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LA CONCEZIONE VERTICALE

Dom Jean Claire, il canto gregoriano come via a Dio

La perdita del “seggio d’onore” del canto gregoriano durante la Messa si è ripercossa sulla qualità del canto liturgico in generale. Perciò, figure come quelle di dom Claire, giovane impressionato dalla bellezza della liturgia della Chiesa e di cui oggi ricorre il centenario della nascita, servono a dimostrare che le cose grandi restano tali, magrado l'opera umana cerchi di distruggerle.

Ecclesia 31_01_2020

Mi occupo di musica per la liturgia da parecchi anni, vari decenni infatti. Ci sono dei temi che ho sentito per anni anni, ripetersi all’infinito; sicuramente uno di questi temi, specialmente negli ultimi 40/50 anni, è il ruolo del canto gregoriano nella liturgia. In effetti, sappiamo che la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, aveva garantito al canto gregoriano un posto d’onore, cosa che poi però non si è verificata nella pratica delle nostre chiese. Ora perché questo è accaduto? Certamente non è questo il luogo per poter parlare in profondità di questo tema, ma è certo che la perdita del “seggio d’onore” del canto gregoriano si è poi ripercosso sulla qualità del canto liturgico in genere. Questo ruolo di “modello” svolto dal gregoriano è stato richiamato anche da papa Francesco in un recente discorso.

Ecco perché è importante ricordare quegli studiosi che anche in tempi recenti si sono spesi per preservare ed approfondire l’eredità del canto gregoriano, come dom Jean Claire (1920-2006), monaco dell’abbazia di Solesmes, per cui il 31 gennaio si ricordano i 100 anni dalla nascita. Egli fu da giovane impressionato dalla bellezza e dallo splendore della liturgia della Chiesa e dal suo canto, quel canto gregoriano che è una via a Dio, specialmente da quello che ascoltava a Solesmes, abbazia che almeno dalla seconda metà del diciannovesimo secolo sarà un centro propulsore per lo studio e l’approfondimento di questo repertorio. Dom Claire sarà, con dom Pothier, dom Mocquereau e dom Cardine, tutti monaci di Solesmes, uno dei protagonisti di questo rinnovamento, dedicandosi in special modo agli studi sugli strati arcaici della modalità, quelli precedenti la sistematizzazione un poco forzata nel cosiddetto sistema dell’octoechos. Ricordiamo che in giovane età dom Claire fu studente di Henri Potiron (1882-1972) che molto si dedicherà allo studio della modalità gregoriana.

Ecco cosa dice don Alberto Turco, nome di richiamo nel panorama degli studi gregoriani, che di dom Claire fu allievo e collaboratore: «Ho ammirato in lui il monaco esemplare, lo studioso e il conoscitore impareggiabile degli antichi repertori monodici delle liturgie occidentali. Di questi repertori, non gli sfuggiva alcuna formula melodica, grazie alla sua grande intelligenza e intuizione scientifica. I suoi scritti su “L’évolution modale dans les répertoires liturgiques occidentaux” (Revue Grégorienne, anni 1962-1963) costituiscono la pietra miliare del superamento delle teorie plurisecolari sulla formazione dei modi gregoriani nonché dei criteri generali della restaurazione delle melodie gregoriane». Lo studioso di canto gregoriano Fulvio Rampi, cosi parla di dom Claire: «Per molti anni direttore del coro monastico di Solesmes, la sua figura di studioso è legata in modo particolare agli studi sulla modalità, della quale ha saputo ampliare la conoscenza ben oltre la nota classificazione in base al sistema dell'octoechos. L'evoluzione delle "corde madri" nel repertorio dell'Ufficio Divino, da lui teorizzata con inappugnabili prove, è a tutt'oggi simbolo di un nuovo percorso di ricerca nell'ambito della composizione gregoriana del fondo primitivo».

Ecco perchè gli studi di dom Claire avranno un impatto importante sulla musicologia internazionale, inclusa quella italiana, come confermato da Guido Milanese, professore all’università cattolica e direttore della rivista “Studi gregoriani”: «Del p. Claire, in particolare, la musicologia italiana ha assorbito le ricerche sulla modalità: l'ipotesi fondamentale relativa alle tre "corde madri" è ormai recepita, anche grazie al lavoro del principale continuatore italiano di dom Claire, Alberto Turco. Grande influenza hanno anche avuto le registrazioni di canto gregoriano dirette dal p. Claire, nelle quali -- in modo prudentissimo ma non dissimulatorio -- si mettevano a frutto nella prassi musicale i risultati della semiologia (p. Cardine) e appunto degli studi sulla modalità. Le registrazioni del p. Claire sottraevano la prassi gregoriana allo stile del suo precedessore, il p. Gajard, recuperandola varietà dei diversi livelli compositivi del repertorio. A istanza di decenni, le esecuzioni gregoriane del p. Claire costituiscono  tuttora un punto di riferimento».

Ecco, proprio come direttore del coro di Solesmes, come detto dal professor Milanese, dom Claire introdusse elementi di novità rispetto al suo predecessore. Frank Karl Prassl, professore di canto gregoriano al Pontificio Istituto di Musica Sacra, così ne parla: «In conformità alla decisione dell'abate Dom Prou, Jean Claire ha cominciato a introdurre l'interpretazione semiologica a Solesmes. Non per tutta la comunità, ma solo per il gruppo di cantori, che hanno usato il Graduale triplex e hanno cantato secondo l'avviso dei neumi. Jean Claire ha seguito il ritmo e la pronuncia naturale (come fanno i francesi...) delle parole». Quella interpretazione semiologica che grazie all’opera del suo confratello dom Cardine raggiungerà proprio a Solesmes sviluppi importantissimi.

Un altro che conobbe dom Claire al tempo dei suoi studi è il musicologo dell’università di Strasburgo Jacques Viret, che così lo ricorda: «Dom Claire, specialista in modalità, è con Dom Cardine, specialista in paleografia e ritmo, una delle ultime due personalità prestigiose della scuola gregoriana di Solesmes. Era un uomo discreto, sempre disponibile per coloro che venivano a consultarlo (posso testimoniarlo), oltre che un profondo pensatore. La sua teoria modale, basata su un'impressionante indagine sulle fonti manoscritte, attesta un'intelligenza acuta e un notevole spirito di sintesi». 

Insomma, anche se in tempi di questo genere, quando il canto gregoriano è stato fatto quasi accomodare fuori dalla porta, figure come quelle di dom Jean Claire vanno sempre commemorate per imparare da lui che le cose grandi rimangono grandi, malgrado l’opera umana che inspiegabilmente cerca di distruggerle o di ridurle al silenzio.