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La questione

Educazione sessuale, la destra non cada nell’inganno

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Scontro alla Camera su un emendamento del M5S che proponeva di introdurre l'educazione sessuale fin dalle elementari. Misura bocciata, ma ci sono crepe nel centrodestra. Eppure i fatti dicono che l'educazione sessuale "mainstream" aggrava i problemi.

Editoriali 28_10_2023

Gira e rigira, usando strumentalmente certi fatti di cronaca, la spinta sull’educazione sessuale a scuola si fa sempre più forte. E si moltiplicano i tentativi di inserire il tema nei provvedimenti più vari, che pure richiederebbero un approccio all’opposto di come la cultura oggi dominante intenda la cosiddetta educazione sessuale.

L’ultimo tentativo, in ordine di tempo, è andato in scena lo scorso 26 ottobre alla Camera, dove si votava un disegno di legge, presentato dalla maggioranza di centrodestra, sul contrasto alla violenza domestica nei confronti delle donne. L’opposizione ha presentato diversi emendamenti, tra cui uno di iniziativa del Movimento 5 Stelle ma condiviso da tutti i partiti di centrosinistra, che chiedeva di introdurre l’educazione affettiva e sessuale fin dalle scuole elementari. Una proposta che l’onorevole Rossano Sasso ha definito «una nefandezza». L’intervento del deputato della Lega, già sottosegretario all’Istruzione, ha scatenato le ire dell’opposizione, tra cui quelle del verde Angelo Bonelli, che ha invocato la necessità dell’educazione sessuale per «il rispetto del corpo delle donne», menzionato Kabul, lanciato i soliti strali contro il ritorno «all’oscurantismo» del Medioevo, età che per le sinistre è colpevole – è proprio il caso di dirlo – di ogni tipo di nefandezza… e peccato che lo si dica senza averlo veramente studiato (chiedere a una donna, la storica Régine Pernoud).

L’emendamento-cavallo di Troia è stato bocciato, insieme ad altri simili, eppure la sua presentazione è bastata per manifestare delle crepe nella maggioranza. Vedi le parole di Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia, il quale ha prima spiegato che «l’orientamento politico sul tema dell’educazione sessuale nelle scuole non era quello di inserirlo in questo provvedimento, ma di mantenerlo come impegno reciproco tra tutte le forze politiche ad approfondire il tema in un’altra occasione». E poi ha criticato senza mezzi termini «l’intervento del collega Sasso dal quale, come presidente della commissione (Giustizia, ndr) e come relatore del provvedimento, mi dissocio completamente». L’on. Maschio ha raccolto un lungo applauso dall’opposizione, che tuttavia si è rifiutata di accogliere il suo invito a ritirare per il momento gli emendamenti, poi appunto bocciati dal voto in aula. Per la cronaca il Ddl è stato approvato e ora passa al Senato. Il teatrino, comunque, conferma che le manovre per introdurre stabilmente l’educazione sessuale a scuola proseguono, con il benestare almeno di alcuni esponenti del centrodestra.

Ma oggi l’introduzione dell’educazione sessuale a scuola servirebbe davvero a prevenire le violenze contro le donne e altre storture, come ad esempio la pornografia, delle nostre società? La risposta, ci dispiace, è no. Ed è un “no” motivato dal realismo, dalle esperienze dei luoghi dov’è stata introdotta, dai contenuti che si cerca generalmente di trasmettere attraverso di essa e dalle origini stesse dell’idea di educazione sessuale. La sua nascita risale almeno fino alla breve parentesi della Repubblica Sovietica Ungherese (1919), dove l’idea di fondo era quella di inculcare l’“educazione sessuale” per indebolire il senso morale nel popolo e renderlo, in pratica, più facilmente manipolabile. Se facciamo un salto alle applicazioni più note e recenti, il quadro non cambia. Basti ricordare, tra i tanti fatti, l’inchiesta condotta da #Truenumbers, che ha dimostrato come nei Paesi europei considerati più all’avanguardia in tema di educazione sessuale, cioè dov’è stata introdotta come materia scolastica già negli anni Settanta, le studentesse under 20 abortiscono di più, in certi casi perfino tre volte in più, rispetto alle loro coetanee nei Paesi dove l’educazione sessuale non è prevista.

Riguardo ai contenuti veicolati dal mainstream, valgano su tutti i famigerati standard per l’educazione sessuale, pubblicati nel 2010 dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Quegli standard, che fissano varie tappe per la trasmissione di contenuti e ciò già a partire dalla fascia di età 0-4 anni, sono un concentrato della mentalità che vede il sesso come un atto deresponsabilizzato e volto al mero piacere, per esempio giudicando positivamente la masturbazione, la contraccezione, l’omosessualità e presentando nei fatti l’aborto come un diritto, sotto le specie più accattivanti della cosiddetta “salute sessuale e riproduttiva”.

In buona sostanza, dietro la promozione dell’educazione sessuale comunemente intesa (che riduce il sesso ad atto meccanico) non c’è nulla che faccia riferimento – nemmeno implicito – alla sessualità secondo il disegno di Dio. È vero che esistono realtà cattoliche che educano alla sessualità in senso retto, ma si tratta di piccole realtà e che raramente sono coinvolte nelle scuole: dove, invece, spadroneggiano sempre di più le associazioni Lgbt, spesso con la complicità di alcuni amministratori locali (Roma e Bologna ne sono un esempio).

Eppure, proprio la riscoperta e l’osservanza di quello che è il progetto di Dio sulla sessualità umana risolverebbero da sole tanti dei mali delle nostre società. L’educazione al pudore e alla purezza, oggi tanto bistrattata, aiuterebbe a guardare l’altro/l’altra non più secondo la dimensione del possesso, che accresce la conflittualità uomo-donna, ma secondo la dimensione del dono. Il sesso non avrebbe la connotazione degradante dell’“usa e getta” odierno, ma recupererebbe quel significato altissimo che fa sì che gli sposi possano essere immagine dell’amore trinitario e partecipare, secondo la Sua volontà, all’opera creatrice di Dio. Come scriveva san Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio: «La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte» (Fc, 11). Altri tipi di “educazione” ingannano.



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