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MEDIO ORIENTE

Gaza: flebili prospettive di pace. Hamas e Israele indecisi sul piano Biden

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Il presidente Usa Joe Biden vuole la pace tra Israele e palestinesi e presenta un piano in tre fasi. Hamas, che pure non esclude, aspetta il parere dei suoi capi a Gaza. E Netanyahu, se accetta, rischia di perdere il governo. La guerra potrebbe durare ancora a lungo e allargarsi alla Cisgiordania.

Esteri 03_06_2024
"Biden, salvali da Netanyahu!", la protesta a Tel Aviv per la liberazione degli ostaggi (La Presse)

Ci sarà mai pace tra Israele e Gaza? Per Joe Biden è giusto che questa guerra finisca: «È giunto il momento di deporre le armi, liberare gli ostaggi e aprire i corridoi umanitari per poter portare gli aiuti alla popolazione di Gaza». È stato lo stesso Biden ad annunciare un piano di pace tra israeliani e palestinesi di Gaza. Il presidente americano, prima di rendere pubblico il progetto lo aveva anticipato sia al premier israeliano Benjamin Netanyahu, sia ai mediatori dell'Egitto e del Qatar. E si è assunto la responsabilità di questa trattativa, sollecitando le parti in causa a fare il possibile affinché il negoziato venga accettato, applicato e non boicottato con veti incrociati. Biden ha anche rivelato che sono stati gli americani a condurre le trattative, con la fattiva collaborazione di Egitto e Qatar.

Tre i punti essenziali del piano di pace: la prima fase prevede il cessate il fuoco di sei settimane, durante le quali avverrebbe il ritiro di tutte le forze militari israeliane dalla Striscia. Il rilascio parziale degli ostaggi, donne, anziane e feriti, in cambio di un consistente numero di prigioni palestinesi, detenuti nelle carceri israeliane e la distribuzione di consistenti aiuti a tutta la popolazione. Durante queste settimane della fase uno, «Israele e Hamas - ha detto Biden – avvierebbero ulteriori negoziati per arrivare alla fase due, ossia la conclusione definitiva delle ostilità» e il rilascio di tutti gli ostaggi ancora in vita, compresi uomini e soldati. La terza, ed ultima fase, prevede la restituzione dei corpi degli ostaggi uccisi e l’avvio di un piano di ricostruzione con la partecipazione dei paesi arabi e della comunità internazionale. «L’accordo - ha sottolineato il presidente americano - garantirà sicurezza a lungo termine per Israele, che potrà essere maggiormente integrato nella regione».

Poco dopo l'intervento di Biden, Hamas ha fatto trapelare il suo giudizio in merito alla proposta di interrompere definitivamente le ostilità, confermando la sua disponibilità ad «affrontare positivamente e in modo costruttivo qualsiasi progetto basato sul cessate il fuoco permanente – si legge in una nota - e sul completo ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza, sulla ricostruzione e sul ritorno degli sfollati nei loro luoghi di origine e l'impegno allo scambio di prigionieri se gli israeliani si manterranno vincolati a tale accordo». Sempre nella nota è aggiunto che la risposta ufficiale di Hamas dipenderà dalla posizione dei suoi leader a Gaza, Yahya Sinwar e Mohammed Deif, che dovranno attuare i dettagli dell'accordo, compreso il rilascio degli ostaggi.

Ma Israele non la pensa allo stesso modo. Il primo ministro Netanyahu ha dichiarato, sabato scorso, in risposta alla proposta di pace americana: «Le condizioni poste da Israele per porre fine alla guerra non sono cambiate: la distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas, la liberazione di tutti gli ostaggi e la garanzia che Gaza non rappresenti più una minaccia per il nostro paese. Israele deve continuare a insistere affinché queste condizioni siano accolte prima che venga applicato un cessate il fuoco permanente». Ophir Falk, consigliere-capo per la politica estera di Netanyahu, ha fatto trapelare, invece, che la proposta Biden è un buon accordo, a patto però che vengano rilasciati tutti gli ostaggi ancora detenuti a Gaza.

Che gli ostaggi debbano essere riportati a casa lo hanno chiesto, ancora una volta, i familiari dei rapiti. Lo scorso sabato, in oltre 120mila, hanno invaso il centro di Tel Aviv chiedendo al governo di raggiungere un accordo per il rilascio degli ostaggi e insieme la destituzione del primo ministro Benjamin Netanyahu. È stata la manifestazione più imponente, dopo quella avvenuta in seguito al massacro del 7 ottobre scorso.

Il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, e il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, hanno, invece, rincarato le critiche affermando che non accetteranno mai la proposta del presidente americano, pena l’abbandono del governo. Smotrich in un post su X, ha dichiarato: «Ho appena parlato con il primo ministro e ho chiarito che non farò parte di un governo che accetta il disegno proposto per porre fine alla guerra senza la distruzione di Hamas». Il leader dell’opposizione, Yair Lapid, ha dichiarato che il suo partito, Yesh Atid (C’è un futuro), è disposto a entrare nel governo per sostituire i partiti ultranazionalisti Potere Ebraico e Sionismo Religioso, se ciò fosse necessario per garantire il rilascio degli ostaggi da Gaza.

Intanto, il ministro del Gabinetto di guerra, Benny Gantz, leader del partito Unità Nazionale, ha ufficialmente fatto due richieste: concordare una data per le elezioni anticipate, da tenersi durante il mese di settembre e ha avanzato una proposta di legge per sciogliere la Knesset. Immediata la reazione del Likud, il partito del primo ministro Netanyahu, che ha così replicato: «Nel mezzo di una guerra Israele ha bisogno di unità e non di divisione. Lo scioglimento del governo di unità nazionale è un regalo a Sinwar, una capitolazione alle pressioni internazionali e un colpo fatale agli sforzi per liberare i nostri ostaggi».

Nel frattempo, che la situazione stia precipitando, non solo nella Striscia con gli attacchi a Rafah, ma anche in Cisgiordania con le scorribande dei coloni e le incursioni dell'esercito a Jenin e Nablus, se ne è resa conto la stessa amministrazione Biden. Ora, i militari israeliani hanno iniziato a spadroneggiare anche a Ramallah, la capitale della Palestina, provocando feriti, arresti amministrativi e distruzione. Probabilmente il governo Netanyahu vuole estendere la guerra anche in Cisgiordania. Il ministro, Bezalel Smotrich, ha minacciato di trasformare Tulkarem, nel nord-ovest della Palestina, in «una città come la Striscia di Gaza, dove le abitazioni verranno completamente rase al suolo». Una rete televisiva affiliata ai coloni ha annunciato, inoltre, che il governo ha approvato la distribuzione di armi da guerra anche agli ebrei ortodossi, compresi quelli che non fanno parte della riserva dell'esercito. Secondo una prima stima si parla di oltre 720mila persone. Il componente della Knesset del partito di estrema destra, Sionismo Religioso, Zvi Sukkot, ha affermato che la decisione di distribuire più armi negli insediamenti in Cisgiordania è importante e aumenterà il senso di sicurezza tra i cittadini israeliani.

La Casa Bianca non ha gradito, anche se non si è espressa ufficialmente, ma fonti vicine al presidente Biden lo hanno confermato, il gesto compiuto dall'ex aspirante alla presidenza americana per il partito repubblicano, Nikki Haley, che nei giorni scorsi era giunta in Israele per una visita. La Haley è stata ripresa mentre scriveva un messaggio sui missili, inviati dall'America, e pronti ad essere utilizzati nella Striscia: «Finiteli». Quel gesto, che ha suscitato molta indignazione, è stato fatto poco prima che l'aviazione israeliana iniziasse a bombardare un campo profughi, che l'esercito con la Stella di Davide aveva detto essere un posto sicuro, provocando la morte di 45 palestinesi. Proprio ieri i soccorritori hanno trovato nel campo di Jabalia altri 50 corpi. «È profondamente sconfortante vedere il presidente Biden continuare a consentire ad Israele di operare impunemente, ammazzando in modo indiscriminato donne e bambini nella Striscia di Gaza; ma provoca rabbia e sdegno vedere l'ex aspirante alla presidenza americana, Nikki Haley, incitare ad ammazzare i palestinesi», ha affermato Ahmad Abuznaid, (USCPR) direttore della Campagna statunitense per i diritti dei palestinesi.

Che le munizioni utilizzate per la strage siano di produzione americana non ci sono dubbi. I resti trovati sul luogo dell'impatto dagli abitanti di Rafah sono stati identificati e resi pubblici attraverso X come parti della GBU-39, una bomba a guida di precisione progettata e costruita da una società americana con sede in Colorado, che fornisce componenti sia per il GBU-39, sia per altre munizioni statunitensi. Nel frattempo, l'esercito d’Israele ha annunciato la morte in combattimento di altri due soldati. In totale sono 294 i militari israeliani caduti dall'inizio dell'operazione di terra nella Striscia.