Anno 1950: quando Carl Schmitt parlava di noi
Il grande giurista illustrò la crisi del diritto internazionale europeo. Una lezione per capire anche l’oggi.
Nel 1950 fu pubblicato Il nomos della terra del grande giurista Carl Schmitt, che si proponeva di illustrare la crisi del diritto internazionale europeo, il quale, secondo lui, si fondava sui due concetti di “ordinamento” e di “terra” (territorio, spazio), mentre dalla sua dissoluzione derivò la separazione tra ordinamento e localizzazione nello spazio che può essere detta “nichilismo”. In modo particolare il XX secolo è stato il secolo del nichilismo, soprattutto con i trattati di Versailles a conclusione della Prima Guerra Mondiale e la costituzione della Società delle Nazioni. Da essa, come noto, rimasero fuori gli Stati Uniti che l’avevano proposta, ma vi entrarono molti Stati latinoamericani che, in applicazione della “Dottrina Monroe”, dipendevano dagli Stati Uniti. Gli USA, quindi, erano contemporaneamente fuori e dentro la Società delle Nazioni.
Lo Jus publicum europaeum era nato – spiega Schmitt – nella Respublica christiana medievale, nella quale l’impero cristiano fungeva da forza frenante (kat-echon) nei confronti del regno territoriale. «L’unità medioevale di imperium e sacerdotium – spiega Schmitt – non è mai stata un accentramento del potere nelle mani di un unico uomo. Si era invece fondata fin dall’inizio sulla distinzione tra potestas e auctoritas quali principi di ordine diversi ma facenti capo ad una medesima unità complessiva» e «la carica di imperatore non significava, nel quadro della fede cristiana medioevale, una posizione di potere in sé assoluta».
Ma in seguito nacquero e si svilupparono “civitates superiorem non recognoscentes”, regni cioè che non riconoscevano al di sopra di sé nessuna forza frenante e che tendevano in vario modo al “cesarismo”, dimenticando la relazione con un territorio e un popolo.
Ecco allora l’indicazione di Schmitt che qui ci interessa: «Solo un ordinamento spaziale completamente diverso mise fine al diritto internazionale dell’Europa medioevale. Esso sorse con lo Stato territoriale europeo spazialmente chiuso e accentrato, sovrano nei confronti dell’imperatore e il papa, ma anche di ogni altro vicino». I nuovi titoli giuridici – precisa Schmitt – che dovevano caratterizzare questo nuovo diritto internazionale, legato al sistema degli Stati, «furono la scoperta e l’occupazione di fatto». Con queste parole Schmitt parla anche di noi oggi, quando non esiste alcuna “forza frenante” la sovranità autoreferenziale degli Stati.
Stefano Fontana


