far luce e distruggere completamente le strutture di Hezbollah in Germania”, ha dichiaratoil deputato dell'FDP Benjamin Strasser.

Poche settimane fa la Gazzetta federale del governo tedesco,  Bundesanzeiger, ha riferito che Hezbollah era soggetto a un divieto di attività, ma non a un divieto organizzativo. Pertanto si era vietata l'esposizione del logo del gruppo in pubblico - un sollievo per un’organizzazione terroristica, ma non era prevista la chiusura di moschee o centri culturali di Hezbollah, né il rimpatrio dei membri del gruppo. E neanche veniva vietato agli agenti di Hezbollah di recarsi in Germania.

Ad un anno di distanza appare inequivocabile che l’azione del governo federale è stata un gesto simbolico, parte di un mero quieto vivere tra forze di governo: perché l’AFD stava premendo davvero troppo per un intervento.

Ed oggi probabilmente ricomincerà, specie in vista della nuova tornata elettorale. 

È evidente che se il governo avesse davvero voluto annientare Hezbollah in Germania, avrebbe istituito una commissione speciale, fornito alle autorità di sicurezza risorse finanziarie e umane per identificare e smantellare il gruppo a livello nazionale oltre a dare ordini esecutivi capaci di smantellare le varie sedi.

Il fatto, però, che l'organizzazione terroristica sia una forza politica del Libano è la ragione per cui tanti governi in Europa sono riluttanti nel bandire il gruppo nella sua interezza. Ma il “Partito di Allah” è molto di più, e soprattutto è espressione di quel progetto di egemonia che ha come attore principale Teheran e il suo interesse di espandere la propria influenza su tutto il Medio Oriente. Qualcosa di più di un fenomeno locale.  La distruzione di  Israele e degli ebrei è in cima all’agenda.

Anni di indagini hanno rivelato come Hezbollah si sia creata in modo autonomo una fitta rete di “collaboratori internazionali”, banchieri, uomini d’affari e finanzieri, che permettono all’organizzazione di riciclare le centinaia di milioni provenienti dal traffico di stupefacenti  da altre decine di attività illecite perpetrate da Hezbollah.

Date queste premesse, l’incontro a Roma dello scorso anno, tra il viceministro degli esteri iraniano Gholamreza Ansari e il sottosegretario agli Affari esteri italiano (M5s), è qualcosa di certamente improvvido. Perché ha significato un'ulteriore legittimazione della strategia terroristica portata avanti da Hezbollah in Medio Oriente e in Europa. E tiene anche l'Italia completamente fuori da una strategia geopolitica capace di servire anche solo la logica dell'antiterrorismo islamico.

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