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la rivelazione

Danni da vaccino e algoritmi errati, l'allarme italiano ignorato

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L'Fda americana sapeva che l'algoritmo di rilevazione dei danni da vaccino era contraffato, ma non intervenne per non ostacolare la campagna vaccinale. Ma lo stesso caso, per il sistema di rilevazione dell'Oms, vide protagonista il patologo italiano Bellavite che denunciò inutilmente a Ema e Aifa.

Editoriali 19_09_2026

E così anche gli americani avevano trovato il modo di occultare gli effetti avversi da vaccino Covid. Come? Con un algoritmo compromesso, tarato per insabbiare gli allarmi e nascondere i danni. Le rivelazioni uscite l’altro ieri sul British Medical Journal fanno rumore: documentano che La FDA (Food and drug administration) e i CDC (Center for disease control) sapevano che le metodiche utilizzate per raccogliere i dati sugli effetti avversi dei vaccini a mRna non erano adeguate, ma decisero di silenziare gli studiosi che coscienziosamente denunciavano queste irregolarità.

Al motto di “cessare e desistere”, che assomiglia tanto al “troncare e sopire” di manzoniana memoria, l’allora direttrice Rochelle Walensky zittì il medico dell’Fda Ana Szarfman e lo sviluppatore William Dumouchel. Entrambi erano in forze alla principale organizzazione di controllo del farmaco, equivalente alla nostra Aifa, e avvertirono già nel 2021, dunque a campagna vaccinale mondiale attiva, che il metodo utilizzato per la ricerca e classificazione delle reazioni avverse, il metodo “bayesiano empirico” soffriva di un macroscopico difetto metodologico noto come “effetto mascheramento” (masking).

Il risultato fu che vennero di fatto nascoste la stragrande quantità di miocarditi, pericarditi e paralisi di Bell e soltanto nel 2023, dunque a campagna vaccinale ormai terminata, il responsabile della farmacovigilanza di Fda riconobbe in una mail interna che l’agenzia conosceva da oltre due anni il problema.

Questo è quanto sta emergendo in questi giorni al Senato Usa anche grazie a precise richieste di accesso agli atti (FOIA) effettuate dai commissari che stanno indagando sulla pandemia.

Il meccanismo è sempre quello collaudato: per non disturbare la narrazione del vaccino sicuro, gli organismi di controllo hanno deliberatamente scelto di tacere gli effetti avversi non correggendo gli strumenti di analisi che si rivelavano via via sempre più fallaci.

La storia americana ci riporta a casa nostra, perché quella delle metodiche errate di segnalazione e di elaborazione dei dati, attraverso algoritmi e modelli matematici, è stata una costante della campagna vaccinale tanto da diventare un modus operandi rodato.

Non solo l’FDA, infatti, utilizzava modelli sbagliati, ma anche l’OMS, come denunciò nel silenzio più assoluto il patologo veronese Paolo Bellavite, che più volte cercò di avvertire Aifa e Ministero delle errate classificazioni sui danni da vaccino utilizzate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e che di fatto escludevano sempre e a priori ogni correlazione col vaccino per tutte le problematiche che via via venivano segnalate dalla farmacovigilanza passiva.

Bellavite iniziò a denunciare le falle dell’algoritmo “assolvi vaccino” già nel 2021 e la Bussola diede molto spazio al medico e alle sue analisi. Già nel 2019, durante il convegno del Condav, Bellavite presentò il suo studio, pubblicato poi nell’aprile 2020, nel quale spiegava i passaggi errati del metodo utilizzato dall’Oms che partivano da un’analisi del nesso di causalità viziata da variabili che di fatto escludevano sempre il vaccino come responsabile di effetti avversi. Ma questo metodo poi, denunciato per alcuni vaccini pediatrici, si trasferì sic et simpliciter sui vaccini a mRna Covid e Bellavite tornò alla carica scrivendo personalmente all’ex ministro Roberto Speranza, all’allora direttore di Aifa Nicola Magrini e ai vertici di Ema. Non ricevette mai nemmeno una risposta di cortesia.  

“Il metodo OMS – disse allora in una intervista alla Bussola – è viziato da un difetto perché permette di “assolvere” i vaccini tutte le volte che si trovano altre cause. Ma non basta trovare altre cause, bisogna vedere se quelle altre cause non sono state un fattore di rischio nell’incontro col vaccino che ha peggiorato la situazione”.

La segnalazione di Bellavite restò lettera morta, ma produsse anche il vergognoso pregiudizio contro Bellavite che Aifa manifestò nei confronti del patologo ai tempi della vicenda Nitag, quando vene bollato sprezzantemente come no vax, da una dirigente dell’ente del farmaco.

Invece non era un no vax, ma uno studioso che, come una Cassandra, aveva messo in guardia più di altri dai rischi di quei vaccini entrando proprio dentro i meccanismi di verifica e gli strumenti scelti per valutare la loro pericolosità. Oggi quegli studiosi, come quelli americani che avvertirono l’FDA e come Bellavite e molti altri, dovrebbero essere premiati per il loro impegno che gli costò l’impopolarità e spesso la carriera.