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Francia, lo Stato taglia i fondi al Liceo Averroè. Troppo islam radicale

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Dopo lunghe indagini, la Francia ha interrotto la convenzione con il Liceo Averroè, scuola islamica di Lille, nel nord della Francia. Più che insegnare, si indottrinavano gli studenti a una visione radicale dell'islam, ostile alla società francese. 

Libertà religiosa 15_09_2026
L'ingresso del liceo islamico di Lille (AP)

Una commissione convocata su richiesta del prefetto della regione Hauts-de-France, Bertrand Gaume, ha votato giovedì 10 settembre con una maggioranza schiacciante — 18 voti contrari, 3 favorevoli, 3 astensioni — per raccomandare la conferma della rescissione del contratto di partenariato tra lo Stato francese e il liceo Averroès di Lille. È la parola quasi definitiva su una battaglia legale e politica che dura da tre anni, e che restituisce con chiarezza il volto di un’istituzione scolastica finita al centro delle inchieste sull’islamismo dei Fratelli Musulmani in Francia.

Il liceo Averroés, fondato nel 2003, è il più grande liceo musulmano di Francia. Ed è storicamente noto per essere il primo liceo privato musulmano ad avere siglato un contratto di associazione con lo Stato francese nel 2008: un contratto che permetteva di pagare gli insegnanti attraverso il Ministero dell’Istruzione, mantenendo al contempo il carattere d’istituto esclusivamente islamico. Nel 2023, la prefettura aveva deciso di rescindere quell’accordo — quindi mettere fine ai lauti finanziamenti pubblici. La decisione era stata inizialmente annullata dal tribunale amministrativo, poi ripristinata in appello per un vizio procedurale: la scuola avrebbe dovuto presentare un ricorso amministrativo prima di rivolgersi ai giudici. Cosa che è stata fatta a luglio, sia da parte della scuola e delle famiglie, che del personale e del sindacato SUD — respinti ora dalla commissione riunitasi il 10 settembre.

Tre anni fa, era stato un rapporto della commissione consultiva accademica a confermare gli annosi sospetti sui legami tra professori e l’islam politico. Tutto raccontava di una scuola dove veniva fatta esclusiva promozione del salafismo tra corsi di “etica musulmana”, programmi in aperto contrasto con quelli del Ministero dell’Istruzione francese, studio, tra le tante, anche delle opere di Hassan Iquioussen — imam marocchino legato ai fratelli musulmani, fondatore dei Giovani musulmani di Francia, espulso nel 2022, dall’allora ministro dell’Interno Darmanin per sermoni antisemiti e in cui incitava i musulmani a imbracciare le armi contro “i terroristi della laicità”. La France insoumise, il partito della sinistra di Jean-Luc Mélenchon, già allora aveva alzato le barricate in difesa della scuola, giudicando “discriminatoria” la decisione della prefettura.

Parliamo dello stesso liceo che, nel 2015, dopo gli attentati di Charlie Hebdo, rimbalzò sulla stampa oltralpe per via delle dimissioni, raccontate sulla stampa, di un suo professore, Soufiane Zitouni, che spiegava di non aver «mai sentito così tanti discorsi antisemiti» come al Lycée Averroès, un’esperienza che lo aveva profondamente segnato.

La recente decisione della conferma della rescissione dell’accordo tra il ministero e il liceo Averroès nasce da nuove indagini che delineano, ancora, il quadro impietoso di una scuola influenzata dagli islamisti, che, attraverso il suo insegnamento e i legami con il movimento islamista locale, favorisce l’indottrinamento degli studenti, alimentando un profondo risentimento nei confronti della Francia e delle sue istituzioni. I giovani allievi vengono indirizzati a sottomissione della donna, primato della shari’a, poligamia, esaltazione del jihad e legittimazione della pena capitale per chi abbandona la fede islamica. A far luce su questo scenario sono state le indagini condotte dalla prefettura, che hanno stabilito la vicinanza di alcuni insegnanti alla Ligue islamique e alla Fédération des Musulmans de France, due sigle già individuate come canali attraverso cui in Francia si diffonde la propaganda dei Fratelli Musulmani.

Risale al 2022 il primo tentativo del Ministero di verificare cosa contenesse la biblioteca dell’istituto: un tentativo naufragato, perché la visita venne di fatto sabotata facendo risultare malata la bibliotecaria, così da rendere impossibile qualunque controllo. I funzionari ministeriali si trovarono inoltre a subire pressioni intimidatorie, un clima reso ancora più inquietante dal ritrovamento di un archivio interno nel quale la scuola teneva schedati, anno dopo anno, gli ispettori con cui era entrata in contatto. Quando l’accesso alla biblioteca è stato finalmente ottenuto, ogni sospetto ha trovato conferma. Inoltre, gli spazi dell’istituto erano stati utilizzati come location per un video di propaganda islamica finanziato dall’Ong qatariota Qatar Charity, la stessa organizzazione che un docente, nel filmato, ringraziava per aver coperto due terzi della spesa sostenuta per l’acquisto degli immobili scolastici. Oltre 3 milioni di euro. Un tassello che si incastra perfettamente con quanto la prefettura aveva già denunciato nel 2023 a proposito della scarsa trasparenza sui finanziamenti dell’istituto. A chiudere il quadro sono infine i rapporti economici con il centro islamico di Villeneuve-d’Ascq, i cui vertici — tra cui il rettore Mohammed Karrat, che è anche docente ad Averroès — hanno visto ribadita in secondo grado la condanna per vari reati di natura finanziaria.

Mentre il liceo Averroès conferma come i musulmani di Francia non abbiamo alcuna voglia di integrarsi, ma stiano costruendo realtà parallele volte a combattere il Paese, Parigi ha visto la prima applicazione di un decreto approvato in luglio. La norma rilanciata con forza a fine agosto dal ministro dell’Istruzione Édouard Geffray, prevede il trasferimento in un’altra scuola dei figli di genitori considerati una minaccia seria per l’istituto. Il caso che ha attivato per la prima volta la legge è quello di Le Fauga, un villaggio di 2.800 abitanti a 30 chilometri da Tolosa, che ha una sola scuola elementare. Il 4 settembre, pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico, un padre, Abdelkader, ha minacciato di decapitare l’insegnante del figlio di quinta elementare nel parcheggio della scuola. La vittima è stata indicata proprio dal bambino — «è lei!» —, ma non sono state rese note le reali ragioni dietro la minaccia di morte.

Sono ormai anni che la Francia cerca una risposta a un interrogativo che non riesce a sciogliere: come proteggere i propri insegnanti dalle minacce islamiche.

Il provvedimento affonda le radici in un contesto che Parigi non riesce a dimenticare: l’omicidio di Samuel Paty, decapitato nell’ottobre 2020 da un giovanissimo estremista islamista per aver osato mostrare in classe alcune caricature di Maometto, immagini legate a una riflessione sulla libertà di espressione. A quel nome si affianca quello di Dominique Bernard, ucciso a coltellate tra le mura del proprio istituto ad Arras nell’ottobre 2023. Due figure trasformate in simboli delle minacce islamiste, ma la lista degli episodi accumulati in questi anni è ben più lunga e racconta di docenti, talvolta anche universitari, finiti sotto protezione o spinti alle dimissioni perché oggetto di minacce sempre riconducibili all’islam.

Oggi, la scelta compiuta va in una direzione diversa: non più l’insegnante a essere spostato, ma lo studente allontanato per tutelare chi sta dietro la cattedra. La scuola francese vive nel timore costante di tutto ciò che potrebbe urtare la sensibilità islamica. Il nodo resta però irrisolto: gli alunni trasferiti finiranno in un altro istituto, dove inevitabilmente si aprirà un nuovo fronte, questa volta con altri docenti. La Francia è sotto assedio, e la scuola ne rappresenta la trincea più esposta.