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FRANCIA

Delitto Deranque, chiesto il rinvio a giudizio per estremisti di sinistra

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Dopo l’omicidio del giovane Quentin Deranque ad opera di islamocomunisti e membri della Jeune Garde Antifasciste, il procuratore generale di Lione ha annunciato la richiesta di rinvio a giudizio per sette persone. Le complicità della sinistra di Mélenchon e l’equilibrismo di Macron, che attacca anche la Meloni.

Esteri 20_02_2026
Foto Ap-LaPresse

Il 13 febbraio, l’associazione Némésis annuncia che il giovane Quentin Deranque, il quale aveva protetto alcune attiviste durante un'azione davanti all’Istituto di studi politici (Sciences Po) di Lione, è stato linciato dai militanti della Jeune Garde Antifasciste (Giovane Guardia Antifascista) e da altri islamocomunisti. Il giorno dopo, il giovane muore. Dopo il fermo, nei giorni scorsi, di 6, 9 e infine 11 sospettati, tra cui noti collaboratori di parlamentari della sinistra di La France insoumise (LFI), ieri pomeriggio il procuratore generale di Lione, Thierry Dran, in una breve conferenza stampa, ha annunciato che, delle 11 persone fermate tra martedì e mercoledì, i tre uomini e una donna indagati per «favoreggiamento» sono stati rilasciati, mentre «le altre sette persone sono attualmente davanti al pubblico ministero» che ha richiesto il loro rinvio a giudizio per omicidio volontario e la loro custodia cautelare. Tutti hanno «un'età compresa tra i 20 e i 26 anni (…), sono per lo più studenti, impiegati nel settore privato, uno è disoccupato e uno (…) è assistente parlamentare. Alcuni appartengono ad associazioni e tre dichiarano di aver fatto parte o di essere vicini al movimento di estrema sinistra». Nel rispondere alle domande dei giornalisti, il procuratore ha anche affermato che «durante gli interrogatori delle persone in custodia, alcune hanno ammesso di aver colpito Quentin Deranque, ma molte hanno negato qualsiasi intenzione di uccidere, altre non hanno risposto (…), ci sono ancora diverse persone da identificare».

Nelle ore precedenti alle ultime decisioni delle autorità di Lione, erano emerse complicità e sconcertanti giustificazioni nei confronti degli omicidi. Innanzitutto, la complicità della Facoltà di Scienze Politiche. Quella dell’onorevole Rima Hassan non poteva essere una conferenza ma un comizio politico, organizzato da un membro eletto di La France insoumise, nell'aula magna dell’Istituto di studi politici. Quindi l'amministrazione universitaria ha accettato di fornire risorse pubbliche e la sua immagine a un membro del Parlamento europeo, la cui retorica violenta e le cui posizioni radicali provocano prevedibilmente tensioni, senza averne valutato appieno i rischi per la sicurezza.

Secondo, il sostegno di fatto. Il sindaco di Lione, Grégory Doucet, esponente dei Verdi alleati alla sinistra, dal 2021 al governo cittadino, ieri ha chiesto alle autorità preposte di vietare una marcia in memoria di Quentin Deranque, parlando di «timori per la presenza di attivisti di estrema destra provenienti da tutta la Francia e dai paesi limitrofi» e di «rischio reale di disordini violenti». Mai alcun divieto in questi cinque anni per manifestazioni di antifa e pro-Pal nella città. Molti sostenitori e complici del linciaggio omicida sono a piede libero, mentre i commossi e arrabbiati amici dell’ucciso sono sospettati preventivamente di ogni possibile violenza?

Terzo, la giustificazione politica. Un assistente parlamentare del deputato di sinistra radicale Raphaël Arnault è tra le persone in custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Quentin Deranque. Si tenga conto che Arnault è anche il fondatore della Jeune Garde, gruppo sciolto per decreto nel giugno 2025 ma non dissolto e, come rivelato dal quotidiano Le Parisien, esiste un accordo tra la milizia di estrema sinistra e il partito di Jean-Luc Mélenchon, tanto che la prima ha visto come una vittoria il riavvicinamento, tra il 2022 e il 2024, tra Arnault e Mélenchon. Perciò, Arnault «certamente non» sarà sospeso o escluso dal gruppo di LFI all'Assemblea Nazionale, come affermato dal suo coordinatore Manuel Bompard, assicurando che «nel giorno in cui non ci saranno più fascisti, non ci saranno più antifascisti». L'eliminazione dell’avversario, come autodifesa contro coloro a cui si attribuisce il titolo di “fascisti” e “razzisti” o “xenofobi”, è dunque, per certa sinistra, legittima e necessaria.

C’è da ricordare che La France insoumise, movimento politico di sinistra radicale costituitosi per promuovere la candidatura di Mélenchon alle elezioni del 2022, è lo schieramento con il quale l’attuale presidente Emmanuel Macron ha stretto accordi elettorali al secondo turno nelle elezioni parlamentari, in un “fronte repubblicano” pensato per impedire la conquista di seggi alla destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Da qui si comprende il vergognoso equilibrismo di Macron che ha equiparato le presunte future violenze della destra agli attuali linciaggi omicidi da parte della sinistra, attaccando anche Giorgia Meloni, a cui ha chiesto di non commentare ciò che accade in altri Paesi, a fronte di una dichiarazione della presidente del Consiglio italiana, condivisa anche da Antonio Tajani, in cui si esprime preoccupazione per la violenza di gruppi estremisti di sinistra in molti Paesi.

In tutto ciò, prosegue la narrativa di diversi media francesi ed europei, non solo di sinistra, inclusi i telegiornali della Tv di Stato italiana, in cui si afferma falsamente che Quentin Deranque fosse un estremista di destra.



VIOLENZA IDEOLOGICA

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18_02_2026 Luca Volontè

Quentin Deranque, giovane cattolico, voleva proteggere le ragazze dell'associaizione Némésis mentre queste protestavano contro una conferenza dell'eurodeputata Rima Hassan. È stato ammazzato per questo, da violenti islamocomunisti.