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IL DISCORSO DI MELANIA

Come Trump, sul Minnesota, è passato dallo scontro al dialogo

Nei due giorni successivi all'uccisione di un infermiere da parte di agenti federali, Trump ha cambiato linea. Melania Trump invita all'unità nazionale. Lo "zar" dell'immigrazione dialoga con il governatore del Minnesota e con il sindaco di Minneapolis.

Esteri 29_01_2026
Melania Trump (AP)

«Dobbiamo unirci. Chiedo unità. So che mio marito, il presidente, ieri ha avuto un'ottima conversazione telefonica con il governatore e il sindaco, e stanno lavorando insieme per garantire che tutto si svolga in modo pacifico e senza rivolte». Melania Trump non si era quasi mai mostrata in pubblico per dichiarazioni politiche, da quando suo marito è stato rieletto presidente nel novembre 2024. Ma la situazione, adesso, lo richiede.

Così, in un’intervista rilasciata a Fox News, in occasione della presentazione di un documentario che la riguarda (sul mese di transizione dall’amministrazione Biden a quella Trump), Melania ha svolto il ruolo di ambasciatrice informale del governo federale per la crisi nel Minnesota, il più alto rischio di rottura fra istituzioni statali e federali, causato dall’approccio troppo aggressivo contro l’immigrazione illegale (due i morti provocati dalle azioni degli agenti federali). “Sono contraria alla violenza. Quindi, se protestate, vi prego di farlo in modo pacifico, perché in questo momento abbiamo bisogno di unirci”, ha detto Melania Trump rivolgendosi alle autorità del Minnesota, che finora hanno tollerato, quando non incoraggiato, la protesta contro l’Ice, la polizia di frontiera.

L’intervista di Melania Trump giunge in un momento di cambiamento radicale dell’agenda del marito. Cambia l’approccio con il Minnesota, sull’immigrazione e i metodi impiegati. Cambiano gli uomini chiave dell’operazione, da Bovino (a capo dell’Ice), il compito passa a Homan, lo “zar” dell’immigrazione, più diplomatico e attento a non provocare morti e danni collaterali.

Sabato, a poche ore dall’uccisione dell’infermiere Alex Pretti, durante una perquisizione di agenti federali, i toni scelti dall’amministrazione erano quelli dello scontro muro contro muro: la colpa era solo della vittima. Il segretario alla Sicurezza interna Kristi Noem ha affermato che Pretti aveva aggredito gli agenti e brandiva una pistola, definendo le sue azioni terrorismo interno. Il comandante della polizia di frontiera Gregory Bovino ha detto che Pretti voleva massacrare le forze dell'ordine. E Stephen Miller, l'artefice dell'aggressiva strategia di Trump in materia di immigrazione, ha definito Pretti un “aspirante assassino”.

Circa 48 ore dopo la sparatoria, Trump ha deciso di cambiare tono e politica. «Ovviamente la situazione è stata molto fluida e in rapida evoluzione durante tutto il fine settimana», aveva dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt lunedì. Ha aggiunto che il presidente Trump «ha detto che vuole lasciare che le indagini (sull’uccisione di Alex Pretti, ndr) continuino e che siano i fatti a parlare». Domenica il presidente aveva già dichiarato, in un’intervista al Wall Street Journal che la sua amministrazione stava «riesaminando tutto e avrebbe preso una decisione».

Lunedì sera Trump ha incontrato Noem, Lewandowski e alti funzionari della Casa Bianca nello Studio Ovale, secondo quanto riferito da persone informate sulla questione al New York Times.

Il cambiamento di posizione di Trump è avvenuto dopo che gli stessi Repubblicani e la potente lobby National Rifle Association hanno protestato ed espresso preoccupazione per i fatti di Minneapolis e per la successiva gestione della crisi. I sostenitori del diritto a portare armi, fra i maggiori sostenitori di Trump, hanno replicato a Miller e alla Noem quando questi hanno affermato che Pretti non avrebbe dovuto portare una pistola durante la protesta. Hanno evitato di attaccare direttamente Trump, che in ben tre occasioni (sul suo social Truth e in due interviste televisive) ha detto le stesse cose: non si devono portare armi.

Al Senato, i repubblicani Thom Tillis della Carolina del Nord, Lisa Murkowski dell'Alaska, Bill Cassidy della Louisiana, Pete Ricketts del Nebraska e Dave McCormick della Pennsylvania hanno chiesto indagini federali e statali sull’uccisione di Alex Pretti. Alla Camera, Andrew Garbarino di New York, presidente repubblicano della Commissione per la Sicurezza Interna, ha chiesto la testimonianza di alti funzionari dell'amministrazione Trump responsabili dell'immigrazione, così come ha fatto il senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul al Senato. Tom Cole, membro del Congresso dell'Oklahoma che guida la potente Commissione Bilancio della Camera, ha annunciato che “non difenderà in modo automatico” l’operato dell’Ice. Ralph Norman, repubblicano della Carolina del Sud e uno dei membri più conservatori della Camera, ha dichiarato a The Free Press: «Voglio aspettare e vedere, raccogliere tutte le prove e poi prendere una decisione». Alla domanda sui primi commenti di Miller e Noem dopo l'uccisione di Pretti, Norman ha risposto: «Diranno quello che diranno, ma saranno i fatti a dimostrare chi ha ragione e chi ha torto, giusto?».

Da queste reazioni è scaturito il cambio di linea, è prevalsa la linea del dialogo. Martedì lo “zar” Homan ha incontrato il governatore Tim Walz e il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, mentre Greg Bovino, il comandante della polizia di frontiera veniva rimosso dall'incarico e rimandato al suo vecchio posto al confine meridionale. D'ora in avanti dovrà essere soprattutto la polizia locale a occuparsi dell'immigrazione illegale, i federali aiuteranno con raid più mirati e non più con la "pesca a strascico", cercando di minimizzare il più possibile gli incidenti mortali. Sarà la polizia locale, comunque, a dover tenere a bada le manifestazioni contro le espulsioni degli immigrati locali.

Una tregua che si rivela da subito fragile, comunque. Perché il sindaco Frey, un massimalista di sinistra, già protagonista delle proteste di Black Lives Matter scoppiate proprio nella sua città, ha dichiarato la sua intenzione di non applicare le leggi sull’immigrazione nella sua giurisdizione. E così va contro la legge. Trump ha risposto con un ultimatum.