Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Pier Damiani a cura di Ermes Dovico
SEGNALI INQUIETANTI

Boom di bambole gonfiabili bambine, pedofilia di massa

In Australia la polizia di frontiera ha bloccato l'importazione illegale di una bambola gonfiabile, per uso sessuale, che riproduce il corpo di una bambina. Al di là del caso singolo, l'aumento della vendita di questi strumenti è spia di un fenomeno più grave. Il boom di una vera pedofilia di massa. Questo in Australia. Ma da noi?

Famiglia 22_09_2021
No pedofilia

Se non proprio tabù l’argomento continua comunque a restare marginale, e ciò non migliora ma aggrava una situazione già di per sé preoccupante. Stiamo parlando dell’ombra della pedofilia, che continua ad allungarsi in una società che davanti ad essa chiude gli occhi, salvo quando non è, per forza di cose, costretta ad aprirli. Così, per esempio, è avvenuto in Australia negli scorsi giorni, con l'Australian Border Force – la Polizia di frontiera aerea – che ha intercettato un pacco sospetto.

Si trattava di uno scatolone contrassegnato come contenente un manichino di abbigliamento ma, siccome qualcosa non tornava - verosimilmente le dimensioni - sono scattati dei controlli. Ebbene, aprendolo gli agenti hanno scoperto che esso conteneva una «childlike sex doll», una bambola per giochi sessuali riproducente bambina. A quel punto, le autorità si sono tempestivamente messe sulle tracce dell’acquirente di quell’oggetto disgustoso – la cui importazione, peraltro, è illegale -, individuandolo in un giovane di 23 anni residente a Heckenberg,  un sobborgo nel sud-ovest di Sydney,

La vicenda in questione si è quindi conclusa con una perquisizione e con l’arresto dell’uomo. Ora, perché essa è significativa? Semplice: perché non si tratta affatto, purtroppo, di un caso isolato. Basti pensare che il Sidney Morning Herald, nel ricostruire questa storia, ha riportato il dato dell’aumento dei sequestri di queste bambole, ed è qualcosa di semplicemente spaventoso: + 653% negli ultimi due anni. Molto di questo boom - con consegne, almeno per quanto riguarda l’Australia, che partono dalla Cina, dal Giappone e da Hong Kong – si ipotizza sia collegato alla pandemia e alla conseguente impossibilità, per soggetti disturbati, di praticare del turismo sessuale. Questo però non attenua in nulla la gravità del fenomeno, che è molto vasto.

«Stiamo vedendo solo la punta di un iceberg in crescita», affermava ancora un anno fa, in proposito, Jürgen Stock, segretario generale dell'Interpol. E c’è da immaginare che avesse purtroppo ragione. Da parte sua, Justin Bathurst, ufficiale dell’Australian Border Force, nel ricordare che il commercio di questi oggetti è illegale, ne evidenzia la pericolosità: «Queste bambole sessualizzano i bambini. Non sono innocue e non impediscono che gli acquirenti possano in futuro di rendersi responsabili di violenze». A suffragio delle parole di Bathurst, secondo quanto conferma Hilda Sirec, comandante della polizia federale australiana, c’è un aumento delle denunce di sfruttamento sessuale di minori online, che nel 2020 sono state 22mila. Un numero già significativo di suo (sono oltre 60 denunce al giorno) e che lo diventa ancor più se si considera che esso ha fatto segnare un aumento del 57% rispetto all’anno precedente; il che conferma come l’aumento di certi acquisti non sia affatto socialmente neutrale, anzi. Va letta una spia, un segnale che non può né deve essere ignorato.

A proposito di segnali da non ignorare, alla luce di quanto fin qui riportato sorgono  spontanei almeno un paio di interrogativi, ambedue assai urgenti. Il primo: al di là della professionalità e della buona volontà degli agenti, che cosa si sta facendo, nel concreto, per contrastare più efficacemente questo mostruoso fenomeno? E ancora: se quella che abbiamo visto fin qui è la drammatica situazione australiana, qual è quella europea e, soprattutto, quella italiana? Sappiamo che, eccettuato l’inossidabile impegno di don Fortunato Di Noto e della sua associazione Meter, ben poco si muove per contrastare la piaga degli orchi.

Per carità, la polizia e le forze dell’ordine fanno il loro lavoro. Ma se il mercato che gravita attorno all’universo pedofilo è davvero in aumento, è anche perché non si sono messi a punto strumenti adeguati. E viene seriamente da chiedersi perché.