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Campus inglesi islamizzati, l'allarme viene da Abu Dhabi

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Altro che islamofobia: a mettere in guardia Londra dall'avanzata dei Fratelli Musulmani sono gli Emirati Arabi Uniti, che oggi non si fidano più a mandare i propri figli nelle università britanniche divenute terreno fertile per la radicalizzazione.

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Esteri 13_01_2026
(AP Photo/Kirsty Wigglesworth, Pool) Associated Press/LaPresse

Gli Emirati Arabi Uniti chiudono la porta. Le preoccupazioni sull’influenza dei Fratelli Musulmani nei college d’élite del Regno Unito sono impossibili da trascurare e Abu Dhabi ha deciso di escludere tutte le università britanniche dall’elenco ufficiale degli istituti idonei a ricevere borse di studio statali. Direttamente dalla rubrica: «qual è il colmo per gli Emirati Arabi? Vedere l’Europa islamizzare i propri figli». Tutto vero, nessuna boutade.
Abu Dhabi ne è convinta: i Fratelli Musulmani hanno trovato spazio usando i campus inglesi come terreno fertile per la radicalizzazione e sfruttando associazioni studentesche per portare relatori islamisti e diffondere messaggi capaci di alimentare l’islamismo. 

Per lungo tempo, la metropoli affacciata sul Tamigi ha rappresentato l’emblema stesso dell’affermazione sociale e professionale nel contesto europeo, in particolare agli occhi di chi guardava da Oriente. Trovarsi ai piedi della torre dell’orologio era il segno inequivocabile di un traguardo raggiunto. Oggi, però, per gli Emirati Arabi Uniti — storicamente tra i principali finanziatori della formazione accademica in Europa e a lungo sedotti da quel paradigma — quello scenario ha perso del tutto attrattiva. I loro figli, in mezzo a tutto quell’islamismo non ce li mandano più. Alla faccia dell’islamofobia. Così il Ministero dell’Istruzione Superiore ha pubblicato un elenco rivisto delle università straniere approvate: Stati Uniti, Australia, Francia, Israele. Il Regno Unito non c’è. Per la prima volta.

È su questa linea che gli Emirati Arabi Uniti hanno scelto di intervenire, leggendo l’ascesa dell’islamismo nel Regno Unito come un rischio strutturale, non episodico. I numeri ufficiali britannici rafforzano il quadro: nell’anno accademico 2023-24, settanta studenti universitari sono stati segnalati per un possibile inserimento nel programma Prevent circa la radicalizzazione islamista nel Paese. Quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nell’anno concluso a settembre 2025, i visti per studio concessi a cittadini emiratini per studiare in Gran Bretagna sono stati appena 213: un crollo del 27 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e del 55 per cento rispetto al 2022.

Abu Dhabi ha tracciato una linea ancora più dura annunciando che non riconoscerà titoli di studio rilasciati da università escluse dall’elenco ufficiale, svuotando di fatto il valore delle lauree britanniche per i propri studenti. È l’estensione concreta di una strategia che gli Emirati Arabi Uniti portano avanti dal 2011, quando, all’indomani delle primavere arabe, hanno adottato una posizione senza compromessi contro i movimenti islamisti, in patria e all’estero, considerandoli un fattore strutturalmente destabilizzante per lo Stato.

Sotto la guida dello sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, Abu Dhabi ha ripetutamente sollecitato Londra a mettere al bando la Fratellanza Musulmana, classificata come organizzazione terroristica. La Fratellanza Musulmana opera sotto il principio che «l’islam è la soluzione», con l’obiettivo dichiarato di fondare Stati governati dalla shari’a, specie in Europa. In questo quadro, la scelta emiratina non appare come un gesto isolato, ma come un messaggio politico. 

E non arriva in un momento casuale. C’è innanzitutto il recente rapporto dell’intelligence francese che mette in guardia contro la penetrazione pervasiva dei Fratelli Musulmani in tutti gli ambiti della società e della vita politica d’Oltralpe, comprese scuole e università e mondo dello sport. È la stessa Parigi, poi, ad aver acceso i riflettori sull’uso di programmi paneuropei, come Erasmus+, ritenuti strumentali al sostegno di forme di attivismo riconducibili all’islamismo, sollecitando Bruxelles a rafforzare i controlli sulle attività di lobbying e sulle partnership istituzionali.

E poi l’Italia, travolta dallo scandalo della maxi-inchiesta Domino, che ha portato alla luce una cellula di Hamas — braccio palestinese della Fratellanza — operante nel Paese, contestualmente all’emersione di una fitta trama di collegamenti tra centri culturali islamici e ambienti affiliati ai Fratelli lungo tutta la penisola e che è l’incubo di Governo e procure. Così, mentre il baricentro del movimento arretra in gran parte del Medio Oriente, l’influenza in Europa avanza. 

Nel Regno Unito il fenomeno è da anni sotto osservazione ufficiale. Nel 2014, il Governo Cameron si trovò costretto ad avviare un’indagine per analizzare la Fratellanza tra i confini inglesi. La revisione concluse che l’ideologia e le pratiche del movimento erano in contrasto con i valori, gli interessi nazionali e la sicurezza del Regno Unito, ma Londra scelse di non vietare l’organizzazione né di classificarla come terroristica. È questa esitazione che oggi torna al centro dello scontro politico e diplomatico diventando punto di rottura.

Sono i campus universitari, secondo gli Emirati, i luoghi dove l’attività legata alla Fratellanza Musulmana è maggiormente visibile. Le associazioni studentesche della London School of Economics o del King’s College di Londra, per esempio, hanno ospitato relatori legati a movimenti islamisti ideologicamente allineati alla Fratellanza. Uno dei tanti casi emblematici è quello di Umar Farouk Abdulmutallab, il nigeriano volato a studiare all’University College London tra il 2005 e il 2008, conseguendo la laurea in ingegneria per poi, il giorno di Natale del 2009, tentare di farsi esplodere su un volo partito da Amsterdam e diretto a Detroit, con circa 290 persone a bordo: era stato addestrato da Al-Qaeda. Durante i suoi anni al college inglese s’era fatto notare fino a diventare il presidente della University College London Islamic Society, la comunità islamica più longeva e attiva in Gran Bretagna. 

Sono diverse, inoltre, le organizzazioni con sede nel Regno Unito con leadership legate a reti influenzate dalla Fratellanza – tra cui enti di beneficenza come la Cordoba Foundation, citata nei resoconti parlamentari per i suoi legami con l’organizzazione e le campagne di sensibilizzazione islamista che si sono tradotte in un’influenza stabile e strutturata con la capacità di arrivare a far nascere persino tribunali paralleli dove la legge da applicare è solo quella islamica. 

Per gli Emirati Arabi Uniti l’islamismo politico è una minaccia strategica e tutto ciò segue una traiettoria unica, non si tratta di episodi isolati: un conformismo capace di influenzare le giovani menti europee, normalizzare il terrorismo e, attraverso reti chiuse e informazione selettiva, trasformare la radicalizzazione in un fenomeno culturale.
Quindi hanno deciso di scandire un messaggio senza ambiguità per il Regno Unito, per ora: se i vostri luoghi di formazione non sono in grado di restare tali, senza trasformarsi in fucine ideologiche, allora non formerete più la nostra la futura classe dirigente.



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