Agenda Lgbt e donne-prete, Radcliffe contro la dottrina della Chiesa
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In un’intervista al Telegraph, il cardinale inglese mette in dubbio l’importanza dell’identità sessuale e fa allusione a un passato presunto papa gay. Sul fronte donne, sì deciso al diaconato e apertura all’ordinazione sacerdotale. Così Radcliffe si oppone alla dottrina cattolica e fa pressioni a Leone XIV.
Che cos’ha da fare un cardinale di Santa Romana Chiesa alla vigilia di un Concistoro, essendo tra l’altro stato designato per offrire ai confratelli la meditazione di apertura? Preghiera, silenzio, riflessione, riservatezza sono parole che traducono atteggiamenti d’altri tempi e d’altra tempra, segnati dall’umile confusione di essere stati scelti per una così delicata missione, dalla volontà di non entrare nelle logiche mondane, dal desiderio di orientare ogni singola fibra del proprio essere perché possa recepire le ispirazioni dello Spirito Santo, dal salutare timore di essere distratti e disattenti alla sua voce.
Invece il cardinale Timothy Radcliffe, il domenicano chiacchierato e chiacchierone, che Francesco aveva voluto come cardinale, ha pensato bene di offrirsi ai microfoni di The Telegraph, per un’intervista di quelle che oscilla tra ricordi e luoghi comuni, ma estremamente utile per seminare qua e là provocazioni e dare il messaggio che, nonostante il cambio del pontefice, non si deve cambiare l’agenda. Radcliffe da sempre strizza l’occhio alla comunità LGBTQ, offrendosi come paladino della Chiesa del todos, todos, todos, di “francescana” memoria, tradotto nell’anglofono «everybody has their home in the Church» (ognuno ha la sua casa nella Chiesa).
E infatti arrivano puntualissime le domande su gay e trans, con Radcliffe che prima invita questi ultimi a non essere precipitosi nel volersi identificare con un altro sesso, «perché la nostra biologia è importante», ma poi dubita che in fondo «l’identità sessuale di una persona sia particolarmente importante». Evidentemente, quando il buon Dio ha voluto caratterizzare l’umanità con la mascolinità e la femminilità deve averlo fatto per scacciare la noia. Essere maschi o femmine, riconoscersi in modo armonico e coerente con quanto il nostro corpo grida in ogni sua cellula, non è cosa importante: l’identità sessuale è roba da perditempo. Anche quella del papa.
Radcliffe, alla provocazione se il papa possa essere gay, ironizza: «Sono sicuro che ce n’è già stato uno! Non ho idea chi». Logica vorrebbe che, se non ha idea di chi possa essere stato questo presunto papa gay, quella di tacere sarebbe stata la migliore opzione disponibile. Ma l’importante è provocare, stuzzicare la fantasia perversa, allargare l’immaginario di ciò che può essere ritenuto lecito e decoroso. E soprattutto appagare la propria personalità istrionica.
L’identità sessuale per il cardinale Radcliffe non è così importante nemmeno per l’accesso agli ordini sacri: «Sono favorevole a procedere rapidamente con l’ordinazione delle donne al diaconato», ha dichiarato al quotidiano britannico. Sua Eminenza è certamente a conoscenza di come ogni commissione convocata negli ultimi anni dai pontefici per discutere su questo tema abbia rivelato l’insufficienza sia degli argomenti che delle prove storiche a favore del diaconato femminile, inclusa quella che molto di recente ha presentato a Leone XIV il risultato dei propri lavori, suggerendo al papa, per bocca del cardinale Giuseppe Petrocchi, «una linea valutativa prudenziale»; espressione, che, fuori dal curialese, significa che è meglio lasciar perdere sia per non provocare una spaccatura nella Chiesa, già evidente nella commissione, sia per non andare oltre a ciò che effettivamente storia e dottrina permettono di fare. Ma lui, Radcliffe, sembra non dare molto peso ai risultati della commissione, al punto di auspicare addirittura una soluzione positiva “rapida”.
Non meno problematica è la sua posizione sul sacerdozio femminile: «L'ordinazione sacerdotale [delle donne] non è la priorità principale. Se vogliamo cambiarla, dobbiamo farlo con il consenso di tutta la Chiesa». Non è chiaro che idea abbia Radcliffe della Chiesa, ma sembra piuttosto chiaro che egli si sia dimenticato che il “consenso” non può prescindere da come la Chiesa si è espressa in modo definitivo sulla questione. «Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa», scriveva san Giovanni Paolo II (Ordinatio sacerdotalis, 4). Il consenso della Chiesa significa essere concordi con quanto il successore di Pietro ha dichiarato, in forza del suo ministero, essere insegnamento da tenere in modo definitivo. Anche solo l’ipotesi di cambiare questa sentenza ̶ «se vogliamo cambiarla», dice Radcliffe ̶ confligge con quell’assenso fermo e definitivo che è richiesto da questo tipo di insegnamento, come spiega il Codice di diritto canonico: «Si devono pure fermamente accogliere e ritenere anche tutte e singole le cose che vengono proposte definitivamente dal magistero della Chiesa circa la fede e i costumi, quelle cioè che sono richieste per custodire santamente ed esporre fedelmente lo stesso deposito della fede; si oppone dunque alla dottrina della Chiesa cattolica chi rifiuta le medesime proposizioni da tenersi definitivamente» (Can. 598 §2).
Il cardinale ha invece pensato bene di manifestare al mondo la sua opposizione alla dottrina della Chiesa alla vigilia della sua predicazione al Collegio cardinalizio riunitosi finalmente (7-8 gennaio 2026), dopo anni di riposo forzato. Ma va da sé che questa netta opposizione è ormai considerata come dinamismo, freschezza, apertura alle “sorprese” di Dio, concetti che Radcliffe non ha mancato di rilanciare nella sua meditazione al Concistoro: «Nel Concistoro, alcuni di noi saranno custodi della memoria, valorizzando e custodendo la tradizione. Altri sapranno gioire più intensamente della sorprendente novità di Dio. Memoria e novità, tuttavia, sono inseparabili nel dinamismo della vita cristiana. Le nostre discussioni prenderanno vita se sapremo essere insieme radicati nella memoria delle grandi opere compiute dal Signore e aperti alla sua perenne e sempre nuova freschezza. Non c’è alcuna competizione tra le due». Un modo elegante per sviare l’attenzione dal problema fondamentale, che è quello della verità rivelata.
Solo un ingenuo potrebbe pensare che l’intervista rilasciata dal cardinale domenicano e pubblicata il 6 gennaio sia stata casuale; come egli aveva preparato il Sinodo del 2023 con la sua predicazione agli Esercizi spirituali (vedi qui) all’insegna del “vietato vietare”, così ora ha dato al nuovo papa il segnale che la musica non deve cambiare. Ad un gay non dev’essere vietato nulla, nemmeno la possibilità di essere scelto come papa (figuriamoci il sacerdozio); ad una donna non dev’essere vietato nulla, nemmeno l’ordinazione sacerdotale (e a questo punto, perché non il papato?). E ad un fedele “tradizionalista”? Sua Eminenza si è scordato di parlarne.
È il diaconato in sé a spaccare la Commissione sulle diaconesse
Due correnti teologiche dividono i dieci membri chiamati a esprimersi sull'ordinazione diaconale femminile. Il nodo emerso nella sintesi del card. Petrocchi riguarda la comprensione del terzo grado dell'ordine sacro. La palla passa al Papa, che non è vincolato ai loro pareri.
Prove di Sinodo all'insegna del "vietato vietare"
Superare le divisioni e le contrapposizioni nella Chiesa creando uno spazio dove tutti possano trovare il loro posto. È questo l'approccio che viene proposto con insistenza in preparazione al Sinodo, come dimostra la recente conferenza a Bologna di padre Timothy Radcliffe, il domenicano pro-LGBT chiamato a predicare gli esercizi spirituali di apertura. Ma è anche la posizione più vicina al ritratto dell'Anticristo tratteggiato da Vladimir Solov’ev.
Torna Radcliffe, la Sinodalità è sempre più arcobaleno
A predicare gli esercizi spirituali ai padri sinodali il prossimo ottobre è stato chiamato padre Timothy Radcliffe, noto per le sue posizioni omosessualiste. È l'ennesimo tassello che spinge il Sinodo sulla Sinodalità verso la deriva LGBT.


