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ALL’ONU

Gender e aborto per i minori, fallisce il blitz di UE e USA

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All’ultima conferenza sulla popolazione, l’educazione e lo sviluppo sostenibile, le delegazioni di Stati Uniti e Unione Europea tentano di inserire nel documento finale la promozione della controversa «educazione sessuale onnicomprensiva». Ma 22 Paesi sventano la minaccia.

Vita e bioetica 19_04_2023

Nelle periodiche riunioni degli organismi delle Nazioni Unite non passa giorno senza che i delegati dei Paesi più progressisti cerchino di imporre la loro agenda rivoluzionaria al resto del mondo. L’ultimo tentativo in ordine di tempo lo si è registrato la settimana scorsa, alla conferenza sulla popolazione, l’educazione e lo sviluppo sostenibile, tenutasi a New York dal 10 al 14 aprile.

Ancora una volta, a guidare il tentativo - come riferisce il Center for Family (C-Fam), istituto di ricerca che segue da vicino le attività dell’Onu sui temi della vita e della famiglia - sono stati i rappresentanti dell’Amministrazione Biden, dell’Unione Europea e di altre nazioni occidentali. E ancora una volta i suddetti attori hanno tentato di far passare l’agenda delle lobby dell’aborto e delle rivendicazioni Lgbt violando le regole del gioco, attraverso sotterfugi che non fanno onore a un contesto - come quello dell’Onu - che in teoria dovrebbe favorire la pacifica convivenza tra le nazioni.

Così, le delegazioni di UE e USA hanno fatto pressioni sulla presidenza di turno, in capo alla Moldavia, per dire, attraverso email separate, che non avrebbero approvato il documento finale se questo non si fosse fatto carico della promozione di quella che è chiamata «educazione sessuale onnicomprensiva». In realtà, si dovrebbe parlare di diseducazione, visti i contenuti che vengono veicolati sotto l’ombrello di questa espressione, in base alla quale la sessualità da promuovere non è certo quella secondo il disegno ordinato del Creatore, bensì l’onnicomprensiva (qui è il caso di dirlo) gamma di disordini del Sessantotto e dei suoi derivati. Basti guardare, a titolo d’esempio, a come uno schemino della World Population Foundation (una fondazione radicale che fa azione di lobbying a livello internazionale) definisca la sessualità, nell’ambito di un programma sull’educazione sessuale onnicomprensiva fatto proprio dall’Unesco: vi sono inclusi (come se fossero normali) il sesso orale, anale, la masturbazione, eccetera. E questi sono i programmi che “il progresso” occidentale cerca di esportare e insegna già in diversi Paesi africani e asiatici.

Ed è stato proprio da un buon numero di questi Paesi, insieme a qualcuno dell’Europa orientale (per un totale di 22 Stati), che è arrivata la principale resistenza al blitz ideologico, capeggiato dagli USA e dall’UE. Proteste si sono levate rispetto al fatto che i lavori della conferenza hanno finito per mettere in secondo piano e sacrificare temi come l’accesso all’istruzione e alla disponibilità di strutture educative, per favorire appunto agende estremamente controverse come l’educazione sessuale onnicomprensiva, su cui non c’è accordo tra le nazioni dell’Onu. Ognuna delle quali ha la propria sovranità in materia, anche se ciò dispiace al mondialismo.

È altrettanto rilevante che quando si è trattato di ribadire, nella risoluzione, il principio del «diritto di priorità» dei genitori «nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli», come recita l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, i fautori della rivoluzione morale si sono opposti. Del resto, non sorprende: tra gli obiettivi di questi ultimi c’è l’autonomia sessuale dei bambini, di cui la sessualizzazione precoce in voga nelle nostre società è il fondamento e la pedofilia normalizzata è il logico approdo.

Ma torniamo ai sotterfugi. La bozza finale della risoluzione è stata presentata dalla presidenza di turno moldava solo alle 22.30 di giovedì sera, «a meno delle 24 ore prima dell’adozione del venerdì mattina richieste dal regolamento interno delle Nazioni Unite», come spiega ancora il Friday Fax, una pubblicazione di C-Fam, che aggiunge: «La bozza proposta conteneva lo stesso linguaggio sull’educazione sessuale a cui i 22 Paesi si erano opposti all’inizio della settimana, e un ulteriore paragrafo a sorpresa sul diritto degli adolescenti ad accedere all’aborto, alla contraccezione e ad altri servizi di salute riproduttiva senza il consenso dei genitori». Un paragrafo che non era stato discusso durante i negoziati e che si inserisce perfettamente nel solco della già menzionata autonomia sessuale.

Solo la pronta reazione dei 22 Paesi di cui sopra (Algeria, Arabia Saudita, Bielorussia, Brunei, Camerun, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Iraq, Iran, Libia, Mali, Mauritania, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Senegal, Siria, Uganda, Yemen e Zimbabwe) ha impedito che si concretizzasse l’ulteriore spinta alla sessualizzazione di bambini e adolescenti. Anche se questo tipo di documenti non hanno in genere carattere vincolante, è bene ricordare che essi servono come strumento di pressione sui singoli Stati, per indurli a sposare determinate cause socio-politiche, a volte deleterie, come quella descritta. Stavolta il tentativo delle lobby che sviliscono la natura umana è fallito, ma ci riproveranno.