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DOPO LA MORTE DI GIULIA

Amore e violenza, per capire maschi e femmine riprendiamo Ratzinger

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Una citazione mal riuscita del ministro Roccella in Senato, ci fa però riscoprire la Lettera del 2004 dell'allora cardinale Ratzinger sulla complementarità tra uomo e donna, che rappresenta un giudizio puntuale sulle reazioni all'uccisione di Giulia Cecchettin. E stronca il piano Valditara per le scuole superiori.
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Politica 24_11_2023

Chi sarà mai quel «grande Pontefice», citato dal ministro Eugenia Roccella, che parla come una femminista? È la curiosità che ci è venuta leggendo l’intervento del ministro in Senato il 22 novembre in occasione dell’approvazione all’unanimità del disegno di legge del governo contro la violenza sulle donne. Il ddl, già approvato dalla Camera in ottobre, riguarda il rafforzamento della prevenzione per evitare ulteriori e più gravi violenze dopo che una donna ha già denunciato un uomo violento. Ma il fatto che l’approvazione definitiva sia avvenuta in questi giorni segnati dalle reazioni all’uccisione di Giulia Cecchettin da parte dell’ex fidanzato Filippo Turetta, ha dato al dibattito al Senato un rilievo particolare, tutto all’impronta del «come neutralizzare i maschi cattivi».

È in questo contesto che il ministro Roccella, che ha dato il nome al ddl, ha fatto quel riferimento che tanto ci ha incuriosito. Dapprima ha giustamente ricordato che le leggi da sole non risolvono tutto, quindi ha proseguito promettendo il grande impegno del governo nel promuovere molta «educazione e formazione». E poi ha detto: «Vogliamo produrre un cambiamento culturale se vogliamo spezzare quella che, non una femminista, ma un grande Pontefice ha definito “il giogo della dominazione di un sesso sull'altro”».

Chi sarà dunque il «grande Pontefice»? E come mai fa affermazioni che, secondo la Roccella, starebbero bene anche in bocca a una femminista? Basta una rapida ricerca per capire: quella frase è tratta dalla “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo”, datata 31 maggio 2004 e firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e pubblicata per ordine di papa Giovanni Paolo II.

Ma il contesto in cui è scritta è l’esatto opposto di quello che l’intervento della Roccella – sicuramente contro le sue intenzioni – lascia intendere. E però è una lettera preziosa, di grande attualità, che illumina il dibattito in corso, togliendolo da quel fango ideologico in cui è immerso.

La lettera infatti inizia proprio dalla critica a certo femminismo che riduce la questione femminile a ideologia e le cui tendenze sono le stesse che vediamo oggi nelle varie tirate sui femminicidi. Da una parte si «sottolinea fortemente la condizione di subordinazione della donna, allo scopo di suscitare un atteggiamento di contestazione. La donna, per essere se stessa, si costituisce quale antagonista dell’uomo». Il risultato è «una rivalità tra i sessi, il cui il ruolo e l’identità dell’uno sono assunti a svantaggio dell’altro». Legata a questa è una seconda tendenza: «Per evitare ogni supremazia dell’uno o dell’altro sesso, si tende a cancellare le differenze (…). In questo livellamento, la differenza corporea, chiamata sesso, viene minimizzata mentre la dimensione strettamente culturale, chiamata genere, è sottolineata al massimo e ritenuta primaria». Non c’è neanche bisogno di ricordare qui le conseguenze di questo approccio, tanto sono evidenti nella società di oggi.

Ratzinger ci guida quindi alla radice della questione, ovvero alla Creazione, a quell’uomo, maschio e femmina, che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza: «L’umanità è qui descritta come articolata, fin dalla sua prima origine, nella relazione del maschile e del femminile». E si tratta di una relazione armoniosa: «La differenza vitale è orientata alla comunione ed è vissuta in un modo pacifico», nota Ratzinger.

Se questo è «il cuore del disegno originario di Dio e della verità più profonda dell’uomo e della donna (…) il peccato originale altera il modo in cui l’uomo e la donna accolgono e vivono la Parola di Dio e la loro relazione con il Creatore». Ed ecco quindi il problema: «Quando l’umanità considera Dio come suo nemico, la stessa relazione dell’uomo e della donna viene pervertita».

Ed eccoci dunque alla frase citata dal ministro Roccella, messa nel suo giusto contesto: «Sarà una relazione in cui l’amore spesso verrà snaturato in pura ricerca di sé, in una relazione che ignora e uccide l’amore, sostituendolo con il giogo della dominazione di un sesso sull’altro».

È evidente che il discorso del cardinale Ratzinger, futuro Benedetto XVI, non ha niente a che vedere con il maschilismo o il fantomatico patriarcato evocato a sproposito in questi giorni, la perversione dell’amore riguarda maschi e femmine in egual misura. E non se ne esce con nuove materie da introdurre a scuola. Al contrario: «Bisogna dunque rompere questa logica di peccato e cercare una via d’uscita che permetta di eliminarla dal cuore dell’uomo peccatore». È la conversione a Cristo, che è venuto a salvarci e liberarci dal peccato, che rompe la catena del peccato: «Nella grazia del Cristo che rinnova il loro cuore, l’uomo e la donna diventano capaci di liberarsi dal peccato e di conoscere la gioia del dono reciproco».

La lettera, ovviamente, è molto lunga e articolata, e leggerla e meditarla tutta è di grande aiuto per giudicare anche la furia ideologica di questi giorni. Bisogna dunque ringraziare il ministro Roccella per avercela richiamata, seppure in un modo un po’ bizzarro. Piuttosto, visto che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha appena annunciato il suo piano di «Educazione alle relazioni» che sarà operativo già in questo anno scolastico nelle scuole secondarie, per «contrastare il maschilismo e il machismo», il ministro Roccella potrebbe invitarlo a leggere insieme la lettera firmata dal cardinale Ratzinger. Invito poi da estendere anche agli altri membri del governo, così che potremmo sperare che almeno i ministri non dicano altre sciocchezze e non facciano ulteriori danni.



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