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i venerdì della Bussola

Dopo le consacrazioni di Écône resta una ferita nella Chiesa

Scenari e conseguenze del rito compiuto il 1° luglio dalla Fraternità San Pio X. Una vicenda che anche tra i "non lefebvriani" mostra una (in)comprensione emotiva dell'appartenenza alla Chiesa, dimenticando che molti scismi sono nati col pretesto di difendere la fede. Dalla diretta video con Luisella Scrosati e Nico Spuntoni.
- Dossier: il caso FSSPX

Ecclesia 04_07_2026

La diretta video dei “Venerdì della Bussola” del 3 luglio è di nuovo dedicata al caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che il 1° luglio, come annunciato da mesi, ha proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. Écône, una ferita nella Chiesa è il tema affrontato da Luisella Scrosati e Nico Spuntoni, intervistati da Stefano Chiappalone, due giorni dopo il gesto che, anche nello svolgimento rituale, ha espresso la contraddizione fra dottrina e prassi, tra fedeltà proclamata al Romano Pontefice e l’atto concreto di disobbedienza consumato proprio attraverso quel rito, tra la dichiarata fedeltà alla Chiesa e la separazione tra la Fraternità e la Sede Apostolica.

Da parte della comunità lefebvriana la scelta dei nuovi vescovi è legata anche alla giovane età dei candidati (benché l’età media fosse ancora inferiore nel 1988, quando mons. Lefebvre compì un gesto analogo) oltre che alla scelta di profili più “pastorali” e meno “politicizzati”, onde evitare un nuovo “caso Williamson” – il riferimento è a uno dei quattro vescovi consacrati nel 1988, al centro di polemiche all’indomani della remissione delle scomuniche nel 2009, in seguito espulso dalla Fraternità e deceduto nel 2025.  Scomuniche in cui i consacranti sono nuovamente incorsi, così come i nuovi vescovi. Accanto alle scomuniche latae sententiae per il gesto in sé, vi è inoltre quella per scisma, più evidente nel caso dei sacerdoti della Fraternità e dei laici giuridicamente legati ad essa (come gli appartenenti al Terz'Ordine), più difficile da definire per i laici che più o meno assiduamente ne frequentano i luoghi di culto. Ma al di là del “delitto canonico” – anche quando non venga dichiarato esplicitamente, per esempio nel caso dei fedeli – non va sottovalutato il peccato di scisma, sul piano morale. 

Vi è poi la “terra di nessuno” di quanti in queste ore stanno già decidendo di lasciare la Fraternità e riunirsi a Roma. Rispetto al 1988, accanto alla parte sanzionatoria, è mancata però la “mano tesa” verso questi ultimi: nella Prassi resa nota il 2 luglio prevale un linguaggio “burocratico”, mentre si fatica a percepire l’accoglienza e la generosità manifestate all’epoca da san Giovanni Paolo II nel motuproprio Ecclesia Dei. Benché il problema della Fraternità non sia primariamente liturgico, la vicenda costituisce anche l’occasione per archiviare la stagione delle restrizioni verso le realtà tradizionali seguita al motuproprio Traditionis Custodes, tanto più che la linea di “tolleranza” è ormai trasversale nell’episcopato – con l’eccezione, soprattutto in Francia, di vescovi che invece fanno leva sul “caso Écône” per aumentare le restrizioni. Al riguardo la Santa Sede potrebbe dare un grande segnale per mostrare che vivere la “pedagogia tradizionale” della fede non implica la rottura dell’unità della Chiesa.

Nella vicenda della Fraternità San Pio X emerge una ferita non solo tra Écône e Roma, ma nel Corpo Mistico di Cristo, mostrando una insufficiente comprensione della natura della Chiesa: le reazioni emotive diffuse anche tra “non lefebvriani” manifestano la tendenza a pensare che la confusione presente in ambito ecclesiale autorizzi e giustifichi qualsiasi soluzione, persino scismatica, magari in base a una malintesa difesa della “vera fede” sganciata però da tutto il resto. Occorre piuttosto ripartire dai “veri fondamenti” della fede per (ri)scoprire cos’è la Chiesa cattolica e cosa significa appartenervi. E magari rileggere la storia della Chiesa per accorgersi che molti scismi sono avvenuti col pretesto di difendere l’ortodossia. Come ha ricordato il cardinale Müller, «esistono errori nella Chiesa ma non della  Chiesa», ed è necessario prima placare gli animi – alla scuola dei Padri – per non lasciarsi disorientare in cerca di facili rimedi, nell'illusione di difendere la verità cattolica al di fuori della Chiesa cattolica.

Ecco il video integrale della diretta: