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Boom di eutanasia in Belgio, tutti i numeri della morte

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Aumento del 15% nel 2023 rispetto all'anno precedente, compresi 8 casi under 30. L'effetto contagio spinge chi "non ce la fa" a invocare l'iniezione letale invece di chiedere aiuto. 

Vita e bioetica 13_03_2024

Come noto il Belgio è uno dei Paesi più liberal in fatto di morte assistita e la «Commissione federale di controllo e di valutazione dell’eutanasia» ha appena pubblicato le cifre della dolce morte. Nel 2023 dunque, le eutanasie registrate e ufficiali, in una popolazione di nemmeno 12 milioni di cittadini, «sono state 3423». Con un aumento netto del 15% rispetto al 2022, in cui erano state 2966. Continua dunque inarrestabile l’escalation della morte richiesta (o indotta), visto che nel 2021 furono 2699. Le morti per eutanasia nel 2023 sono giunte ad essere il 3,1% dei decessi complessivi, mentre l’anno precedente erano il 2,5%.

Riguardo all’età di coloro che hanno scelto la dolce morte, la fascia più rappresentata è quella dei 70-90enni. Ma in 83 casi, un medico ha dato la morte ad un cittadino neppure cinquantenne. In 30 casi l’eutanasia è avvenuta su persone al di sotto dei 40 anni e in 8 casi al di sotto dei 30 anni. Si è avuto persino il caso di una ragazza di 16 anni, soppressa a causa di «un tumore al cervello». Secondo Jacqueline Herremans, copresidente della Commissione, da quando nel 2014, la legge ha autorizzato l’eutanasia dei minori, «ci sono stati 5 casi». E in futuro?
Gli uomini che hanno ricevuto l’iniezione letale sono stati 1662, le donne 1761. Femminicidi e maschicidi abbastanza equamente retribuiti.

La ragione principale per la richiesta di eutanasia è stato il tumore (quasi 1900 casi), seguito dai problemi al sistema nervoso, circolatorio, respiratorio. Ma le patologie sono spesso varie e combinate. «Le affezioni psichiatriche» – che di per sé non sono né inguaribili, né incurabili – «sono citate in modo sempre più frequente» da coloro che chiedono di farla finita. E nel 2023, sarebbero state la causa di ben 48 eutanasie. In Belgio quindi, lo sappia il mondo, si uccidono i depressi cronici, gli schizofrenici, i malati di mente.

Un altro elemento ammesso dalla Herremans è il fatto che si assiste «a una progressione di domande di pazienti che non risiedono in Belgio». E questo la dice lunga sull’effetto di contagio che ogni cattiva legge ha, specie quando viene presentata dai media come benefica e avanzata. La Commissione, spiega in modo rassicurante il comunicato, «è incaricata di valutare il dossier di ogni eutanasia praticata in Belgio» ed anche di «verificare che tutte le condizioni legali siano state rispettate».

Ma al di là della legalità e delle stesse cifre presentate, la questione dell’eutanasia (e del suicidio assistito) pone almeno 3 interrogativi etici ineludibili. Che chiaramente la Commissione pro eutanasia non menziona.
Anzitutto l’obbligo anch’esso legale che potrebbe gravare, prima o poi, sul medico di praticarla, benché alla sua coscienza ripugni. E in molti paesi, come il Canada, si tende a stringere le maglie della sacrosanta obiezione di coscienza, un po’ come avviene per l’aborto. E questo è grave perché il medico ha la vocazione a curare e salvare, non a sopprimere per sbarazzarsi dei problemi.

Il secondo dilemma etico sta nel progressivo allentarsi delle condizioni che giustificherebbero la dolce morte. Dal dolore fisico lancinante, unito alla certa impossibilità di guarigione e all’età avanzata, sino all’eutanasia dei minorenni, i quali magari non presentano nessun dolore specifico, ma hanno genitori che li vedono come un peso (bambini con handicap, sindrome di down, etc.).

Il terzo punto, che riassume in sé tutta la questione etica, è il seguente. Se la richiesta della morte da parte del malato entra nel costume di una nazione e diviene normale, diventa a poco a poco sempre più anormale e strano – se non egoistico – il richiedere assistenza e cure salvavita, specie nei casi più gravi. E molti anziani soli, senza particolari patologie, ma magari con scarsa autonomia, sono indotti all’eutanasia, da un contesto sociale degradato.

Anche i suicidi aumentano in Europa, specie quelli di giovani e adolescenti. E una ragione c’è. Se la società degli adulti sopprime chi “non ce la fa”, allora se sono io a non farcela, invece di chiedere aiuto, mi lascio sedurre dalla tentazione della puntura maledetta.



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