Faide d'Oriente, il Papa permette di rimuovere i patriarchi
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In caso di sfiducia i patriarchi non potranno più considerarsi svincolati dai rispettivi sinodi e da Roma. La procedura per la rimozione è la principale novità tra le modifiche introdotte da Leone XIV al diritto canonico delle Chiese orientali, già segnate da dispute interne.
Si chiama Mutua Concordia il motu proprio pubblicato sabato con cui Leone XIV ha modificato il Codice delle Chiese orientali. Il cambiamento principale è l'introduzione di una procedura che permette ai Sinodi dei vescovi delle Chiese cattoliche patriarcali e arcivescovili maggiori di chiedere e deliberare la rimozione del proprio patriarca.
Una novità che non sorprenderà i lettori della Nuova Bussola: lo scorso dicembre avevamo raccontato della resistenza del patriarca siro-cattolico di Antiochia Ignace Youssif III Younan dopo la sfiducia del suo Sinodo e dei grattacapi che la situazione stava provocando alla Santa Sede per il tentativo di fare quadrato con gli altri patriarchi orientali. Avevamo spiegato che l'orientamento del Papa, d'accordo col prefetto del dicastero competente Claudio Gugerotti (con Leone XIV nella foto di LaPresse), era proteso a ridimensionare la pretesa inamovibilità dei patriarchi. Questi ultimi, pur messi in minoranza dai "loro", continuavano in larga parte a sostenere di non essere primi inter pares e quindi ad avanzare la pretesa di essere indenni dalla sfiducia dei Sinodi e di non essere vincolati al consenso del Papa. Ebbene, le modifiche al Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium pubblicate sabato vanno proprio in direzione opposta alle loro argomentazioni.
Nel motu proprio Leone XIV parla chiaro spiegando che se «il sacro legame tra il pater et caput e gli altri vescovi venisse irreparabilmente compromesso, ciò comporterebbe una grave ferita cui dover porre rimedio, come sollecitato anche da numerosi presuli orientali». Parole che confermano l'apertura del Pontefice alle rimostranze dei vescovi di fronte alla resistenza ad oltranza di alcuni patriarchi. Insomma, un patriarca non può pretendere di continuare a governare contro tutto il "suo" Sinodo, come è avvenuto in alcuni recenti casi. «Pare dunque opportuno – scrive Prevost – che il rimedio all’irreparabile compromissione della comunione avvenga, fatto salvo il ricorso al Romano Pontefice, attraverso l’Assise sinodale di ogni Chiesa patriarcale».
L'ultima parola, dunque, spetta al Papa con buona pace di chi sosteneva di poter fare a meno anche del suo consenso. «Riconosco e stabilisco pertanto – scrive Leone nel motu proprio – la competenza dei rispettivi Sinodi dei vescovi a ricomporre la comunione ferita, anche rimuovendo dall’ufficio, per causa grave, il proprio patriarca». Quest'ultimo potrà difendersi e per la rimozione servirà il «suffragio segreto di almeno due terzi dei membri del Sinodo con diritto di voto». La decisione sinodale, come detto, avrà bisogno dell'assenso papale.
Mutua Concordia arriva in un anno non facile nelle relazioni tra Roma e le Chiese orientali, con lo scontro aperto nella Chiesa siro-cattolica di cui vi abbiamo parlato a dicembre e le dimissioni "velocizzate" del patriarca di Baghdad dei Caldei. In quest'ultimo caso ha pesato lo scoppio di uno scandalo che ha coinvolto un vescovo caldeo di San Diego (California) e sul quale, secondo chi gli è vicino, non ci sarebbe stato sufficiente garantismo da parte di Roma. Il clima tra il dicastero per le Chiese orientali e la vecchia guardia dei patriarchi, dunque, non sembra essere dei migliori mentre la norma per la rimozione era lungamente attesa e auspicata da buona parte della nuova generazione dei vescovi orientali.
Nel nuovo motu proprio, inoltre, si è vista anche la mano da canonista di Prevost che ha colmato un vulnus prevedendo un procedimento ad hoc per una circostanza che – come ha scritto nel testo – non era presente nel Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium.
Younan, il patriarca sfiduciato. E quel vano tentativo con Leone
La maggioranza dei vescovi siro-cattolici ne aveva chiesto le dimissioni volontarie, decisione poi appoggiata dalla Santa Sede. Ma nell’incontro privato a Beirut tra il Papa e i patriarchi cattolici, Younan ha cercato la sponda dei suoi confratelli nel tentativo di convincere Prevost a cambiare idea. Molto difficilmente Leone lo farà.
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