Dalla gratitudine sorge la letizia
Al Cottolengo, la perfezione dell’uomo, cercata dalla modernità, appare ad Amerigo una favola fasulla. Proprio in quel luogo di dolore, il protagonista del racconto di Calvino intravede qualcosa che la politica non sa dare.
Al Cottolengo, Amerigo riconosce subito quel «male di vivere» che Montale scolpisce nei suoi versi: la realtà gli appare come un mosaico incrinato, dove ogni progetto razionale si frantuma contro la sofferenza. Al seggio elettorale assiste a una sfilata d’Italia nascosta: corpi dolenti e spesso deformi che raccontano storie taciute. È lì che le sue certezze illuministiche vacillano: davvero il suo voto vale quanto quello di chi vive ai margini della democrazia.
La perfezione dell’uomo, cercata dalla modernità, gli appare improvvisamente una favola fasulla. Eppure, proprio in quel luogo di dolore, Amerigo intravede qualcosa che la politica non sa dare: una grazia che salva ciò che la storia non redime. Il comunismo non ha guarito ciechi né fatto camminare zoppi, ma qui, al Cottolengo, in qualche modo, ciò accade. L’intellettuale di partito resiste, ma una crepa nuova si apre dentro di lui, e da lì entra una luce inattesa. Alcune scene, infatti, sorprendono lo sguardo di Amerigo.
Guardare l’altro per trovare sé stessi: la lezione di Calvino
Nel 1953 Italo Calvino entra per la prima volta nella Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo) e ne rimane colpito. Da quell’esperienza nascerà un libro, che parla dell’incontro con la fragilità, con la bellezza inattesa.


