Corso LGBT senza consenso informato
Ragazzi di terza media di una scuola in provincia di Cuneo seguiranno un corso tenuto da un'associazione LGBT. Ma manca il consenso informato a tutela dei genitori.
Per i ragazzi della terza media dell’Istituto Comprensivo Santorre di Santarosa a Savigliano, in provincia di Cuneo, è stato previsto «percorso di educazione all’affettività, sessualità e rispetto». Docenti in aula, i membri del Circolo Maurice Lgbt, il quale è «un’associazione di iniziativa politica, sociale e culturale nata nel 1985, federata all’Arci, nonché del più antico gruppo Lgbtq+ di Torino. La sua attività - si legge - è finalizzata a combattere il pregiudizio e la discriminazione, con particolare attenzione al diritto alla libera espressione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, nella convinzione che la liberazione della sessualità riguardi l’umanità intera».
La scuola ha predisposto attività alternative «qualora le famiglie non intendessero autorizzare la partecipazione del/la proprio/a figlio/a al percorso, nelle giornate in cui si svolgeranno gli incontri del progetto». Ciò detto, non è chiaro quale sia il contenuto dell’intervento del Circolo LGBT. E così è scesa in campo Generazione Famiglia, l’associazione afferente a ProVita&Famiglia dedicata alla scuola. Cosa ha chiesto Generazione Famiglia? «L’associazione – si legge sul sito di ProVita – si è infatti subito attivata per chiedere che fossero comunicati: i criteri adottati per l’affidamento al Circolo Maurice; l’iter di approvazione del progetto (Consiglio d’Istituto/Collegio docenti/Commissione); educatori, professionisti ed esperti che interverranno, indicando quindi nominativi e curriculum; eventuali supporti didattici utilizzati, dunque libri, video, slide; questionari e test somministrati.
Inoltre […] l’associazione ha chiesto delucidazioni sulla progettazione dell’iniziativa, dunque per sapere quali saranno gli obiettivi e le strategie per raggiungerli; quale sarà la bibliografia di riferimento e ha chiesto garanzie che non saranno trattati temi relativi alla sessualità, all’orientamento sessuale, all’identità di genere o ai cosiddetti “diritti civili” o a modelli relazionali e familiari alternativi a quelli costituzionali, visto che sono ambiti che competono esclusivamente alla responsabilità educativa della famiglia».
L’associazione poi rileva che, mancando la descrizione accurata del contenuto di questa iniziativa, si è in presenza in capo ai genitori di una mera autorizzazione e non di una sottoscrizione del consenso informato.

