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IL FILM DI CHECCO ZALONE

Buen Camino, il desiderio di ritrovare il senso della vita

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Si ride, ci si commuove e rinasce la voglia di rimettersi in movimento, nel film appena uscito di Checco Zalone. E lo straordinario successo di pubblico, in barba alla stroncatura della critica, dimostra che la nostalgia di Dio non è stato estirpata dai cuori.

Cinema e tv 03_01_2026

Devo ringraziare un amico collega che, dopo aver visto il film Buen Camino di Checco Zalone, mi ha mandato un messaggio per dirmi che è assolutamente un film da vedere. Infatti dopo aver letto alcune recensioni sulla grande stampa («Zalone non fa più ridere», «un film da evitare» e così via) e avendo in mente il precedente Tolo Tolo, avevo già deciso che non valesse la pena sacrificare un pomeriggio o una sera per andare a vedere Buen Camino. E invece, spinto da quel messaggio e poi da tanti altri commenti molto positivi di persone che via via sono andate al cinema in questi giorni, anch’io – con la mia famiglia – ho dato il mio personale contributo al clamoroso successo in fatto di incassi dell’ultimo film di Checco Zalone.

Ormai tutti sanno di cosa parla: il difficile rapporto padre-figlia (ma sarebbe più corretto dire genitori-figlia, anche se la madre con il suo nuovo compagno restano sullo sfondo) con il Cammino di Santiago a fare da teatro di un cambiamento inaspettato di entrambi.

E il film è bello ben oltre le aspettative, si piange dalle risate ma anche di commozione. Certo, è un film leggero, fatto per divertire, ma non è superficiale, anzi: pone delle domande vere che mettono in discussione il nostro modo di essere genitori ma domande anche ai giovani, su cosa veramente cercano. E tutti alla fine possono riconoscersi e ritrovarsi in un cammino comune, esclusi quelli che pensano già di essere giusti. Come accade ad esempio alla madre e al suo nuovo compagno: anche loro cercano la ragazza, ma non si mettono in cammino; si lamentano, proclamano valori, denunciano, ma non si mettono in discussione, non si fanno domande. Il loro cercare è un girovagare affannato e inconcludente, alla fine arrivano anche loro a Santiago (scortati dalla polizia) ma non hanno capito nulla; e nel momento in cui trovano la figlia la perdono.

Perché il cammino vero, di cui parla il film, non è un esercizio fisico o una forma di trekking; non è neanche raggiungere una località con il gps: è un camminare verso la meta della nostra vita.

E in questo è geniale la scelta del pellegrinaggio, perché è la vera metafora della vita. Chiunque abbia fatto un pellegrinaggio impegnativo lo sa bene, nei giorni che dura il cammino si vivono condensate tutte le situazioni che capitano nel corso di una vita: l’entusiasmo, lo scoraggiamento, l’incidente, la fatica, la bellezza e la difficoltà della compagnia, la solidarietà e la solitudine. Il tutto sempre avendo presente la meta, il nostro destino, rappresentato dal santuario che ci aspetta alla fine del pellegrinaggio; quel santuario che più volte durante il cammino si dispera di raggiungere, perché la vita è una battaglia continua con se stessi; e poi, finalmente, il santuario. Eccolo lì: ci si arriva esausti, con le facce stravolte dalla fatica ma con una gioia incontenibile, primizia di quella gioia che speriamo alla fine della nostra vita. Perché alla fine del cammino non si trova se stessi, come se fosse un semplice lavoro di introspezione, ma si trova Gesù che ci aspetta, ed è questo che getta la luce anche su di noi. È quello che capita anche a Checco Zalone, seppure in una forma inaspettata e ancora senza capire pienamente.

E il bello di chi raggiunge la meta è che non ci si sente appagati come chi ha esaurito il proprio compito e si mette a riposo; al contrario, esattamente come Checco e sua figlia si sente l’esigenza di continuare a camminare; perché camminando è cambiato il cuore, la vita ha trovato un senso e si augura a tutti di vivere lo stesso. Significativo che il film si concluda proprio con questo desiderio di coinvolgere il pubblico, di invitare anche gli spettatori a mettersi in cammino: «Buen camino» si augurano a vicenda Checco Zalone e sua figlia che riprendono a camminare, mentre sullo schermo appare la scritta «Buen camino a todos», buon cammino a tutti.

È significativo – e incoraggiante - che in barba alle stroncature dei grandi critici cinematografici (che evidentemente sono della stessa categoria della madre e del compagno nel film) il pubblico abbia reagito accorrendo al cinema e decretando il successo clamoroso di Buen Camino: significa che il desiderio di autenticità, il desiderio di trovare un senso alla nostra vita è ancora diffuso; magari inconsciamente, ma c’è. Per quanto il Potere cerchi di cancellare Dio dal cuore degli uomini, resta la nostalgia di un cammino che punti al nostro destino.

Dobbiamo essere grati a Checco Zalone per avere ridestato questo desiderio, oltretutto ridendo di gusto.



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