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tra fabbriche e IA

Encicliche sociali, perché Leone è più solo del suo predecessore

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La continuità tra la Rerum Novarum di Leone XIII e la Magnifica Humanitas di Leone XIV è un fatto. Ma ci sono anche differenze. Mentre Papa Pecci poteva interfacciarsi con fabbriche, operai e padroni, il campo di indagine di Prevost è quello di una tecnologia che resta opaca persino a chi la costruisce. 

Ecclesia 23_09_2026

Sono passati più di tre mesi dal 15 maggio, 135esimo anniversario della Rerum Novarum, quando Leone XIV ha firmato Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica. Il richiamo al predecessore, dichiarato dallo stesso Prevost ai cardinali il giorno dopo l'elezione, ha già ispirato alcuni articoli sui parallelismi tra i due pontefici, le due encicliche e i due contesti entro cui sono state pubblicate (la questione operaia di fine Ottocento e la rivoluzione dell'intelligenza artificiale). Tuttavia, tre differenze, ad oggi ancora poco raccontate, dal nostro punto di vista meritano attenzione forse ancora inedita.

Forse il primo punto, che stupisce per la sua assenza nei racconti giornalistici, riguarda gli interlocutori cui i pontefici si sono affidati per trarre confronti e ispirazioni. Leone XIII, nello scrivere la Rerum Novarum, aveva in mente il modello concreto di applicazione della dottrina sociale nell’industriale tessile di Val-des-Bois Léon di Leon Harmel. L’imprenditore francese, presentato anche nel Meeting 2026, aveva trasformato la propria fabbrica in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione della dottrina sociale della Chiesa, con casse di mutuo soccorso, comitati operai e una ferrea e solida compenetrazione tra la fede e l’organizzazione del lavoro. Per il Papa era quindi lampante come il Vangelo si potesse tradurre in un’impresa più umana per il mondo.

Leone XIV è più solo. Alla presentazione di Magnifica Humanitas, accanto ai cardinali Fernández, Czerny e Parolin, sedeva Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull'interpretabilità. Olah è ingegnere in una delle aziende che l'enciclica intende correggere ed è apertamente ateo. Il collegamento quindi tra l’interpretabilità e la fattualità di un proprio modello è meno stretto: ad oggi non esiste un soggetto che abbia fatto della sussidiarietà uno dei beni della propria prassi imprenditoriale nel campo dello sviluppo degli LLM.

E in questo fatto, forse, sta anche la seconda differenza tra Leone XIV e il suo predecessore, ed è lo scarto temporale. La Rerum Novarum non è la prima enciclica di Leone XIII, ma è pubblicata nel 1891, tredici anni dopo la salita al soglio pontificio. Essa è preceduta da testi notevoli sulla preghiera del rosario, sulla massoneria e sul potere civile, sul vincolo matrimoniale. Il magistero sociale di Leone XIII si è sedimentato lentamente, mentre la Seconda Rivoluzione Industriale si dispiegava in misure di tempo che abbracciano i decenni, lasciando il tempo di osservare il cambiamento e di correggerlo.

La Magnifica Humanitas è invece la prima enciclica di Leone XIV, pubblicata a un anno dall'elezione, ed è ben lontana dall’essere una scelta di metodo, quanto più sembra una necessità imposta dai tempi. L'intelligenza artificiale generativa diffusa su scala di massa ha meno di quattro anni di vita pubblica. Difficile pensare a Papa Francesco che tredici anni fa scrive una enciclica sull’IA: sarebbe stato anacronistico. Oggi abbiamo la netta sensazione (e forse qualcosa di più) che tra 13 anni l’Intelligenza Artificiale sarà una cosa oggi completamente inedita ed esplorata. Leone XIV deve lavorare su tempi più stretti.

Esiste poi una terza differenza forse più sottile, e riguarda l'accessibilità dell'oggetto. Leone XIII poteva entrare nelle fabbriche, ascoltare gli operai, calcolare i salari, contare le ore di lavoro. Per quanto scomoda e sporca, la questione sociale era una realtà osservabile. Leone XIV deve parlare di una tecnologia che resta opaca persino a chi la costruisce. I modelli di linguaggio sono protetti da segreti industriali e accordi di riservatezza che ne rendono inaccessibile l'architettura interna. Eppure, anche quando i ricercatori hanno pieno accesso ai pesi e alle misure di un LLM, il modo con cui esso arriva a una risposta resta in larga parte una scatola nera, imperscrutabile agli stessi ingegneri che lo hanno addestrato.

Mancano i modelli, mancano i tempi e, soprattutto, manca l’analisi dell’oggetto. La strada che Magnifica Humanitas ha voluto percorrere ha margini sdrucciolevoli e si inerpica su un tragitto più oscuro di quanto non avesse fatto la Rerum Novarum. Se la seconda criticava una realtà oggettiva e forniva vie migliorative, la prima si trova a dover essere un faro nella notte oscura di un problema ancora poco conosciuto.