Critiche alle linee guida SIP
In merito alle linee guida LGBT della Società italiana di pediatria, uno specialista afferma: «non raccolgono l’unanimità dei pediatri italiani».
Torniamo a parlare del documento Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente redatto dalla Società Italiana di Pediatria, documento totalmente a favore dell’omosessualità, della transessualità e dell’intersessualità dei minori, bambini compresi, senza nessuna riserva di carattere scientifico.
Il sito ProVita&Famiglia ha intervistato il professor Giuseppe Chiumello, specialista in pediatria, endocrinologia e diabetologia, già membro del Comitato Etico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ex direttore del centro di endocrinologia dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Università di Milano e membro del CET Lombardia 1 è Professore emerito di Clinica Pediatrica e componente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.
Riportiamo qui alcuni passaggi di questa intervista: «Si tratta – spiega il professore – di suggerimenti del Consiglio direttivo – infatti sono firmati dal Presidente – ma sicuramente mi sento di dire che non raccolgono l’unanimità dei pediatri italiani». Poi così prosegue: «Il problema della disforia di genere deve essere affrontato con molta prudenza, anche perché la medicalizzazione costituisce un pericolo, sin dalla prescrizione dei farmaci bloccanti la pubertà che inibiscono la secrezione ormonale. È già questa una scelta molto criticabile, perché è il primo passo verso la somministrazione di altri farmaci, quali testosterone ed estrogeni, fino ad arrivare all’intervento chirurgico che chiude il cerchio in un’irreversibilità della situazione. Inoltre è ormai acclarato sul piano clinico che nel 90-95% dei casi tali incongruenze di genere si risolvono spontaneamente con la pubertà. Pertanto è molto importante che un bambino, un ragazzo, non sia medicalizzato: un’eventuale disforia deve essere affrontata lentamente nel tempo e con competenza proprio al fine di evitare situazioni che poi diventino irreversibili
[…] Compito del pediatra è piuttosto rendersi conto che spesso a queste situazioni di incongruenza di genere possono essere associate delle comorbilità, quali l’autismo, situazioni di depressione e di ansia che possono estrinsecarsi verso tale sentirsi incongruenti rispetto al proprio corpo. Di conseguenza, è necessario sentire anche uno psicologo, un neuropsichiatra, un endocrinologo con competenze pediatriche, ma la cosa deve essere fatta gradualmente e con molto buon senso
Queste linee guida comunque non favoriscono il bene del bambino, come testimoniano tra l’altro le storie dei numerosi detransitioner. Insomma, il pediatra deve avere una visione olistica del problema, non deve lasciarsi trascinare nell’iniziare un percorso che potrebbe poi essere disastroso per il ragazzo. Queste linee guida sposano pesantemente il percorso affermativo di genere che non condivido, per cui auspico vi siano delle prese di posizione anche da parte di altri colleghi che non condividono questo approccio di per sé molto criticabile».

